In Valle Imagna

Francesco, l’addio alla fabbrica e il podere del nonno: «Allevo pecore e mucche. Sono felice»

La sua azienda si chiama Recudino. Ha acquistato le vacche "grigio alpine" e le pecore da latte "Massesi", entrambe a rischio di estinzione, e produce formaggelle e stracchini

Francesco, l’addio alla fabbrica e il podere del nonno: «Allevo pecore e mucche. Sono felice»
Val Brembana e Imagna, 14 Novembre 2020 ore 11:27

di Angela Clerici

«Ho fatto sei anni in fabbrica e ho pensato che non era quella la vita che volevo. La mia famiglia aveva un podere, un prato impervio, qui da noi, tra Berbenno e Sant’Omobono, in alto, vicino alla strada che da Berbenno va verso Blello. Ho pensato che forse il futuro era il lavoro dei nostri nonni, ne ho parlato a mio padre e mia madre e loro si sono detti d’accordo: sono partito ritirando le due vacche del nonno». Francesco Carminati parla qui, sul pendio fuori dalla stalla, al Recüdì, a mezza costa tra la contrada Cataiòch e la vetta del monte Pòren. Siamo nella parte alta della Valle Imagna, dove nonni e bisnonni già allevavano le mucche, tra pascoli e boschi di castagni.

In auto, da Berbenno si arriva in cinque minuti, a piedi ce ne vogliono venti. Spiega Francesco: «Questa vita mi piace, mi alzo la mattina presto, smetto di lavorare alle dieci di sera, ma non importa: qui mi sento libero. È un lavoro da artigiano, non uso il legno, ma il latte; preparo gli stracchini, le formaggelle, un formaggio stagionato. I ritmi non sono quelli della fabbrica, puoi anche fermarti a guardare il cielo. Lavori tanto, ogni giorno e non ci sono riposi. Ma se decidi di fermarti mezz’ora per leggere lo puoi fare. Mi sembra una dimensione umana. Anche per via del rapporto con gli animali».

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Francesco ha deciso di compiere una scelta particolare: ha comperato delle vacche a rischio estinzione, le “Grigio alpine”. Somigliano alle Brune, ma non sono mai state incrociate e sono più piccole: sono le vacche dei nostri vecchi contadini, stavano in stalle anguste e si accontentavano di poco. Francesco ha scelto di allevare le pecore da latte, le Massesi, che pure sono a rischio di scomparsa. «La Grigio Alpina – spiega Francesco – è una vacca adatta ai luoghi piccoli, è agile, non chiede grandi quantità di foraggio, del resto produce soltanto venti-venticinque litri di latte al giorno. Queste zone sono adatte ad animali di taglia non grande, per questo ho pensato anche alle pecore che sono adatte anche ai pendii. Qui possono muoversi libere; con il loro latte ho prodotto del buon formaggio. Adesso sono in asciutta perché gli agnelli nasceranno a fine novembre e ai primi di dicembre».

Il coronavirus ha dato un colpo anche ai piccoli allevamenti. Francesco ne ha risentito, suo padre e sua madre hanno deciso di aiutarlo. Racconta il giovane allevatore: «Ogni settimana scendono in città come facevano i contadini di una volta, a consegnare i prodotti a domicilio; abbiamo un giro di clienti e grazie alla consegna evitiamo che salgano fin quassù».

Francesco ha ristrutturato la stalla che oggi ospita venti capi, ha realizzato il piccolo caseificio. Le sue pecore brucano ancora l’erba di questo novembre così mite: sono pecore strane, dal pelo nero e con le corna. Spiega Antonio, papà di Francesco: «Nell’Ottocento nelle Prealpi Orobiche si producevano stracchini e formaggini di pecora che venivano chiamati i “Bernardo”, poi la montagna si è spopolata e questa attività si è persa, come si è pressoché estinta la linea da latte della pecora di razza Bergamasca». Papà Antonio e mamma Mirella scendono in città al mercoledì. (…)

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