Il 4 dicembre 1994, 20 anni fa

Il giorno in cui si inabissò la più bella nave da crociera

Il giorno in cui si inabissò la più bella nave da crociera
04 Dicembre 2014 ore 12:33

Nella mitologia della patria nostra perduta “Achille Lauro” rimanda a quattro file distinti ma fra loro intimamente connessi.

Achille Lauro.doc[1] è il nome dell’armatore napoletano passato alle cronache per aver cercato di vincere le elezioni con la storia delle scarpe spaiate. Ne dava una a chi prometteva di votare per lui. La seconda a votazione avvenuta e dimostrata. E così, per qualche anno, fu il re di Napoli.

Achille Lauro.doc[2] rimanda a un brivido di terrore che trascorse i palazzi della Rai quando, in un momento di euforia fuori copione nel corso di “Il Musichiere” (trasmissione nazional-popolare del sabato sera, condotta da Mario Riva e con la canzone “Domenica è sempre domenica” come sigla finale) Antonio De Curtis in arte Totò si lasciò sfuggire un “Viva Lauro” per cui si rischiò un incidente diplomatico fra il governo italiano, il regno di Napoli e l’azienda radiotelevisiva di Stato. Cose grosse.

Achille Lauro.nav[3] si riferisce a un tentato dirottamento della nave “Achille Lauro” (in onore del personaggio di cui sopra) da parte di un gruppo di Palestinesi appartenenti al Fronte di Liberazione della Palestina (FLP) nel 1985. Il fattaccio si concluse dopo pochi giorni con grande soddisfazione di tutti (i palestinesi eretici che si erano impadroniti della nave, quelli ortodossi di Yassir Arafat che si erano offerti di trattare, l’Egitto, i governi italiano e  americano) prima che qualcuno facesse notare che c’era stato un morto: l’ebreo americano Leo Klinghoffer, ucciso e poi gettato in mare con la sua carrozzella da invalido dai terroristi del FLP. Da questo episodio nacque un contenzioso (in realtà una rissa furibonda) tra l’Italia e gli Stati Uniti perché l’evento delittuoso si era verificato in territorio italiano (tutte le navi sono territorio della nazione di cui battono bandiera) mentre gli americani pretendevano – in deroga a qualsiasi norma di diritto internazionale – di averne la giurisdizione perché il defunto era un loro cittadino. L’Italia fece la voce grossa – come era giusto – e questo fatto inusitato portò alla celeberrima crisi di Sigonella (in Sicilia) che forse non si è ancora conclusa. Dorme, ma è lì.

Achille Lauro.nav[4] tratta – era l’ora – l’argomento che ha a che fare con la data di questi giorni, 2-3-4 dicembre. Il 2 dicembre del 1994, infatti, a bordo dell’ “Achille Lauro” si sviluppò un incendio che la fece colare a picco due giorni dopo al largo delle coste del Kenya. Si salvarono tutti (più di mille fra passeggeri e membri dell’equipaggio) meno due: un anziano che ebbe un infarto e un signore olandese che, già imbarcato su una scialuppa, fu colpito da una trave caduta da non si sa dove. Un altro degli ospiti fu dato per disperso perché nonostante tutte le ricerche condotte dai membri dell’equipaggio non fu trovato né in cabina né altrove. La quarta vittima fu una signora che morì di blocco intestinale o renale mentre era già in vista della costa. Perdita non ascrivibile all’incidente.

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Quella che era stata definita la più bella nave da crociera del mondo non aveva avuto una vita facile: una collisione al largo della Turchia con una nave da carico che si inabissò e altri 3 incendi a bordo prima di quello definitivo. È la sindrome tipica delle navi ristrutturate, e l’Achille Lauro lo era. Costruita in Olanda, prima di essere la splendida nave azzurra che tutti ricordano era stato un transatlantico.

Per giorni la televisione mandò le immagini riprese dagli aerei della nave che mandava una colonna di fumo tale da farla credere un’isoletta vulcanica. Poi, in pochi minuti, dopo che il potentissimo rimorchiatore inviato in soccorso decise di tranciare il cavo con cui la trainava da poppa, si rovesciò e finì a 5.000 metri sul fondale a 7 gradi e 14,1 primi di latitudine Nord e 51 gradi 19,8 primi di longitudine Est.

Come sempre in casi simili seguirono anni di processi che portarono dapprima all’assoluzione del capitano e di due suoi ufficiali, poi – quindici anni dopo – alla loro condanna a pochi anni, senza che la pena diventasse esecutiva. E senza che nessuno tenesse conto del fatto che un salvataggio senza panico, come quello che fu effettuato in mezzo all’oceano, poteva essere considerato una prova maiuscola di professionalità da parte di tutto l’equipaggio.

A generare questo seguito sgradevole furono soprattutto alcune voci intese a sostenere che quello dell’ “Achille Lauro” non fosse un evento casuale: qualcuno lo avrebbe creato ad arte per poter intascare l’assicurazione di 17 milioni di dollari (28 miliardi di lire. Di allora) stipulata dalla società armatrice.

Si parlò di un mandante che non fu mai trovato, mentre restano delle riprese amatoriali effettuate da membri dell’equipaggio da bordo di scialuppe o delle navi che li recuperarono, da cui risulta una fiammata a prora che difficilmente potrebbe essere connessa con l’incendio che si sviluppò per primo nella sala macchine, posta al centro dello scafo. In tutto i focolai furono tre, di cui per lo meno due sospetti.

Finiva così, con la consueta scia di polemiche, non solo una gloriosa regina dei mari, ma anche un periodo della storia d’Italia – quello d’ “O Commandante”, come veniva chiamato Achille Lauro [1] – che è ormai più lontano da noi di quanto sia il fondo su cui riposa la bella addormentata dalla superficie delle onde ne ne videro la fine.

 

una pagina di facebook dedicata al naufragio:  Achille Lauro I love You

ripresa amatoriale della fine dell’ “Achille Lauro”: Cruise Ship fire and Sinking

la pagina di sorrentoedintorni.it col video che ripercorre la storia de “La più bella nave del XX secolo

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