Il disastro ferroviario

Addio Ida, Pierangela e Alessandra Morte nel deragliamento del treno

Addio Ida, Pierangela e Alessandra Morte nel deragliamento del treno
27 Gennaio 2018 ore 07:00

Persone incastrate tra le lamiere, elicotteri a far da spola con gli ospedali, soccorritori da mezza regione e dall’Emilia-Romagna. E tre vittime, tutte donne, nel disastro ferroviario di giovedì mattina, ore 6.57, sui binari di Pioltello. Due bergamasche, Ida Maddalena Milanesi e Pierangela Tadini; la terza nel Cremonese, Alessandra Pirri. Ecco chi erano.

 

Ida, medico, aiutava nel ristorante di famiglia

Ida Milanesi, di Caravaggio, aveva 61 anni. Medico, nei giorni feriali lavorava in Radioterapia all’ospedale Besta di Milano. Ma nel weekend continuava ad aiutare nel ristorante di famiglia, Il Giardino, in ricordo del papà, da cui l’aveva ereditato nel 2007. A fianco del Santuario della Madonna del Fonte di Caravaggio, è della famiglia da oltre un secolo. Forte di un’energia inarrestabile, dice chi la conosceva, viveva in via Zenale Buttinone, dove un tempo si trovava lo stabilimento di bibite gasate Soresina, di proprietà del nonno materno. Era sposata con Marco Tagliaferro, nefrologo in servizio all’ospedale di Treviglio. Carriera medica in arrivo anche per la loro figlia Valentina, 22 anni, che studia all’università Humanitas a Rozzano. «Amava il suo lavoro — racconta al Corriere della Sera Bergamo Roberto Baruffi, che con la moglie Monica Vicario e la figlia Martina sono i migliori amici di famiglia —. Ci siamo conosciuti quando le bambine erano piccole. Ci vedevamo regolarmente e facevamo le vacanze insieme. Avevamo già programmato di tornare a Favignana». Oggi, venerdì, sarebbero dovuti andare tutti insieme a vedere la mostra di Caravaggio a Palazzo Reale a Milano. Le dipendenti del ristorante – alcune lo sono da decenni – spendono belle parole per lei.«Non si tirava indietro davanti a niente — racconta Cristina, che nel locale fa la barista da 30 anni, sempre al Corriere Bergamo —: apparecchiava, sparecchiava, stava alla lavastoviglie. Era una persona davvero in gamba».

 

Pierangela ha protetto sua figlia

Pierangela Tadini, 50 anni, di Misano prima di morire ha messo al riparo la figlia che le viaggiava accanto, cingendola con un braccio. Questo il racconto straziante di alcune amiche della studentessa Lucrezia, di 18 anni: «Sta vivendo un dramma nel dramma – hanno riferito tre coetanee a L’Eco di Bergamo –, è riuscita soltanto a raccontare che mentre il treno deragliava la sua mamma l’ha come spinta verso il finestrino, quasi a volerla abbracciare e impedirle che venisse catapultata altrove». Dal 2011, dopo la separazione, Pierangela Tadini, impiegata all’ospedale San Giuseppe di Milano, aveva scelto di vivere a Misano con la figlia, anche per stare vicina ai genitori e alla sorella che abitano a Caravaggio, suo comune di origine. Madre e figlia stavano andando proprio a Milano, per andare rispettivamente al lavoro e al liceo linguistico. «Viveva e stravedeva per la sua Lucrezia, fonte di una gioia immensa – ha detto una vicina di casa –. La conoscevo da pochi anni ma avevo potuto apprezzare il suo bel carattere, condito da tanta gentilezza». 

 

Alessandra aveva telefonato alla mamma

Si sentivano decine di volte al giorno, lei e la mamma. Alessandra Pirri, 39 anni, residente a Capralba, nel Cremonese, era diplomata in ragioneria e prendeva quel treno tutte le mattine per andare al lavoro. Era figlia unica. I genitori, Antonino e Laura, hanno vissuto a Cernusco sul Naviglio, lui operaio, lei casalinga, fino al 2003 quando la pensione e qualche spavento di troppo li ha convinti che ormai anche l’hinterland era stato contagiato dalla frenesia della metropoli. «Siamo in simbiosi, io e Ale – raccontato la mamma al Corriere.it -. Non esce quasi mai. Il sabato passa dall’oratorio. Va a lavorare, fa la contabile a Sesto San Giovanni, torna. Mi aiuta a preparare la cena, e dopo legge, e mi racconta i suoi libri, le piacciono le cose di fantasia. Al mattino mi alzo per fare colazione con lei. Siamo come una persona sola». Angosciante il racconto della telefonata. «Mi ha detto mamma, il treno è deragliato, cosa devo fare? Mettiti al sicuro, buttati per terra, le ho urlato. Poi è caduta la comunicazione. La richiamavo, ma lei non rispondeva più».

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