Ebreo diventato cristiano

Il caso di Mordechai Vanunu per Israele due volte traditore

Il caso di Mordechai Vanunu per Israele due volte traditore
10 Agosto 2015 ore 15:18

John Crossman è un cristiano nato in Marocco nel 1954. Quando nacque, però, si chiamava Mordechai Vanunu ed era ebreo. Solo in età adulta si convertì, o meglio, trovò il compimento della propria fede nel cristianesimo, perché per la tradizione un ebreo rimane tale per tutta la vita. Una premessa, quella sulle sue convinzioni religiose, necessaria per capire l’accanimento da parte di Israele nei confronti di quest’uomo, che da anni chiede di poter uscire dal Paese. Negli ultimi mesi le sue domande si sono fatte più pressanti per poter incontrare la moglie che vive in Norvegia. È di pochi giorni fa la presentazione all’Alta Corte di Giustizia israeliana della sua ottava richieste in dieci anni di revoca delle pesanti restrizioni a suo carico, disposte quando venne rilasciato dal carcere nel 2004. Ma che cosa ha fatto quest’uomo per essere così perseguitato?

Chi è Mordechai Vanunu. Quello di Mordechai Vanunu è un nome forse poco conosciuto ai giorni nostri, ma negli anni ’80 occupò le cronache dell’epoca perché ebbe il coraggio di rivelare al Sunday Times alcune notizie letteralmente esplosive. Fu lui, infatti, a svelare al mondo – era il 1986 – l’esistenza dell’arsenale atomico israeliano. Vanunu a quel tempo era un ingegnere nucleare che lavorava nella fabbrica di Dimona, nel deserto del Negev, sud di Israele, dove ufficialmente c’era una fabbrica tessile. In realtà, le rivelazioni di Vanunu, supportate da foto e documenti reali, mostrarono che a Dimona non si producevano tessuti, ma bombe atomiche. Si arricchiva il plutonio e la centrale si sviluppava per ben sei piani sotto terra, dove giacevano 200 ordigni nucleari. L’intervista venne rilasciata l’anno seguente al suo licenziamento per “instabilità psichica”, dato che aveva iniziato a interessarsi al cristianesimo, a cui si convertì definitivamente dopo il suo soggiorno in Australia che seguì al licenziamento.

 

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Arrestato a Roma dal Mossad. Immediatamente dopo la pubblicazione dell’intervista, Israele gli mise alle costole gli agenti del Mossad. Venne arrestato a Roma, dopo che una Matha Hari lo attirò con una scusa in un hotel del centro. Quando il povero Mordechai vi arrivò per consumare la notte d’amore, trovò tre agenti del Mossad che in tutta fretta lo imbarcarono, legato e imbavagliato in una grande valigia, su una nave con destinazione Tel Aviv, dove seguì un processo per direttissima in un tribunale speciale.

Da quel giorno Mordechai Vanunu, all’epoca 32 enne, si fece 18 anni di prigione a Shiqma, vicino ad Ashqelon, quasi al confine con la Strisica di Gaza. 12 anni di carcere li passò in totale isolamento, e stando alle sue dichiarazioni, accompagnato da torture psicologiche e tentativi di lavaggio del cervello. Durante la prigionia si rifiutò di parlare in ebraico con i suoi carcerieri e di guardare programmi tv che non fossero la BBC. L’accusa a suo carico era quella di alto tradimento. Nessuno ha mai più saputo niente di lui e i numerosi appelli internazionali per la sua liberazione, o almeno per un ammorbidimento delle condizioni di detenzione, vennero sempre rifiutati dalle autorità israeliane. Per loro Vanunu aveva tradito la patria e come tale andava trattato in modo severissimo. Fino al 2004, quando la sua scarcerazione suscitò aspre polemiche in Israele: per i pacifisti si trattava di un eroe, per i nazionalisti di un traditore.

Le sue motivazioni. Il motivo delle sue rivelazioni al Sunday Times si disse che era il timore dell’ex tecnico di una crisi internazionale che avrebbe potuto portare Israele a un “secondo olocausto”, essendo il mondo in piena guerra fredda. Lo fece quindi per “coscienza cristiana e civile”, come lui stesso ammise. In realtà Vanunu cullava anche il progetto di diventare il simbolo della lotta contro l’atomica israeliana e della non proliferazione in Medio Oriente. Non a caso, quando il 21 aprile 2004 uscì di prigione le sue prime parole furono: «Sono orgoglioso di ciò che ho fatto».

All’epoca Mordechai non aveva famiglia, e quando uscì di prigione venne ospitato nella Chiesa Anglicana di S. Giorgio in Gerusalemme. Lì, lo scorso anno. si è sposato con una teologa dopo un fidanzamento che, c’è da scommetterci, dev’essere stato un po’ complicato. Perché a Mordechai Vanunu, o John Crossmann come si fa chiamare oggi, è vietato non solo viaggiare all’estero non avendo più diritto al passaporto, ma anche parlare con i giornalisti stranieri, avvicinarsi ad ambasciate, possedere cellulari o usare computer. Con i cittadini stranieri può parlare, ma con una persona alla volta per 30 minuti in luogo pubblico. E se vuole uscire di casa deve informare le autorità con 48 ore di anticipo.

 

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Punito perché cristiano? Il motivo di tali restrizioni sarebbe dovuto al fatto che Vanunu è in possesso di altre informazioni che potrebbero ulteriormente danneggiare Israele, come è già accaduto nel 1986. Di fatto Israele, che mai ha confermato di avere testate nucleari e mai ha permesso ispezioni all’Agenzia per L’Energia Atomica, non ha smentito le rivelazioni di Vanunu, che già nel 2004 sono risultate obsolete. Per questo motivo sono in molti a pensare che il vero motivo di tutte le restrizioni nei suoi confronti risieda nel fatto che Israele non perdona a un suo tecnico nucleare, nonché un suo cittadino che lavora per lo stato ebraico, di essersi convertito al cristianesimo. Anche la sua famiglia, dopo la sua migrazione verso il cristianesimo, lo ha disconosciuto.

Alto tradimento. Secondo alcune rivelazioni dello stesso Mossad, quando il Sunday Times pubblicò le rivelazioni di Vanunu, e si scoprì la sua conversione, si pensò di ucciderlo, ma uccidere un ebreo sarebbe stato un precedente troppo grave per il Paese. Tuttavia, per i politici e i militari israeliani, la sua conversione sarebbe prova di “instabilità mentale” e “deficienza caratteriale”. Lo stesso Shimon Peres, all’epoca capo del centrosinistra nonché “padre” dell’impresa nucleare israeliana, durante i suoi anni alla Difesa, ha affermato con dichiarazioni furiose che la conversione di Vanunu al cristianesimo equivale, per gravità, all’alto tradimento politico. Negli anni Vanunu è stato riarrestato altre volte, e poi subito liberato, per aver contravvenuto alle restrizioni. L’ultima volta, per tre mesi, nel 2010, quando cercò di partecipare alla Messa di Natale a Betlemme. Lo rimisero in isolamento, nell’unità speciale per detenuti pericolosi, con una sola ora d’aria al giorno, ufficialmente per proteggerlo da attacchi da parte di altri prigionieri.

 

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