La prima alla Scala di Milano

Giovanna d’Arco, la santa guerriera che ha combinato un bel pasticcio

Giovanna d’Arco, la santa guerriera che ha combinato un bel pasticcio
08 Dicembre 2015 ore 04:00

Probabile che se il nuovo direttore della Scala Alexander Pereira avesse potuto cambiare la programmazione, avrebbe evitato l’incontro con la Giovanna d’Arco di Verdi che apre la stagione. In un momento di grandi tensioni come quello che il mondo sta vivendo, proporre un personaggio come quello della santa con la spada, non è scelta che lasci tranquilli. Ogni stagione storica ha “interpretato” Giovanna come la santa della libertà e della ribellione alle occupazioni straniere, e così era stato anche per Verdi. Ma oggi il problema è opposto: evitare che la “santa guerriera” venga letta come schieramento di un mondo conto un altro. I registi dell’edizione scaligera hanno fatto di tutto per svuotare di valenze ideologiche il personaggio, a rischio di ridurla a una visionaria un po’ psicopatica come hanno detto i ragazzi che hanno potuto assistere alla tradizionale anteprima per i giovani, venerdì scorso.

 

 

Ma chi era Giovanna? E a cosa deve l’immensa popolarità? Quella popolarità che l’ha fatta essere protagonista non solo di diecine di opere letterarie e teatrali ma anche di film girati da alcuni tra i più grandi registi della storia (Rossellini e Dreyer per fare il nome di due giganti), e anche di canzoni (la più bella è quella firmata da Leonard Cohen, portata in Italia da Fabrizio de André). Giovanna è la ragazzina nata in Lorena nel 1412 e che a 16 anni aveva convinto l’erede al trono di Francia Carlo VII di Valois a prendere le armi per  liberare la Francia dal re Enrico V della dinastia dei Lancaster, che aveva unificato trono di Francia e trono di Inghilterra. Non è quindi un’eroina che si intromette in una guerra di religione, perché i due contendenti erano cattolici, come era cattolico il terzo incomodo, il potentissimo duca di Borgogna, che avrebbe fatto prigioniera Giovanna per poi venderla agli inglesi e quindi destinarla inevitabilmente al rogo: l’imputazione “inventata” dagli inglesi fu quella di “stregoneria”.

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Quindi Giovanna è innanzitutto un santa nazionale, tanto da essere stata scelta come patrona di Francia e canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV, anche come segno di benevolenza verso la Francia. È come eroina di una Francia fedele a Gesù che Charles Péguy ne fece la protagonista di un bellissimo poema («il capolavoro più commovente e più puro della lingua francese», lo ha definito il critico René Brasillach).

Anche se oggi c’è chi da punto di vista storico tende a voler rifare i conti con Giovanna. Anche da un punto di vista un po’ inaspettato come quello di Franco Cardini, grande medievista e autore di una delle migliori biografie della “santa guerriera”. Cardini sostiene che l’intervento di Giovanna aveva rotto un equilibrio politico che avrebbe potuto garantire uno sviluppo diverso della storia europea, con «due regni legati in unione personale sotto lo scettro di un unico sovrano». E questo sovrano avrebbe dovuto essere il cattolicissimo Enrico V, il nemico di Giovanna, a cui Shakespeare aveva dedicato uno dei suoi drammi storici più belli. Un dramma che si chiudeva con il re che comandava di cantare il Te Deum e il Non nobis per rendere omaggio a tutti i morti della storica battaglia di Azincourt. Insomma, secondo Cardini, Giovanna è certamente santa ma aveva combinato un bel pasticcio dal punto di vista della storia e di ciò che ne sarebbe seguito.

 

 

Per tirarci fuori dalla diatriba meglio quindi tronare a Péguy e alla sua Giovanna che non cambia la storia, ma che cambia i cuori. Scrive Péguy chiudendo il suo poema: «Forse ci vorrebbe altro, mio Dio, tu sai tutto. Sai quello che ci manca. Ci vorrebbe forse qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che non fosse ancora mai stato fatto. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora del nuovo dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tante sante e tanti santi, dopo tutti i tuoi martiri, dopo la passione e morte di tuo figlio. Insomma quello che ci vorrebbe, mio Dio, ci vorrebbe che tu mandassi una santa… che riuscisse».

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