Dalla politica al food

Gli slogan più riusciti della storia

Gli slogan più riusciti della storia
15 Aprile 2015 ore 13:37

Saper vendere al giorno d’oggi è diventato un esercizio difficilissimo. Il cambiamento sociale, economico e culturale che ha scombussolato il mondo attuale comprende anche il nostro stile di vita, che ha subito una netta svolta rispetto al passato. Ecco allora che un ruolo fondamentale, se si ci si pone dalla parte del venditore, viene ricoperto da tutti coloro che in maniera affrettata vengono ascritti alla categoria di pubblicitari. Questi ultimi hanno il compito, con una frase geniale, lo slogan, di centrare il punto, colpire la gente per condurla dritta dritta verso il prodotto che si sta tentando di commercializzare. Qualche giorno fa il sito di moda Highsnobiety ha pubblicato un articolo in cui venivano raccontate le storie alla radice di alcuni tra i più conosciuti slogan pubblicitari. L’essenza di una breve frase sta proprio nel suo scopo più genuino: conquistare l’ipotetico acquirente; dopotutto il trucco è semplice: basta fargli credere che ogni cosa, proprio come recitava il jingle celebre dell’amaro Ramazzotti, «è il piacere che vuoi tu».

 

Quando lo slogan è sportivo

Nel 1988 la Nike lancia per la prima volta lo slogan «Just do it» a corredo di uno spot pubblicitario che mostrava un corridore anziano a petto nudo sul Golde Gate di San Francisco. L’idea dello slogan, che non venne tradotto in nessuno dei Paesi dove vengono venduti i prodotti, la si deve ad un pubblicitario dell’azienda americana che si ricordò delle ultime parole di un condannato a morte che conosceva («Let’s do it»). Non pensava all’epoca che dietro a quelle poche parole si stava nascondendo uno dei successi commerciali più longevi di sempre.

Geniale fu invece la trovata della Pirelli Gomme, nel 1998, quando sfruttò i rapporti con l’Inter commercializzando il proprio prodotto tramite Ronaldo, all’epoca il giocatore più forte del pianeta. Il Fenomeno brasiliano fu così immortalato di spalle mentre sovrastava il panorama di Rio de Janeiro con le braccia aperte, come il Cristo che protegge la città brasiliana. Il piede sinistro alzato ha le finiture di un pneumatico Pirelli e, al di sotto dell’immagine, compare la geniale frase: «La potenza è nulla senza controllo».

Anche l’Adidas utilizzò in uno spot uno sportivo noto: il fortissimo rugbista neozelandese Jonah Lomu fu infatti il protagonista del lancio di uno slogan che è tutt’ora legato al brand sportivo («Impossible is nothing»). Non a caso venne scelto Lomu che, dopo un trapianto di reni che a 24 anni lo aveva costretto al ritiro dall’attività agonistica, stava ricominciando a giocare a rugby.

 

Quando lo slogan è Made in Italy

Due prodotti su tutti per identificare l’Italia nel resto del mondo sono la pasta, rigorosamente Barilla, e la crema al gianduia che non manca mai in casa, la Nutella. E gli slogan che accompagnano questi due campioni del Made in Italy vengono molto spesso nominati immediatamente a seguito del nome; perché se la pasta italiana identifica come punto di riferimento il focolare domestico («Dove c’è Barilla c’è casa»), la Ferrero pone il suo gioiello come punto di riferimento per tutto il pianeta, sottoponendo una domanda che è di difficile risposta («Che mondo sarebbe senza Nutella?»). Degno di menzione anche lo slogan usato per celebrare l’amaro ultracentenario, prodotto vicino a Matera, considerato come un vero sfizio per godersi appieno le giornate, tanto da arrivare ad affermare che ciò che vuoi più dalla vita è «un Lucano».

 

Quando lo slogan è un colosso del food commodity

È stato invece il cantante Justin Timberlake nel 2003 a fornire ai pubblicitari di McDonald’s la frase di lancio della pubblicità della loro catena, quell’«I’m lovin’it» tanto breve quando profondamente orecchiabile. Senza considerare che a volte anche dietro alla semplicità ci possono essere le chiavi di un successo duraturo, un po’ come dimostra la filosofia di Coca-Cola: schietta, diretta e semplice. La pubblicità dopotutto è un’arte, anni interi di lavoro testimoniati da poche parole, a volte anche solo tre, ma se sono «Always Coca-Cola» allora hai ottenuto quello che volevi.

 

Quando lo slogan è politica

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Siamo nel 1917 e un indimenticabile slogan sta per entrare di diritto nella storia come uno più riusciti di sempre. Il disegnatore James Flagg Montgomery ritrae lo Zio Sam, personaggio che impersonificava l’America, con l’indice puntato verso l’osservatore, sotto la figura la scritta «I want you for U.S. Army». Il cappello bianco con le stelle su fondo blu, la barba incolta e quello sguardo così serioso e provocatorio fanno il giro del globo. Da quel momento chiunque faccia una campagna di reclutamento di qualsiasi cosa deve fare per forza i conti con lo Zio Sam.

Nasce così la stagione degli slogan celebri per coinvolgere la gente anche in ambito politico: si va dall’«I have a dream» di Martin Luther King, da quel momento identificativo per la battaglia dei diritti dei neri, fino al «Yes We Can» utilizzato da Obama durante un discorso per le primarie del New Hampshire, senza dimenticare il mitico «Ich Bin Ein Berliner» kennedyano.

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