I premi per la medicina

Nobel ai tre che hanno scoperto il Gps che abbiamo nel cervello

Nobel ai tre che hanno scoperto il Gps che abbiamo nel cervello
06 Ottobre 2014 ore 16:55

Lunedì 6 ottobre, alle 11:45, sono stati eletti, dalla Nobel Assembly del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), i Premi Nobel per la Fisiologia e la Medicina. La selezione è avvenuta fra 263 candidati di cui 46 neofiti, e secondo le toto-previsioni fatte già dall’inizio estate dalla Thomson Reuters a contendersi il prestigioso riconoscimento potevano essere: Michael Wigler, Charles Lee e Stephen Scherer, per studi sulla variabilità del DNA responsabile di molte malattie a base genetica; James Darnell, Robert Roeder e Robert Tjian, per ricerche sulla trascrizione e la regolazione ancora una volta dei geni; David Julius, per studi sui meccanismi molecolari che influenzano il dolore.

Pronostici, come spesso accade, smentiti: sui favoriti l’hanno spuntata John O’Keefe, May Britt Moser e Edvard Moser e le loro programmazioni spaziali cerebrali. Ai ricercatori spettano 8 milioni di corone svedesi, pari a circa 880.000 euro, che si spartiranno per il prosieguo delle loro ricerche.

I vincitori. Sono stati i primi ad essere annunciati, come ogni anno sulle altre categorie, dalla voce di Göran K. Hansson, Segretario del Comitato di Fisiologia e Medicina, con una chiara motivazione: un plauso «alle loro scoperte sulle cellule, che costituiscono un sistema avanzato di posizionamento nel cervello». Ecco chi sono i tre ricercatori insigniti.

John O’Keefe e il Gps biologico nel cervello. Classe 1939, angloamericano, fa delle neuroscienze la passione di una vita. Laureato in Psicologia fisiologica nel 1967, presso l’università canadese McGill, e dopo il dottorato si trasferisce in Gran Bretagna. Oggi lavora all’University College di Londra, dove dal 1987 a insegna Neuroscienze cognitive e dirige il Sainsbury Wellcome Centre per la ricerca sui circuiti neurali e il comportamento.Il suo nome è noto agli accademici e ricercatori per gli importanti studi sui meccanismi che portano alla formazione dell’ippocampo. Infatti nel 1971, attraverso studi di laboratorio effettuati sui ratti, scopre che alcune cellule del cervello si attivano a seconda di una determinata posizione assunta nello spazio e che queste si spengono a favore dell’accensione di altre cellule nel momento in cui si ci muove nell’ambiente. In base a questa scoperta, a lui si deve la tesi secondo cui l’ippocampo fungerebbe da mappa cognitiva per la memoria spaziale. Una sorta di Gps biologico, insomma, che regola i movimenti e gli orientamenti nel corpo in ambienti conosciuti e nuovi.

May-Britt e Edvard Moser, la quinta coppia Nobel della storia. 51 anni lei e 53 lui; entrambi neuroscienziati della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, sono la quinta coppia di coniugi a ricevere il Nobel. May-Bitt studia psicologia all’università di Oslo, dove completa il dottorato in Neurofisiologia nel 1955. Oggi insegna è professore di Neuroscienze presso l’ateneo norvegese dove dirige anche il Centro di Computazione Neurale. Edvard studia all’università di Oslo e, dopo il dottorato, con alla moglie lavora all’Università di Edimburgo e Londra. Oggi dirige l’Istituto Kavli per i Sistemi in neuroscienze a Trondheim ed è professore universitario.

Insieme, 34 anni più tardi dalla scoperta di O’Keefe, la coppia di scienziati norvegesi ha contribuito a mettere qualche tassello in più alla ‘mappa celebrale’ e delle cellule coinvolte nella localizzazione spaziale. Nel 2005 hanno infatti compreso che queste ‘antenne spaziali’ si trovano soprattutto nella parte inferiore dell’ippocampo, ovvero nella corteccia entorinale, e vanno a costituire una sorta di griglia esagonale, all’interno della quale ciascuna segue movimenti precisi secondo diversi e definiti schemi di orientamento. Insomma, formano un sistema coordinato che servirebbe al nostro organismo per non perdersi e tenere la rotta ogni volta che si sposta nell’ambiente.

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