I PAPERONI 2014

Perché non c’è nessun italiano tra i nuovi miliardari di Forbes

Perché non c’è nessun italiano tra i nuovi miliardari di Forbes
06 Novembre 2014 ore 17:39

B come miliardo.

La rivista Forbes ha stilato la classifica dei miliardari classe 2014. Significa: quelli che sono diventati miliardari (billionaires) per la prima volta nel corso di questo anno. E’ interessante.

Parte da Jan Koum, 38 anni, 6.8 miliardi di dollari di utile netto. Nato a Kiev, trasferitosi negli States durante l’adolescenza, ha inventato WhatsApp.

Nello stesso ramo, al quinto posto, Evan Williams, 41 anni, 3.5 mld di dollari. Vuol dire Twitter, e un’altra piattaforma di cui si sta occupando attualmente: Medium.

Ottavo posto per Brian Acton, che dopo un’esperienza in Yahoo e Apple, ha fondato WhatsApp con Jan Koum. Ha 42 anni: 3 miliardi, sempre di dollari.

Zhou Hongyi, 43 anni, 2.1 mld, occupa l’undicesimo posto. Ha lavorato a lungo con Marissa Meyer, la mitica Amministratrice di Yahoo, poi si è messo in proprio. Ha fondato un’azienda che si occupa di sicurezza in Internet, Qihoo.

Taizo Son – età non pervenuta – $ 2.1 mld lo segue a ruota. Taizo So ha fondato GungHo Online Entertainment. L’ammiraglia di GungHo, Puzzle & Dragons detiene il record mondiale delle app per iOS and Android.

Al 21 posto si trova Drew Houston, 30 anni. Inventore di Dropbox, attualmente la più grande tech company privata, valutata 10 mld di dollari. Il patrimonio privato di Drew è $ 1.2 mld.

Sheryl Sandberg, 44 anni, 2 figli, un bestseller – Lean In: Women, Work, and the Will to Lead – in cui insegna alle donne come avere successo, azionista di Facebook (130 percento in più il loro valore nell’ultimo anno) dopo esserne stata un alto dirigente, è al 25 posto. $1.05 Billion.

Abbiamo scelto i milionari che non hanno avuto alcun bisogno di materie prime per diventare ricchi. Intelligenza e capacità di stabilire relazioni in un ambiente favorevole sono state le loro risorse, oltre a una scuola fatta apposta per generare performances di alto livello.

Altri campi in cui sono spuntati nuovi miliardari “senza sottosuolo”, come vengono talora chiamati, sono l’intrattenimento non su Internet, la moda, le scommesse, il wrestling, l’e-commerce e il make-up. Briciole vanno alle telecomunicazioni, alla finanza ad altre attività considerate tradizionali. Due hanno fatto i soldi con reti di scuole in tutto il mondo, o almeno hanno incrementato il loro patrimonio mediante azioni educational.

Della nostra Italia non v’è traccia. Eppure si dice che siamo molto creativi. Evidentemente manca qualcosa al Paese, non agli Italiani. Un clima competitivo, ha detto l’altro giorno in televisione una signora che ha fatto fortuna a Londra. Può essere. Grandi aziende in cui fare esperienza. Anche questo può essere. Forse il fatto che da noi la prospettiva di diventare miliardari non è così allettante come altrove. Chi lo sa. Ma temiamo sia vincente la scommessa che per parecchi anni ancora dovremo registrare la mancanza di nostri connazionali in classifiche di questo genere. Fino a quando, forse, non ci decideremo a capire che la più vasta area da esplorare per attingerne le idee che potrebbero farci ricchi è il tempo libero e la possibilità, in esso, di starsene da soli con un qualsiasi coso elettronico che ci faccia muovere i polpastrelli per sentirci in compagnia con altri.

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