DAL 1998 IN ESILIO NEGLI STATI UNITI

Il nemico giurato di Erdogan e i giornalisti messi in carcere

Il nemico giurato di Erdogan e i giornalisti messi in carcere
19 Dicembre 2014 ore 08:04

Il presidente Recep Tayyp Erdogan lo definisce un “terrorista” che vuole rovesciare il governo. È la causa scatenante gli arresti di decine di giornalisti in Turchia, tra cui il direttore del principale quotidiano dell’opposizione, Zaman, Ekrem Dumanli, poi rilasciato. Venerdì 19 dicembre il tribunale di Istanbul ha emesso contro di lui un mandato di cattura internazionale. L’accusa è quella di aver pubblicato una serie di inchieste su corruzione e scandali nei quali figuravano politici e burocrati vicini a Erdogan. Si chiama Fethullah Gulen, 72 anni, scrittore, filosofo, potente predicatore musulmano, dal 1998 in esilio volontario negli Stati Uniti, in Pensylvania: qui ha una vera e propria fortezza dislocata su 28 acri di terra montuosa a oltre 1800 metri di altezza, e i bene informati dicono che viva protetto da un centinaio di guardie turche con tanto di elicottero. Erdogan accusa la sua confraternita di attività sovversive. Hizmet (che significa “servizio”), questo il nome della confraternita, è un movimento islamico moderato che si oppone a Erdogan. Una frattura, quella con l’attuale presidente che getta le sua fondamenta prima del voto del 2011, quando Erdogan si apprestava a diventare per la terza volta premier.

In un primo momento Erdogan e Gulen erano alleati, portando avanti le medesime istanze islamiche che secondo loro avrebbero dovuto avere maggiore attenzione nell’agenda politica. I due ex alleati poi sono diventati acerrimi nemici dal momento che entrambi si contendono l’elettorato religioso. Inoltre, i simpatizzanti di Gulen, organizzati in una vera e propria rete mondiale, sono piazzati a tutti i livelli della vita politica e sociale e sono in grado di pesare in modo decisivo sulle scelte del governo turco. Un potere troppo grande per essere apprezzato da Erdogan, e dalla sua sfrenata ambizione.

 

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 L’attuale presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, e Fethullah Gulen

 

Gli analisti politici credono che un buon numero di arresti per corruzione nel 2013, che hanno colpito molti alleati di Erdogan siano il chiaro segnale del crescente scontro tra i due. Erdogan in quell’occasione accusò Gulen di complotto ai suoi danni: tre ministri del governo si erano dimessi perché i loro figli erano stati arrestati per corruzione in campo edilizio. Uno scandalo che fece arrabbiare il Paese e il quotidiano Zaman contribuì a inasprire gli animi moltiplicando le rivelazioni. È da questo momento che Erdogan accusa i seguaci di Gulen di essere sovversivi, di essere addirittura uno “Stato parallelo” che vuol far cadere il governo. Seguirono una serie di licenziamenti tra le fila di polizia e magistratura. Fino ad arrivare al colpo finale sferrato dal presidente: domenica 14 dicembre vengono arrestati 23 giornalisti che criticano il potere.

Un avvenimento che va a nutrire il già alto numero di giornalisti dietro le sbarre per aver manifestato la loro opinione, che ora sale a 63. E sono in arrivo altri ordini di custodia, dal momento che sono stati spiccati 31 mandati di cattura. Quest’anno, inoltre, due cronisti sono stati uccisi. La Turchia, che da tempo vuole entrare in Europa, si classifica al 154esimo posto al mondo per la libertà di stampa. Davanti a lei la Cina, l’Iran e la Siria. L’Unione Europea ha definito l’arresto dei giornalisti un atto antidemocratico, che allontana le probabilità di ingresso in Europa della Turchia. A Erdogan la critica sembra importare ben poco e risponde all’Europa di farsi gli affari suoi.

Ma chi è davvero Fethullah Gulen? Alcuni affermano sia l’imam più potente del mondo. È un magnate e un intellettuale. In Turchia controlla scuole, televisioni, giornali, banche. Col sostegno di milioni di fedeli. Si dice abbia un asset finanziario di 25 miliardi di dollari. La rivista Foreign Policy nel 2008 lo ha nominato uomo più influente dell’anno. Dalle sue montagne in Pensylvania esorta i suoi seguaci a costruire scuole, invece di moschee, e incoraggia il dialogo con le altre confessioni religiose. Amico personale del patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I e collaboratore dei rappresentanti del rabbinato di Israele, nel 1998 quando incontrò Giovanni Paolo II, discusse di pace tra i popoli.

 

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Fethullah Gulen in compagnia del Papa Giovanni Paolo II

 

Nonostante questo non sono in pochi a considerarlo il più pericoloso degli imam viventi. Forse per il fatto che controlla oltre tre mila scuole tra Turchia, Europa, Asia Centrale, Medio Oriente e Stati Uniti. Possiede un vero e proprio impero mediatico: il quotidiano Zaman, il più diffuso nel paese con una tiratura di un milione di copie e stampato all’estero in 13 edizioni diverse, soprattutto in Francia. Sono sue la rivista Aksyion e l’agenzia di stampa Cihan. Si tratta di un sistema dell’informazione integrato in cui non mancano neppure le tv.

Il Gulen-pensiero è contenuto nei suoi numerosi scritti. I suoi libri sono oltre 60 e descrivono l’attenzione principale di Gulen nei confronti del fattore “uomo” che ritiene il centro del mondo. Secondo Gulen, il compito più importante della civiltà odierna è di educare gli esseri umani. L’uomo virtuoso sarà virtuoso in tutte le sue identità come parte dello Stato, della città e anche dell’economia. Dalle riflessioni di Gulen è nato un progetto di comportamento sociale assai ambizioso: offrire al lettore il Corano e le Hadith (i detti e fatti di profeta Muhammad), le opinioni dei pensatori musulmani di tutti i tempi per dimostrare che la tolleranza, l’amore e la compassione sono valori islamici che ogni musulmano deve rispettare nel mondo contemporaneo.

 

Fethullah Gulen

 

L’avventura politico-filosofica di Gulen comincia negli anni ’60, quando a Smirne fonda una comunità con le persone affascinate dal suo carisma. Il movimento comincia la sua ascesa, grazie anche al colpo di Stato militare del 1980, che mette al potere una giunta militare ansiosa di riconciliare definitivamente la sua visione dell’islam (sunnita) con l’identità turca. Le prediche di Gulen si caratterizzano sin da subito per essere violentemente anti-comuniste.

Negli anni critica il laicismo in campo politico, che a suo avviso porta a una visione troppo materialistica della vita, e sostiene che l’islam è perfettamente compatibile con la democrazia. Ha una visione moderna, per alcuni troppo, della donna, anche se il femminismo occidentale cela un odio verso gli uomini ed è un movimento reazionario. Gulen è stato il primo imam ad aver condannato gli attacchi dell’11 settembre in nome dell’islam: «Un musulmano non può essere un terrorista, né un terrorista può essere un vero musulmano» scrisse sul New York Times all’indomani della strage.

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