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Una volta si chiamavano mercenari

Chi sono i contractor italiani (Più di mille pronti per l’Iraq?)

Chi sono i contractor italiani (Più di mille pronti per l’Iraq?)
Personaggi 19 Agosto 2014 ore 12:50

Arruolamento di contractor (forze militari private) per combattere in Iraq contro i miliziani dello Stato Islamico. A riportare la notizia è il quotidiano La Stampa, secondo cui è in progetto l’arruolamento di 1590 persone da inviare in Iraq, con un impegno sul campo di minimo un anno (ogni tre mesi, 40 giorni a casa). Due i reparti di assegnazione: comando e sicurezza. La retribuzione pro capite è di 5mila euro al mese, spese escluse; stipendi più alti si promettono ai 15 ufficiali destinati alla linea di comando. Missione: proteggere i pozzi petroliferi di Erbil e i tecnici che vi lavorano, in quella che viene chiamata Operazione Oro Nero.

I due presunti comandanti e il caso Quattrocchi del 2004. Al comando delle pattuglie, stando a quanto dice La Stampa, ci sarebbero Raffaele Gaudiano e Salvatore Stefio.

Il primo è direttore generale di Assi Security. Un’azienda che ha sede legale a Caserta ma opera a Milano e Roma e si occupa di analizzare il rischio, garantire servizi di controllo, supervisione, formazione e assistenza di elevata qualità in Europa, Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Salvatore Stefio, oggi titolare della società Resurgit, specializzata in corsi di formazione rivolti soprattutto a guardie private, è un nome conosciuto alle cronache italiane. Nel 2004 fu uno dei contractor italiani al servizio di una compagnia militare privata che vennero rapiti in Iraq; con lui c’erano Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi, l’unico che venne ucciso.

Di Quattrocchi sono diventati famosi gli ultimi momenti della sua vita quando, in un video diffuso dai rapitori, viene filmato mentre cerca di togliersi la Kefiah (il foulard copricapo tradizionale della cultura araba) e afferma: «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano». Dopo pochi attimi gli spari alla schiena che lo uccidono. La drammatica vicenda gli valse la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria: un’onorificenza molto discussa e criticata dai famigliari dei militari italiani morti nell’attentato di Nassiryah che non ebbero alcun riconoscimento. Gli altri rapiti vennero liberati con un’operazione congiunta d’intelligence italo-statunitense.

Salvatore Stefio ha un proprio sito internet, dove elenca il suo curriculum. Durante la prigionia, si legge, è divenuto «uno dei maggiori esperti nella formazione in attività di tipologia S.E.R.E., ossia Sopravvivenza Resistenza Evasione Fuga (S.R.E.F.). Attraverso l’esperienza diretta, maturata durante i mesi di prigionia, egli ha potuto elaborare dei programmi addestrativi di sopravvivenza in prigionia, molto efficaci e altamente formativi». Tutte cose molto utili per quanti si trovano a dover andare in un Paese a rischio rapimenti.

È tutta una bufala? Stefio e Gaudiano si sfilano da ogni responsabilità nei confronti delle voci che circolano in merito a questa operazione negli ambienti dei contractor italiani. Pare non se ne sappia nulla di preciso, quando, al contrario, le selezioni per il reclutamento di contractor avvengono in maniera complessa, dopo attente analisi del rischio e committenti noti a tutti. In questo caso, invece, il cliente è sconosciuto e il documento che circola sulle bacheche dei social network dedicati a contractor o aspiranti tali fa pensare, secondo gli addetti al mestiere, ad una messa in scena. Non sarebbe la prima volta che bufale di questo tipo circolano in rete.

L’ultima pochi mesi fa, quando veniva pubblicizzato un bando dell’Eurogendfor, la forza di gendarmeria europea operativa, per il reclutamento dell’organico di 1500 addetti militari a 18mila euro al mese. Un link rimandava a una pagina delle Nazioni Unite, che in realtà era un semplice formulario di iscrizione a un forum a cui erano invitati a partecipare rappresentanti di Stati, Organizzazioni, ONG per discutere di sicurezza privata e regolamentarne l’attività.

Vita da contractor. Il nome inglese oggi evoca episodi di film d’azione e una vita in stile Rambo. Sono sempre più ricercati e vengono pagati fior di quattrini (fino a 2500 euro al giorno), ma costano, a chi beneficia del loro lavoro, comunque meno del mantenimento di un militare. Con l’aggiunta “positiva” che la loro morte non scatena incidenti diplomatici.

Tra i clienti che arruolano contractor ci sono anche i governi, che spesso si avvalgono della prestazione di professionisti esterni solo per brevi periodi, risparmiando così i costi della formazione. In Italia, la legge vieta l’arruolamento da parte di governi stranieri. Sono in aumento, intanto, i privati che assumono queste guardie per difendere i propri interessi. Di norma, in Italia è vietato reclutarli, dal momento che i contractor non sono altro che una volta si chiamavano mercenari. Oggi si definiscono “professionisti della sicurezza da impiegare in aree di crisi”. Sotto il cappello delle agenzie di security, la scorciatoia per il reclutamento è presto trovata. O ancora, molte delle società che operano in Italia hanno sede in paesi off shore. In tempi di crisi e disoccupazione, è facile immaginare come l’opportunità di alti guadagni possa allettare molti.

Ma diventare mercenario non è cosa da tutti: trovare una compagnia militare per farsi assumere è impresa ardua, perché spesso le figure ricercate corrispondono ai profili di soldati ex forze speciali. Spesso si occupano di fare la scorta a politici o gente importante. Sono comunque sempre uomini superaddestrati, quindi, che nel loro curriculum hanno all’attivo esperienze di unità d’élite delle forze armate, come Folgore, Gis, Tuscania, Col Moschin, Comsubin, San Marco. Una volta lasciata la divisa, continuano a frequentare corsi di aggiornamento e specializzazione.

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