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Tim Lister, 13 giugno

Chi sono i terroristi dell’Isis

Chi sono i terroristi dell’Isis
Personaggi 16 Giugno 2014 ore 09:45

Pubblichiamo la traduzione di un articolo di Tim Lister, apparso il 13 giugno sul sito della CNN.

Il volto di un uomo stempiato di mezz’età guarda dritto in camera senza sorridere. È vestito in giacca e cravatta e potrebbe essere scambiato per un burocratico di medio livello. Ma la fotografia è quella di Abu Bakr al Baghdadi, che ha trasformato un pugno di cellule terroristiche sull’orlo dell’estinzione nel più pericoloso gruppo militante del mondo. Lo Stato Islamico di Iraq e Siria è cresciuto ed è mutato, rafforzandosi durante la guerra civile siriana – che tutt’ora continua – e durante il vuoto di sicurezza che si è creato dopo la partenza delle ultime forze americane dall’Iraq. Lo scopo dell’ISIS è di creare uno Stato islamico che attraverso le aree sunnite dell’Iraq e della Siria. Con la presa di Mosul, la seconda più grande città dell’Iraq, e l’avanzata verso le altre, questo obiettivo sembra pressoché raggiunto.
L’ISIS controlla centinaia di metri quadrati, dove l’autorità dello Stato è scomparsa. Ignora i confini internazionali e ha presidi lungo la via che va dalla costa mediterranea della Siria alla zona a sud di Baghdad.

Le origini. Nel 2006, in Iraq, Al Qaeda – sotto la spietata leadership di Abu Musab al-Zarqawi – iniziò arbitrari e brutali violenze sui civili, nel tentativo di innescare una guerra di fazione contro la maggiore comunità sciita. Quasi ci riuscì, soprattutto dopo il bombardamento della moschea di Al-Askariya (un importante tempio sciita a Samarra), che suscitò delle rappresaglie.
Ma l’uccisione di Al-Zarqawi da parte delle forze americane, il feroce trattamento dei civili e il risveglio (Sahwa) dei fronti sunniti sotto la guida moderata dei leader delle tribù distrussero quasi del tutto il gruppo. Quasi, ma non del tutto.
Quando le forze statunitensi lasciarono l’Iraq, portarono con sé anche la loro competenza nel raccogliere informazioni d’intelligence. Gli ufficiali iracheni cominciarono a parlare di una “Terza Generazione di Al Qaeda in Iraq.
Due anni fa, un ex-portavoce dell’esercito statunitense in Iraq, il Maggiore Gen. Jeffrey Buchanan, avvertì: «Se le forze di sicurezza irachene non sono in grado di fare pressione su di loro, questi si potrebbero rigenerare».
L’abilità delle forze di Stato irachene fu fatalmente compromessa dalla mancanza di soldati professionali, dalla distribuzione delle unità militari lungo linee frammentate e dall’assenza dell’equipaggiamento necessario per combattere una rivolta, come elicotteri d’attacco e strumenti di ricognizione.
La nuova Al Qaeda fu rinominata nel 2006 Stato Islamico d’Iraq (ISIS). A questo nome, più tardi sarebbe stato aggiunto “e di Siria”.
Il gruppo fece leva sulla crescente sensazione, diffusa tra molti sunniti, di essere perseguitati dal governo sciita dominante, guidato dal Primo Ministro Nuri Al-Maliki, privati di risorse e esclusi dalla condivisione del potere.
L’arresto delle più importanti figure politiche sunnite e la tirannica soppressione del dissenso sunnita furono il migliore reclutamento che l’ISIS potesse avere. E aiutarono il nuovo leader a ripristinare l’influenza del gruppo.

Chi è il leader del terrore. Abu Bakr al Baghdadi passò al comando nel 2010 – all’età di 39 anni -, dopo che Abu Omar al Baghdadi fu ucciso in un’operazione congiunta di Stati Uniti e Iraq.
Il gruppo di Al Baghdadi era in uno stato pietoso. Ma con le forze e l’intelligence statunitensi lontane, lanciò la ripresa.
Si sa molto poco di Abu Bakr Al Baghdadi, ma una biografia postata sui siti jihadisti l’anno scorso dice che ha sostenuto un PhD (dottorato) in studi islamici in un’università della capitale.
Ha formato un suo proprio gruppo militante nelle aree di Samarra e Diyala, luogo d’origine della sua famiglia, prima di unirsi ad Al Qaeda.
Al Baghdadi ha anche trascorso quattro anni in un campo di prigionia statunitense per ribelli, a Bucca, nel sud dell’Iraq; un periodo nel quale ha sicuramente sviluppato una rete di contatti e ha affinato la sua ideologia. È stato rilasciato nel 2009 e si è messo al lavoro.

Cosa sta cercando di ottenere l’ISIS. Vuole istituire un califfato islamico, o Stato, esteso in tutta la regione. L’ISIS ha cominciato imponendo la sharia nelle città che controlla. I ragazzi e le ragazze devono essere separati a scuola; le donne devono indossare il niqab o il velo intero in pubblico. Le corti della sharia spesso dispensano una giustizia brutale, la musica è bandita e il digiuno è imposto durante il Ramadan. La sharia riguarda sia aspetti religiosi che aspetti non-religiosi della vita.

Da dove provengono le risorse finanziarie del gruppo. All’inizio, Al Baghdadi si concentrò sul mantenere la segretezza – con cellule collegate in modo sporadico, il che le rendeva difficili da scovare – e sul denaro.
Uno dei flussi di entrate furono le estorsioni, ad esempio pretendendo soldi dai conducenti di camion e minacciando di far saltare in aria i negozi. Derubare banche e negozi di oro fu l’altro.
Si cominciò a intuire che il gruppo era qualcosa di più di una banda di gangster. Il profitto avrebbe aiutato a finanziare un crescente numero di attacchi suicidi e omicidi, che avrebbero avvelenato l’atmosfera politica. E avrebbe anche reso possibile il reclutamento di combattenti dalle tribù sunnite e il finanziamento di spettacolari raid nelle prigioni, per liberare centinaia di combattenti, così come gli attacchi contro le pattuglie di polizia e l’uccisione degli ufficiali.
Ora, Al-Baghdadi ha una nuova strategia per generare risorse: attacchi su larga scala, finalizzati a conquistare e mantenere il controllo del territorio.
Ayham Kamel del Gruppo Eurasia dice che, nel prossimo passo di questa strategia, ISIS «userà le risorse delle banche di Mosul, l’equipaggiamento militare dei soldati e delle basi di polizia catturati e la liberazione di 2500 combattenti dalle prigioni locali per irrobustire la sua forza militare e finanziaria».

Qual è la chiave della loro sopravvivenza. Al Baghdadi non ha ripetuto gli errori di Al- Zarqawi: ha evitato il sottrarsi e l’isolamento delle potenti figure tribali. Quando ISIS conquistò Falluja, a ovest di Baghdad, a gennaio, lavorò con i leader delle tribù locali, anziché alzare semplicemente la sua bandiera sulla città.
Uno degli ideologi del gruppo, Abu Mohammed Al-Adnani, ha ammesso: «Per quanto riguarda i nostri errori, non li rinneghiamo. Al contrario, continueremo a fare errori fino a quando saremo esseri umani. Dio ci vieti piuttosto dal commettere errori deliberatamente».

Come ottiene supporto. ISIS è, essenzialmente, capace di cogliere e veicolare il risentimento dei Sunniti. E, sia in Siria che in Iraq, sta cercando di conquistarsi il supporto attraverso dawa (appelli e richiami all’Islam), organizzando programmi di welfare e attività ricreative per bambini, distribuendo cibo e carburante a chi ne ha bisogno, e costruendo cliniche. Di nuovo, avere soldi a sufficienza è importante. Il prezzo da pagare per l’applicazione del severo codice della Sharia.

Qual è la posizione della Siria. Un ex-ufficiale statunitense, stratega anti-terrorista, questa settimana ha detto alla CNN che l’ISIS guarda alla Siria e all’Iraq come «un intercambiabile campo di battaglia. La sua capacità di spostare risorse e persone attraverso il confine ha notevolmente rafforzato la sua posizione in entrambi i teatri di guerra».
L’esplosione della violenza in Siria è stato un regalo per Al-Baghdadi.
Il presidente della Siria Bashar Al-Assad ha perso il controllo su gran parte del nord e lungo il confine con l’Iraq.
Il gruppo, ancora conosciuto come ISI al tempo, è riuscito a costruirsi una base “alle spalle”, dove poteva reclutare combattenti stranieri, organizzare e scappare da qualsiasi operazione armata irachena.
Al Baghdadi può essere abbia comparti operativi al di là del confine già dall’autunno del 2011, e il gruppo più tardi ha cambiato il suo nome, aggiungengo “Al Sham” per indicare la Siria.
ISIS si è mosso rapidamente per prendere il controllo della provincia siriana Raqqa, aiutato dal fatto che la Siria si era concentrata sulla difesa di Homs e Aleppo.

La relazione con gli altri gruppi di Al Qaeda. Quanto più il gruppo cresceva in forza, l’idea di un califfato sotto il suo controllo è maturata. La sua ambizione si è estesa fino a dichiarare all’inizio del 2013 di voler assorbire un altro gruppo militante in Siria, il Fronte Al-Nusra. Secondo alcuni resoconti, Al-Baghdadi è stato determinante nella creazione del Fronte; ora vuole la sua obbedienza. La dichiarazione – e il rifiuto di Al-Nusra – segna un raro scontro tra due gruppi che appartengono entrambi ad Al Qaeda.
Dal suo nascondiglio in qualche posto dell’Afghanistan o del Pakistan, il leader di Al Qaeda Ayman Al- Zawahiri ha cercato di mediare tra i due gruppi, e poi ha rinnegato ISIS quando il gruppo si è rifiutato di concentrarsi sull’Iraq.
Anziché cercare riconciliazione, l’ISIS ha reagito. All’inizio di quest’anno il portavoce del gruppo, Abu Mohammed Al-Adnani, ha mandato a dire ad Al-Zawahiri in una registrazione: «Lo Sceicco Osama (Bin Laden) ha raccolto tutti i mujahidin con un’unica parola, ma tu li hai divisi e li hai fatti a pezzi». E riferendosi al leader di Al-Nusra: «Li hai resi tristi, e nemici del loro successo, perché supporti il traditore. E così fai sanguinare il loro cuore».
È stato un altro segnale della straordinaria fiducia nelle proprie forze da parte del leader di ISIS.
Nonostante la frattura, il successo di ISIS ha attirato centinaia di combattenti stranieri nelle sue fila, il che gli ha consentito di combattere Al-Nusra in Siria, mentre preparava la sua offensiva in Iraq.

Qual è la strategia. Per le agenzie anti-terroristiche dell’Ovest, la combinazione di fanatismo e organizzazione disciplinata crea uno scenario da incubo. E ISIS possiede entrambi in abbondanza. Mentre il mondo era sotto shock per la rapidissima cattura di Falluja, ISIS restava concentrata sul suo obiettivo più grande: Mosul e la provincia di Ninive. Le operazioni a Falluja e in qualsiasi altro luogo della provincia occidentale di Anbar avevano lo scopo (realizzato) di distogliere le forze irachene dal nord.
ISIS ha sviluppato un’abilità a condurre operazioni militari – dalle bombe suicide agli attacchi contro le forze di sicurezza per ottenere il controllo delle città – in più luoghi contemporaneamente, per mantenere sempre demoralizzata l’armata irachena.
E l’esperienza sul campo di battaglia ha creato una forza flessibile, capace di realizzare anche attacchi sofisticati. Nei raid su Samarra, per esempio, i combattenti hanno usato buldozer per rimuovere le barriere che erano lì dall’occupazione statunitense. Qualche esperto crede che le infrastrutture del petrolio attorno a Mosul saranno il loro prossimo obiettivo.

Quali sono i punti deboli. ISIS corre il rischio che la sua espansione rapida – e la minaccia allo Stato iracheno – porti troppa tensione e logori il gruppo. Nel nord della Siria, ISIS si è ritirato da alcune città che aveva sotto il suo controllo dopo scontri con Al-Nustra e altri gruppi. Al-Nustra ha creato un fronte anti-ISIS con altri gruppi.
E prendendo Mosul, che è sotto la sfera di interesse del Kurdistan, ISIS sta lanciando un invito ad una maggiore cooperazione tra l’armata irachena e gli esperti combattenti curdi.
Un ufficiale anti-terrorismo ha rivelato alla CNN che ISIS «ha ancora notevoli debolezze. Ha mostrato poca abilità nel governare, è generalmente impopolare, e non ha influenza al di fuori della comunità sunnita, né in Iraq né in Siria».

Quanto è importante la minaccia di ISIS. La debolezza dei governanti con cui ISIS si sta confrontando – e l’odio per quei governanti diffuso tra i sunniti – fa sì che poche dozzine di combattenti possano impadronirsi di intere città e sopraffare forze molto più grandi di loro, sfruttando la loro assoluta ferocia e esperienza in battaglia.
Per dirla con le parole del Gruppo Soufan, agenzia di studio del rischio politico, «ISIS è diventata indiscutibilmente la più efficace e spietata organizzazione terrorista nel mondo. Ora sta sfidando l’autorità di due dei maggiori stati del Medio Oriente e ha attratto a sé un significativo numero di combattenti, non solo dall’Iraq e dalla Siria, ma anche dall’Arabia Saudita e da altri Stati arabi, inclusa la Giordania».
Non c’è alcun dubbio circa la consapevolezza e l’ambizione del gruppo. Il portavoce dell’ISIS Al-Adnani mercoledì 11 giugno ha dichiarato su Twitter che «la battaglia non è ancora divampata, ma lo farà a Baghdad e Karbala. Indossate le vostre cinture e state pronti». Poi ha sbeffeggiato il primo ministro iracheno sciita Al-Maliki, definendolo un venditore di biancheria intima: «Hai perso una storica opportunità per permettere alla tua gente (gli sciiti) di controllare l’Iraq. E gli Sciiti ti malediranno fino a quando avranno vita».