I misericordiosi: né matti né scemi

14 Agosto 2014 ore 08:00

Ricapitoliamo. Erano giorni e giorni che a Gesù arrivavano da tutte le parti. Alcuni da soli, altri ce li portavano perché – dico sul serio – erano conciati da vergognarsi. Ma Lui li aveva guardati tutti uno per uno e ora – su quel prato in discesa – ripensava alle loro facce.

A quelli – ricchi o poveri che fossero, affetti da trisomia 21 (i più belli di tutti. Nessuno ha un sorriso come il loro) o coi muscoli a vista tipo Abercrombie & Fitch – che gli avevano detto che non gli importava nulla di quel che erano o che avevano, perché di una sola cosa sentivano la mancanza: Lui – e per questo erano lì – aveva potuto rispondere: Beati voi cui è stato dato questo desiderio, perché cosìavete potuto cominciare da subito a annusare il paradiso.

A quelli che gli si erano presentati con gli occhi rossi e il naso che colava, perché era una vita che gliene facevano di tutti i colori, e li prendevano in giro per quel loro attendere – irragionevolmente, secondo gli altri – il Messia, aveva detto solo: Grazie per aver creduto che io potessi consolarvi. Va meglio ora? Vedrete che andrà sempre così, se non mi dimenticherete.

C’erano stati anche i duri, che tutti sapevano che ne avevano fatte di cotte e di crude – e alcune anche gravi, gravissime – e che Gli avevano detto che loro, quella cosa lì che avevano fatto non riuscivano a scordarsela, ma che – pensi un po’ lei, signor Gesù – certe volte non gli dispiaceva di averla commessa, perché così certe volte, sa – non sempre, ma certe volte sì – erano riusciti a non mandare a quel paese gente che altre volte ce l’avrebbero mandata proprio di cuore. O quando gli veniva da pensare che, ci fossi stato io, certe cose le avrei fatte cento volte meglio e anche prima, beh, quelle volte non dicevo niente. Non volevo essere presuntuoso come al solito. Qualche volta, dico. Non sempre mi riesce. E Lui, abbracciandoli, aveva sussurrato: beato te, che ti è stata data questa cosa che hai detto. Non solo c’è pieno il mondo di gente che non capirebbe nemmeno di cosa stiamo parlando, ma tu stesso avresti potuto non provarlo mai, questo sentimento di te, o vergognartene fino a respingerlo. E così non ci saremmo mai incontrati. Invece no: grazie, amico, di essere qui.

Gli veniva da sorridere anche pensando a quelli che sembrava si fossero messi d’accordo per usare una formula fissa, una specie di passphrase: Senta, Maestro, dove abito tutti mi dicono che devo smetterla di aspettare che venga il Messia a metter pace fra noi e il Signore Iddio. Mi dicono che quando verrà verrà e allora ce ne accorgeremo tutti, ma a che serve continuare a pregare perché si spicci a venirci a salvare? Tanto Lui fa quel che vuole. Ma io gli rispondo: ma forse se continuo a pregarlo Lui anticipa di qualche giorno, o almeno sa che c’è qualcuno che lo aspetta, come i due vecchi del tempio, Simeone e la figlia di Fanuele, li conosce? E lui aveva risposto: Ma non sei felice adesso, che ci siamo incontrati, e che forse il Signore sta cominciando – proprio ora, con me e con te – a far pace?  Sì, rispondevano, stropicciando il fazzoletto..

Ma i più simpatici erano i maniaci degli altri. Cioè, dicevano, cioè, vede Rabbi Gesù, se io vedo uno che gli sta capitando qualcosa – che so? vedo che ha freddo perché è vestito troppo leggero, o che deve aver la fame cronica da tanto che è magro, o magari anche un altro che è troppo felice per quel che gli è successo e non sa far altro che rotolarsi per terra, capisce quel che sto dicendo? – bene, se io vedo uno che è in una certa situazione, come le dicevo prima, a me viene subito in mente di pensare: e cosa vorrei che mi facessero, o che mi dessero, se ci fossi io al posto loro? Cioè, capisce Rabbi? mi viene da dirgli, poniamo: vuoi che ti presti un golf? oppure: vuoi che andiamo un momento al bar, così me lo racconti cosa ti è successo che sei così felice e forse ti dai anche una calmata? Cioè, a me viene da fare così. Non è una cosa di testa, per dire. E’ che ho il cuore tenero, dicono. Ma non riesco a fare diverso: mi immedesimo e allora o gli do dei soldi, o il maglione (una volta perfino il cappotto) o magari li accompagno a casa, che mi raccontano di tutto e di più. Sono matta, Maestro? (Sono scemo, dicevano gli uomini). No: né matti né scemi voi che avete il dono non solo di immedesimarvi negli altri, ma anche di prendere l’iniziativa come se la cosa venisse fatta a voi. Consideratelo un dono prezioso, e beati voi che – nonostante il giudizio che vi siete fatti di voi stessi – continuate a comportarvi così. Anche io sono un po’ come voi. Anche di me dicono che sono matto. E peggio: che sono un samaritano e che ho qualche demonio dalla mia. Fa niente. Fate come se, quando vi trovate voi a non aver qualcuno che vi guardi, io fossi lì, pronto a intervenire. Anzi, non: “come se”. Perché quelli che si comportano come voi, io – tranquilli – li ho sempre molto presenti.

 

 

Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia