Festival con esordio filosofico (nel senso di tutto tale e quale)

11 Febbraio 2015 ore 09:05

Un Festival di Sanremo che al suo esordio si può bene definire filosofico. E come si sa per recitare un vecchio aforisma la filosofia “è quella cosa con la quale o senza la quale, il mondo rimane tale e quale”. Spettacolo insomma dello stravisto e strasentito con voci cloni di altre, con spartiti rimasticati e rivoltati come cappotti fino a rendere ormai più che visibile il liso della trama, con volti, atteggiamenti, espressioni che somigliano ad altri. Malika Ayane canta la sua e a suo modo, ma poi arriva Lara Fabian che la imita quasi alla perfezione, così per Nesli ispirato a Vasco Rossi in modo imbarazzante e con sforzo inutile, visto che l’originale è vivo e vegeto.

Non ne parliamo del siparietto di Alessandro Siani, mediocre interprete cinematografico e ancor meno convincente nei panni di intrattenitore comico festivaliero: sempre in bilico tra un inarrivabile Troisi e un improbabile Grillo. Che poi un comico al festival è un ossimoro, perché un comico a Sanremo ci sta come i classici cavoli a merenda e spezza il ritmo dell’atmosfera musicale, con uscite spesso né azzeccate, né apprezzate da un pubblico orientato a seguire tutt’altro: Crozza docet.

Il Siani cerca disperatamente l’applauso che non arriva e comincia a “farla fuori dal vaso” prendendosela con due persone anziane e con la forma non proprio atletica di un ragazzino seduto in prima fila: gelo totale specie da parte dell’impeccabile  Conti-Baudo, per essere in linea con i cloni sanremesi. E che dire “dulcis in fundo” dell’irruzione della “coppia” Power- Albano?  In un clima da “pax armata”, della serie “chess’ha da fa pe’ magnà”,  quel che resta dei due giovani innamorati e interpreti di un tempo viene offerto in pasto a beneficio di un pubblico che non esiste più o fa parte della platea degli ospizi. Risultato lei va in playback, lui si sgola tentando soluzioni tecniche canore da vecchio navigato per non far notare che a certi acuti non arriva più neppure usando le scale mobili, oltre quelle musicali. Normale, è naturale che ciò avvenga. Meno normale è credere o far credere che così non sia.

Capitolo abbigliamento delle “vallette”. Se la prossima moda deve essere “vestitevi come uova di Pasqua”, nulla da dire: noblesse oblige. Mai visti tanti orrori di crespo e rosso messi tutti insieme senza pudore, né risparmio: forse l’effetto del Carnevale? Ma no, perché Sanremo è Sanremo e fa le cose sul serio e la seriosità è d’obbligo.

Bravo Carlo Conti, serissimo, misurato, davvero dry nel suo comportamento: niente salamelecchi, baudescamente  pudico, fintamente spontaneo e invece scafandratissimo nel seguire un copione di ferro. E lo share sale al 50%.

Un successo? Che dire? Forse solo piacere di stare insieme solo per criticare… per dirla col mio amico Battiato che di questo mondo se ne intende un po’.

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