«Complice di almeno 300mila crimini»

«Fui nazista, ma non ebbi mai pace» I rimorsi del contabile di Auschwitz

«Fui nazista, ma non ebbi mai pace» I rimorsi del contabile di Auschwitz
23 Aprile 2015 ore 11:20

«Allora avevo ventun anni, vedevo in Hitler il salvatore della Patria, nelle SS mi sentivo parte della casta scelta della vittoria. Poi non ebbi mai pace. Ora capisco la mia piena colpevolezza morale. A voi sopravvissuti e parenti delle vittime qui in aula chiedo solo perdono; se devo essere punito, giudichi Lei, Vostro Onore». Sono queste le parole con cui il “contabile di Auschwitz”, così è stato definito dalla stampa tedesca, ha terminato il lungo e dettagliato resoconto dei suoi due anni trascorsi nel campo di concentramento. Si chiama Oskar Gröning, oggi ha 93 anni ed è accusato di essersi reso «complice di almeno 300mila crimini» commessi ad Auschwitz nel 1944. La prima udienza del processo contro questo ex nazista è iniziata martedì 21 aprile e al procedimento giudiziario, che dovrebbe durare fino al 29 luglio, hanno partecipano 55 parti civili. Se Gröning sarà giudicato colpevole potrebbe ricevere una condanna fino a 15 anni di carcere, pena che, vista la sua età, difficilmente potrà essere scontata.

 

oskar groning

 

Impiegato di banca, poi soldato. Gröning, figlio di un operaio tessile dalle idee nazionaliste e conservatrici, nasce in Sassonia nel 1921, e rimane orfano di madre quando ha solo quattro anni. Da bambino è subito iscritto all’organizzazione giovanile Der Stahlhelm, il cui ideale è «la rigenerazione del popolo tedesco», per poi entrar a far parte della Gioventù Hitleriana, quando i nazisti salgono al potere nel 1933. A 17 anni Gröning è un giovane brillante e molto intelligente: le pagelle di quegli anni non fanno che confermare questi tratti. Ad un certo punto, abbandona gli studi per iniziare un tirocinio come impiegato di banca. La guerra è scoppiata da pochi mesi e molti suoi colleghi ricevono la missiva che li richiama alle armi. In questo modo chi è più giovane come Gröning, e che quindi non sarebbe arruolabile nell’esercito, avrebbe la possibilità di fare carriera in un lasso di tempo relativamente breve. Tuttavia, nonostante quest’allettante opportunità, il giovane tedesco è inebriato dalle veloci e brillanti vittorie della Germania in territorio francese e polacco. Così sceglie di abbandonare la carriera in banca e si arruola nell’esercito tedesco.

 

 

Il ruolo di contabile. «Volli entrare nelle truppe scelte della riscossa tedesca. Sapete, Hitler ci esaltò: via di colpo i 5 milioni di disoccupati, ordine e lavoro, poi i polacchi sgominati in 18 giorni, i francesi in ancor meno», racconta oggi durante il processo. A causa della sua esperienza come contabile, nel 1942 viene inviato al campo di Auschwitz-Birkenau. Il suo compito era smistare i bagagli dei deportati, contare il denaro sequestrato ai prigionieri e inviarlo a Berlino. Era un vero e proprio contabile: «marchi, zloty, lire, fiorini, migliaia di dollari, centinaia di sterline… toccava a me registrare ogni contante sequestrato a chi veniva scaricato dai treni, calcolare il tasso di cambio, e versare tutto a Berlino».

Le camere a gas. Arrivato al campo, si scontrò subito con la realtà aspra di Auschwitz: «”Qui togliamo di mezzo i nemici”, dissero gli anziani a noi nuove leve la prima sera, dopo molta vodka. Chiesi loro che vuol dire. “Che vuoi che voglia dire?”, mi risposero. Un mondo cominciò a crollarmi dentro, ma non reagii». Non reagì finche un giorno assistette ad una scena che ancor oggi non riesce a togliersi dalla mente: «Vidi una mesta fila di gente in marcia, mi sembrarono tutti ebrei. “Mettiti la maschera antigas”, mi disse il mio superiore; furono spinti in un locale con scritto “docce”, l’ufficiale sprangò la porta, udii urla sempre più forti, poi il silenzio».

Il trasferimento e la fine della guerra. «Capii allora di aver scelto la parte sbagliata nell’inferno, chiesi di essere trasferito al fronte, ma invano». Nel 1944 Oskar Gröning, però, fu trasferito al fronte nelle Ardenne. Ferito, venne catturato dagli inglesi il 10 giugno del 1945, giorno del suo ventiquattresimo compleanno. Tre anni dopo, nel 1948, fu liberato e poté così ritornare in Germania dove cominciò una vita da normale cittadino: si sposò, ebbe due figli e fece carriera in una società di assicurazioni. Ma il ricordo di quanto vissuto in quegli anni non lo abbandonò mai. Nemmeno decenni dopo.

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