Guia Jelo, l’ultima vera diva

08 Marzo 2017 ore 10:00

Chi è Guia Jelo? Basti pensare a Turi Ferro che l’ha lanciata, a Giorgio Strehler che l’ha voluta con sé al Piccolo di Milano, a Pasquale Squitieri che l’ha diretta nel film Corleone e allo stesso Marco Ferreri che in Chiedo Asilo l’ha scelta a fianco di Roberto Benigni. Poi teatro, tanto teatro, alternato al cinema. E le fiction televisive: da La Piovra a Il commissario Montalbano, per approdare al Bello delle Donne nel ruolo di zia Rosy. Guia Jelo: un’attrice completa, capace di farti ridere a crepapelle, ma anche di emozionarti fino a farti battere forte il cuore. Un’intensità espressiva unica, la speciale mobilità mimica, il fuoco che mette in ogni sua interpretazione ne fanno uno strepitoso animale da palcoscenico, una prima donna della spettacolo come poche ormai se ne vedono. Guia Jelo è forse l’ultima vera diva, epigone di un passato in cui lo spettacolo era qualcosa di molto diverso rispetto ad oggi e poteva davvero essere considerato arte.

Ci faccia lei un ritratto di Guia Jelo…
«Sono una persona buona e autentica, sempre pronta a perdonare. Ho subito molte delusioni nel corso della vita, ma probabilmente è solo colpa mia: suppongo di non essere stata all’altezza tutte le volte che avrei dovuto amare e forse non ho saputo».

Se si dovesse descrivere con un colore, quale userebbe?
«Con i colori degli angeli: ogni giorno ne indosso uno a seconda delle corrispondenze arcangeliche del giorno. È una cosa alla quale credo e tengo molto».

Cinema, teatro, televisione: a quali di queste forme di spettacolo è più affezionata?
«Tengo a tutte e tre, ma in maniera diversa. Ognuno di loro rappresenta un’opportunità. In ogni caso, ciò che adoro del cinema è il senso di sopravvivenza capace di travalicare gli umani limiti temporali. Con il teatro invece vivo una specie di coito emozionale tutte le volte che vado in scena».

 

https://youtu.be/RlfFIF6Obtc

 

Qual è il ruolo dei suoi sogni?
«La strafica. Perché non me l’hanno dato mai: pur di averlo mi accontento di aspettare anche la prossima reincarnazione. E non parlo di provocazioni al di là del limite, bensì alludo alla forza del fascino e della seduzione sottile. Direi che vorrei essere una sorta di Sherazade».

Si sente più interprete impegnata o attrice comica?
«Mi ritengo abbastanza duttile per essere entrambe le cose. Sono un’attrice capace di suscitare emozioni, e questo posso affermarlo senza falsa modestia».

Cosa significa per lei essere siciliani?
«Avverto la mia appartenenza isolana attraverso il boato del vulcano. Un brontolio struggente e melanconico che va d’accordo con la mia intrinseca natura».

La donna e l’attrice: in che modo concilia i due ruoli?
«Malissimo. È anzi la mia disperazione: beate quelle che ci riescono. Io vivo sempre i due ruoli in maniera conflittuale e così finisco per sentirmi costantemente in colpa».

Se potesse cambiare qualcosa nella sua vita da dove comincerebbe?
«Devo dire la verità? Io mio sento fortemente in credito rispetto alla vita: perciò sono convinta che a cambiare non dovrei essere io. Il mio motto è che ogni minuto passato senza amore è sprecato e io ne sono stata troppo privata».

Che importanza riveste per lei l’aspetto spirituale dell’esistenza?
«Fondamentale. Ho una visione totalizzante della spiritualità che riesco a vedere in ogni aspetto della natura. Mi arrabbio tutte le volte che vedo compiere il male per colpa di un malinteso senso religioso».

 

 

Di cosa è avida?
«Di tutto. Amo le bellezze naturali e l’arte: vorrei il Davide di Donatello o La Pietà di Michelangelo a casa mia se potessi… Viceversa non sono particolarmente golosa: la mia è una dieta vegetariana molto sorvegliata».

Che cosa non riesce a tollerare in assoluto?
«Non sopporto la violenza, l’arroganza e l’apatia. Perdono tutto, perfino pigrizia e indolenza, ma l’ignavia non la ammetto. Invece mi terrorizza la mancanza di sense of humour nelle persone che si prendono troppo sul serio, queste mi spaventano più dei rapinatori».

Se dovesse consigliare qualcuno che vuol intraprendere la sua professione, cosa gli raccomanderebbe?
«Non nutrire troppe attese per raggiungere la fama con il rischio di bruciarsi. Il percorso di formazione andrebbe considerato in maniera sportiva a prescindere dal risultato ma superando le sconfitte senza mai smarrire l’autostima. Le difficoltà vanno però messe in conto».

Un piacere a cui non rinuncerebbe mai…
«Il mare d’estate, la colazione del mattino ricca all’inverosimile fino a rappresentare il mio irrinunciabile pasto principale e i limoni di Sicilia che sono la mia droga e non rinuncio mai a portare con me ovunque vada!».

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