Si salva solo Farinetti

Il ciclone Sgarbi si abbatte su Expo

Il ciclone Sgarbi si abbatte su Expo
06 Maggio 2015 ore 03:30

Il ciclone Vittorio Sgarbi si abbatte su Expo. Atteso e inevitabile come una grandinata estiva, l’intemperante nazionale ha scaricato ogni tipo di insulto estetico contro il Padiglione Italia. Cesso, cosa immonda, peggio dell’Isis: questi sono i giudizi che il critico d’arte ha affibbiato alla grande struttura, costata 100miloni di euro, che rappresenta l’Italia all’Expo, dopo averla visitata appena aperto Expo. «È una cosa da circo, penso che Mora Orfei avrebbe fatto di meglio», ha concluso il suo affondo Sgarbi. Che non ha risparmiato bordate, in buona parte condivisibili, sull’estetica architettonica dell’edificio (l’unico pensato per restare anche a Expo finito). Nello scatenamento dell’ira Sgarbi non ha salvato neppure il grande quadro di Renato Guttuso, arrivato da Bagheria, per raccontare l’idea italiana di cibo: la stupenda Vucciria, capolavoro dell’artista siciliano, per lui è una quadro sbagliato. «Si poteva scegliere di meglio», ha detto.

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È da tempo che Sgarbi vola minaccioso sopra Expo, avanzando idee impossibili a cui fa seguire polemiche al fulmicotone. La più celebre è quella che riguardava l’ipotesi di portare i Bronzi di Riace a Milano, idea suggestiva, bloccata dal ministro Franceschini, oltre che dalla comprensibile rivolta dei conservatori del museo di Reggio Calabria, dove le opere sono conservate. Per altro Sgarbi in questo è stato beffato, perché il suo arcinemico, lo storico Salvatore Settis, ha portato copie dei bronzi nella grande mostra che aprirà dal 9 maggio la nuova, straordinaria sede della Fondazione Prada sempre a Milano. Chissà se lo ha scoperto…

A proposito di arcinemici, Sgarbi aveva scatenato una polemica feroce contro Germano Celant, il famoso curatore a cui la Triennale ha affidato l’organizzazione di un’immensa mostra dedicata ad Arte and food, che durerà per tutta io tempo di Expo. In questo caso però Sgarbi non si è trovato solo nell’indignazione, perché in tanti hanno protestato per i 700mila euro previsti come compenso per Celant (un compenso che riguarda in realtà tutta la squadra messa in campo dl curatore genovese).

Altri fulmini sgarbiani sono caduti su un’altra operazione milanese, lo spostamento della Pietà Rondanini dallo storico allestimento all’interno dei Musei del Castello, alla nuova sistemazione, molto più visibile, in una grande sala, all’ingresso del Castello stesso. In questo caso la vis polemica ha reso poco comprensibili le ragioni di Sgarbi, vista anche la straordinaria accoglienza di pubblico che la nuova sistemazione ha subito avuto. Ma anche su questo il critico ferrarese è partito lancia in resta, solo per il fatto che dietro il progetto di spostamento ci sono due suoi arcinemici: l’ex assessore alla cultura Stefano Boeri e lo storico dell’arte Giovanni Agosti.

 

Italy Expo

 

Sgarbi comunque non è rimasto senza lavoro in questa Expo. Infatti   Roberto Maroni lo ha nominato quasi assessore ombra, affidandogli un progetto di padiglione diffuso per Regione Lombardia. I dettagli del progetto non sono ancora noti, perché verranno annunciati a metà maggio. Si sa ne sarà una sorta di Padiglione Italia alternativo, fuori Expo, con arrivo di quadri da musei minori del Paese. Per ora si sa che quello di Jesi presterà una Visitazione di Lotto, pittore tra i più amati da Sgarbi. Tramontato invece il sogno, covato sino all’ultimo, di avere un padiglione del Montefeltro ad Expo. Idea che aveva lanciato in quanto assessore alla Rivoluzione ad Urbino…

Tra tanti nemici, comunque alla fine Sgarbi un amico alla fine lo ha trovato alla grande kermesse milanese. È Oscar Farinetti, il patron di Eataly che lo ha invitato a tenere alto il livello estetico dei Suoi 4mila metri quadri dentro l’area di Expo. Sgarbi non si è tirato indietro. E come prima artista ha invitato Grazia Cucco, una miniaturista umbra, poco nota ma molto amata da Mogol. Naturalmente un’artista donna. Inguaribile Sgarbi…

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