Una grande Dea ci ha dimostrato che il Borussia non è imbattibile

16 Febbraio 2018 ore 08:25

Questa sera, a Dortmund, l’abbiamo capito: il 22 febbraio, a Reggio Emilia, l’Atalanta potrà eliminare il Borussia. L’abbiamo capito non solo perché il 3-2 siglato in extremis dai tedeschi alimenta la grande speranza della qualificazione nerazzurra. L’abbiamo capito perché, soltanto una grande squadra poteva giocare come ha giocato la Dea sul terreno della terza in classifica nella Bundesliga che, fra campionato e coppe, ha inanellato la ventottesima partita utile consecutiva e ha mostrato cosa significhi annoverare nelle proprie fila giocatori classe mondiale come Schurrle, Reus, Goetze (che il mondiale brasiliano decise nella finale di Rio) e il gigantesco Batshuayi, al quinto gol nelle sue prime tre partite in giallonero. Senza dimenticare Pulisic, Piszczek, Weigl e Papastathoupolos, il migliore in campo.

Il rigore negato. Per il numero di occasioni create e per il volume di gioco espresso, il punteggio finale non rende giustizia ai bergamaschi ai quali, il polacco Stefanski ha negato un evidente rigore per il fallaccio di Tobrak su Ilicic. Purtroppo, in Europa League non c’è la videoassistenza arbitrale, ma ci sono gli inutili giudici di porta. Tuttavia, indipendentemente dal torto subito, rimane, profonda, la convinzione che i giochi per entrare negli ottavi di finale siano aperti più che mai. La rafforzano: 1) la reazione della squadra al gol di Schurrle; 2) lo stato di grazia di Ilicic, autentico faro dell’Atalanta: al Westfalenstadion, lo sloveno ha giocato la migliore partita della carriera, coronata dai due gol segnati in cinque minuti (il primo, tecnicamente spettacolare per natura e qualità della giocata; il secondo da micidiale opportunista); 3) la determinazione e la concentrazione del Gruppo Gasp. Quando l’Atalanta ha ribaltato l’incontro, passando sul 2-1, ha letteralmente ammutolito il Muro Giallo, sospinto dagli incredibili, straordinari cinquemila tifosi bergamaschi che il Muro l’hanno costruito loro ed era Neroblù; 4) il punto debole del Borussia è il portiere Burki: ne ha già combinate di cotte di crede e, davanti a sé ha una difesa che, se aggredita in velocità, annaspa.

Lo spirito giusto. Alla fine, la differenza l’ha fatta Batshuayi, di cui risentiremo parlare anche al mondiale russo: del Belgio è una stella annunciata. Il 2-2 e, soprattutto il 3-2, sono scaturiti dalla classe purissima del ventiquattrenne attaccante giunto in prestito dal Chelsea, dopo la partenza di Aubameyang per la Premier. Ci sta, ci può stare quando l’ottava squadra nella classifica della serie A affronta la terza della Bundesliga in casa sua, eliminata dalla Champions League nel girone con Tottenham e Real Madrid, dodicesima nella Top 20 europeo dei fatturati annui con 332,6 milioni di euro, proprietaria di uno stadio di rara magnificenza. Eppure, la grandezza dell’Atalanta risiede nell’avere annullato sul campo il divario con gli avversari, facendo leva sul gioco moderno e aggressivo di Gasperini, recepito da un gruppo di giocatori che merita soltanto applausi per questa, seconda, consecutiva stagione in copertina. Conforta e molto, lo spirito giusto con il quale la Dea si è orgogliosamente, coraggiosamente, tenacemente battuta a Dortmund. Considerato che Gomez non è ancora al cento per cento, ma la sua presenza s’è comunque fatta sentire; che gli errori difensivi possono essere corretti; che al Mapei la spinta dei tifosi sarà quintuplicata sia dal punto di vista numerico sia sotto l’aspetto psicologico.

Le lacrime di Percassi. In una serata che già appartiene alla storia della società, (ma il 22 febbraio ce ne sarà un’altra, sicuramente indimenticabile), hanno impressionato la passione dei tifosi e le lacrime del presidente prima del fischio d’inizio. Il tributo che gli atalantini gli hanno tributato, lo ha profondamente commosso; la prova della squadra l’ha inorgoglito. Con largo anticipo rispetto a stasera, BergamoPost aveva avvertito: comunque vada in questi sedicesimi di finale, sarà un successo. E così sarà. Questa società, questo allenatore, questi giocatori, questo pubblico, meritano che il sogno continui. Bisogna crederci. Noi ci crediamo.

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