Più che tifoso

Il capo ultrà della Bergamo Basket 2014 che lotta in prima linea contro il Coronavirus

Il numero uno dei Fò de Co è anche, da febbraio, a capo della Croce Bianca di Bergamo. Da settimane si impegna, con gli altri volontari, per aiutare malati e famiglie

Il capo ultrà della Bergamo Basket 2014 che lotta in prima linea contro il Coronavirus
Bergamo, 25 Aprile 2020 ore 16:21

di Onofrio Zirafi

Dai colorati spalti del PalaAgnelli alle autoambulanze che, ahinoi, imperversano nelle nostre strade in questi giorni tristi: il pedrenghese Francesco Vailati è il capo dei Fò De Co, i supporters della Bergamo Basket 2014, ma al tempo stesso riveste anche la carica di presidente della Croce Bianca Città di Bergamo (ente nato nel 1987 e con sede in via Corti, dotato di una spiccata propensione alla pubblica assistenza e alla solidarietà, senza dimenticare gli interventi di protezione civile).

I Fò de Co (Vailati è al centro, in ginocchio)

Sono ore evidentemente difficili, eppure Vailati accetta di buon grado di raccontarci la sua esperienza alle prese col Coronavirus: «Dopo ventidue anni in Croce Bianca e una vicepresidenza alcuni anni fa, dal 17 febbraio di quest’anno mi sono ritrovato nelle vesti di presidente, giusto una settimana prima che scoppiasse la pandemia. Quindi l’intero nuovo consiglio si è trovato ad affrontare una situazione emergenziale inedita per tutti, ma soprattutto ci è piovuta addosso una mole di lavoro insostenibile. Al momento disponiamo di un’ambulanza H24 in convenzione con Areu e di un’altra H12, cui si aggiunge un pulmino destinato al trasferimento dei pazienti dagli ospedali alle struttura di quarantena; tutto questo impegna oltre trenta volontari e sei dipendenti. Peraltro, oltre ai servizi di emergenza ci occupiamo anche del trasporto dei malati alle prese con cure continuative (tuttora attivo), come dialisi e terapie oncologiche».

Ciò che Vailati sottolinea sono soprattutto le esorbitanti proporzioni della pandemia (e dell’annessa emergenza sanitaria) nella nostra provincia: «Rispetto agli standard, il servizio da noi erogato è aumentato di quasi il duecento per cento; soprattutto nelle prime tre settimane, i ritmi erano incessanti. Eravamo sempre operativi, notte e giorno, e ovviamente abbiamo toccato con mano le situazioni più tragiche legate a questa pandemia: dalla totale perdita di contatti tra malato e familiari al momento del ricovero alle autentiche “scene di guerra” negli ospedali, non più in grado di assorbire la mole di ricoverati, spesso in attesa nei corridoi. Adesso, fortunatamente, l’emergenza pare in fase di remissione: la movimentazione dei contagiati è calata del settanta per cento. Ma questo non vuole dire, e mi preme sottolinearlo, che siamo fuori pericolo. Anche perché il pensiero non può non…

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