Danzando sul mondo

Folgorato a soli 6 anni da Billy Elliot Marco nella Semperoper di Dresda

Folgorato a soli 6 anni da Billy Elliot Marco nella Semperoper di Dresda
Personaggi 07 Maggio 2018 ore 12:35

Folgorato, quando ancora era bambino dalla pellicola «Billy Elliot», ha chiesto ai genitori di voler imparare danza classica. Da allora sono passati 15 anni e, grazie alla passione, abbinata a una grande forza di volontà, Marco Giombelli di Vaprio d’Adda è diventato non solo un ballerino professionista, ma un vero e proprio astro nascente del panorama mondiale, padroneggiando anche lo stile neoclassico e contemporaneo.

Ventun anni. Nato il 3 febbraio del ‘97, cresciuto all’Accademia della Scala e diplomato alla prestigiosa «John Cranko Schule» di Stoccarda, quest’estate il 21enne vapriese ha lasciato l’«Hungarian National ballet» di Budapest per la prestigiosa compagnia del «SemperOper» di Dresda. «Il massimo della professionalità e una sorgente di cultura – ha ammesso lui stesso – Con un repertorio tra i più affascinanti e con un livello di professionalità fra i più elevati al mondo». Giombelli è entusiasta per la sua coraggiosa scelta: lasciare Budapest, dopo un solo anno, per Dresda; ma è solo l’ultima di una serie, iniziate fin dai 6 anni, quando ha chiesto ai suoi di iniziarlo alla danza. «Mi sono cimentato in diversi sport, che però non mi hanno mai soddisfatto pienamente – ha ricordato – Avevo una passione per la musica classica e il film “Billy Elliot” ha fatto sì che chiedessi di iscrivermi. L’iniziale perplessità, fortunatamente, non ha impedito loro di cercare una scuola (ha mosso i suoi primi passi nella “Progetto Danza” di Cavenago, ndr). E così quest’arte è diventata parte di me. Oltre a questo aspetto, penso che ci sia stato un meccanismo naturale. Essendo caratterialmente riservato ho difficoltà a esprimere i sentimenti; quando ballo, invece, mi sento me stesso. Sento il cuore battere all’unisono con l’anima e comunico la profondità del mio essere. Quest’arte per me significa sensibilità, amare la vita e affrontare tutte le prove che essa ci mette davanti».

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Il vapriese, dopo le elementari, ha superato una difficilissima selezione, e, a soli 10 anni, è entrato nel dipartimento di Danza dell’Accademia di teatro alla Scala.  «L’impatto è stato travolgente, volevo assolutamente farne parte, anche se ero consapevole che non sarebbe stato facile – ha ricordato – Le selezioni sono state durissime. Mia madre, quando mi ha accompagnato all’audizione ha detto prima di entrare: “Sorridi, stai tranquillo e divertiti; sarà una bella esperienza”. Alla fine sono stato selezionato e da quel momento ho compreso che sarei diventato un professionista».

La spola a Milano. Tutti i giorni i genitori, Luigi Giombelli e Giovanna Margutti (hanno un negozio di abbigliamento in via Perego) lo hanno accompagnato a Milano fino a quando ha deciso di lasciare l’Italia per completare gli studi in Germania, in una scuola ancora più rinomata, la «John Cranko» di Stoccarda, frequentata solo da talenti mondiali. «L’Accademia della Scala si divide in 8 anni intensi e impegnativi; infatti, oltre alla danza, si studia al mattino, quando si è alle medie e poi, di sera, quando si è al liceo – ha ricordato – Ogni fine sessione bisogna superare un esame per passare alla successiva. Siamo partiti in tanti e arrivati in pochi. Così, dopo 6 anni di formazione scaligera, avevo  tanta voglia di crescere e mettermi in gioco. I genitori e i maestri non l’hanno presa bene, ma nessuno mi ha ostacolato. Sedicenne ho lasciato gli affetti per inseguire il mio sogno, e avendo dovuto lottare fin da piccolo, anche questa esperienza è stata una delle tante che ho dovuto affrontare, ma è servita per forgiare il carattere».

Non si ferma. Il suo percorso professionale è stato un continuo crescendo, anche se ha ammesso di avere ancora sogni nel cassetto. «È questa la forza che mi sprona a non mollare – ha confidato – Ai ragazzi che vorrebbero intraprendere questa strada dico loro che non è facile,  perché nulla è regalato. Ma non devono avere paura. Non devono permettere a nessuno di farsi dire che non sono all’altezza e nemmeno condizionare dalla società. La danza, come la vita, inevitabilmente, comporterà rinunce, sacrifici e difficoltà. Deluderà, a volte, quando non si riuscirà a eseguire al meglio un passo, o a ottenere una parte che in cuor tuo sentivi di meritare. Sono pure necessarie doti fisiche e alcuni sono più fortunati di altri. Ma chi si impegna, chi ha forza di volontà, passione e perseveranza, arriva molto più in là di chi è soltanto dotato. La danza è un’arte meravigliosa, ti insegna la disciplina, la perseveranza, a conoscere il proprio corpo e se stessi, accettando ogni aspetto che ci caratterizza. Si cerca ogni giorno di migliorare, non per gli altri, ma per se stessi. Perché poi, quando sali sul palco, dolori e sacrifici svaniscono».

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