Pazzaglia, il veterinario delle tigri

06 Maggio 2015 ore 11:33

Libri come Creature grandi piccole, Cose sagge e meravigliose sono letture che chi ama gli animali dovrebbe fare assolutamente. Il dottore scozzese James Herriot, pseudonimo di James Alfred Wight, conosceva bene quel che scriveva perché le sue storie continuano ancor oggi a raccontare tutto ma proprio tutto del suo mestiere: il veterinario. «Era un modo diverso di concepire questa professione e alla mancanza di raffinate nozioni scientifiche si sopperiva spesso con dosi massicce di umanità e abnegazione. Il dottor Herriot era un uomo del secolo scorso e il suo lavoro di veterinario di campagna lo rende subito un personaggio accattivante, il suo ruolo appare quello sui generis di un eroe romantico».

Il dottor Loris Pazzaglia è invece il prototipo del veterinario all’avanguardia, responsabile assieme ad altri colleghi di una struttura di straordinario livello professionale in Toscana, la Clinica Galilei, dove cura i nostri amici a quattro zampe servendosi delle metodiche cliniche e chirurgiche più all’avanguardia. Eppure il dottor Pazzaglia, di origini emiliane, al pari di Herriot fa sognare, perché l’approccio appassionato alla vita come alla sua professione apre spazi e dilata dimensioni. Quando è a casa e finalmente si ritaglia un po’ di tempo libero, il medico si dedica all’esecuzione di preziosi lavori in legno di cui conosce ormai ogni segreto. In questo lo si può per istinto accomunare all’attore Philip Leroy, anch’egli attratto da questa identica passione, capace di allentare le tensioni, ma anche di rendere acuta la mente e sempre più agili le mani.

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Ecco, le mani, appunto: quelle che al dottor Pazzaglia servono per salvare la vita a tanti animali, piccoli e grandi, come quando allo bioparco di Roma se la deve vedere con tigri e orsi. «Gli interventi chirurgici su questi animali sono frequenti e spesso eseguiti in laparoscopia. Inoltre in molte occasioni è stato necessario trattare quegli orsi traumatizzati a causa delle orribili violenze inflitte da pseudo artisti girovaghi dell’est che per costringerli a ‘ballare’ ponevano piastre roventi sotto le loro zampe».

Quali sono le patologie più frequenti delle cosiddette bestie feroci?
«Fondamentalmente le malattie tipiche degli animali di gruppo ma anche eventi traumatici che coinvolgono gli arti o causati da ingestione di corpi estranei, fino alla comparsa di neoplasie».

C’è un episodio che l’ha colpita profondamente anche sul piano emotivo?
«Ne posso ricordare parecchi, ma ultimamente mi ha impressionato in modo particolare la disavventura di una giovane lince di un anno e mezzo rimasta intrappolata con le zampe nella rete del recinto arrivando a fratturarsele entrambe. Il problema è stato risolto grazie all’applicazione di due placche a stabilità angolare ottenendo un risultato davvero eccellente. A distanza di soli due mesi vedere  la lince muoversi e saltare normalmente è stata una grande emozione oltre che un’evidente soddisfazione».

Ovviamente lei opera in equipe in casi del genere…
«Certo. Molto spesso porto con me a Roma i miei assistenti specie quando si tratta di interventi complessi, mentre per eventi eccezionali mi faccio coadiuvare dai medici del bioparco diretti dal dottor Klaus Friedrich, col quale collaboro ormai da molti anni».

La sensibilità nei confronti degli animali è fortemente aumentata e sono poche ormai  le famiglie che non hanno adottato un cane o un gatto.
«Direi che si tratta di un cambiamento epocale. Un tempo prevaleva l’indifferenza e la totale ignoranza in campo zoofilo, mentre adesso è possibile notare un maggiore senso di responsabilità da parte dei proprietari, molti dei quali ben informati sui più moderni strumenti diagnostici e terapeutici».

Dottor Pazzaglia, capita che le venga chiesto l’impossibile?
«A volte succede. Specialmente nel caso di persone anziane o dei bambini che hanno fatto del loro compagno a quattro zampe il centro del proprio amore e per questo incapaci a rassegnarsi all’inevitabile. Noi facciamo sempre l’impossibile, però talvolta la natura gioca contro».

Si parla tanto di obesità tra i ragazzi, esiste un problema di sovralimentazione negli animali?
«Questo è uno dei problemi più comuni: purtroppo non sempre è semplice far comprendere gli incalcolabili rischi. Un’alimentazione bilanciata costituita da prodotti di buona qualità in commercio si adatta perfettamente alle varie razze, alle diverse età e al peso dell’animale ed è mille volte preferibile a quella generalmente squilibrata della cucina di casa».

Lei mostra grande manualità, dote fondamentale in un chirurgo, coltivando la passione per l’universo del legno; un novello Ulisse che saprebbe costruire il suo letto.
«In realtà ci avrei quasi pensato… E non è detto che rimanga solo un sogno! Non costruisco solo piccoli oggetti ma anche mobili di una certa grandezza e importanza. Ci metto anni, ma non importa».

Questa occupazione rappresenta anche un valido allenamento per quello che l’aspetta in clinica?
«In qualche misura sì. È specialmente un modo per dialogare con se stessi e praticare una sorta di gusto alla lentezza, intesa alla Kundera. Ma la differenza tra le due attività è che se sbaglio a intagliare un pezzo di legno o a prendere le misure butto via tutto nel camino e riparto. Così non succede quando c’è in gioco una vita da salvare, quando dall’esito dipende rivedere il sorriso sulle labbra di un bimbo in pena per il suo beniamino».

Un messaggio a chi abbandona i cani e uno per chi deve accudirli in modo corretto.
«Per i primi non ci sono attenuanti. Un animale domestico necessita di molte cure, di assistenza assidua e comporta perfino qualche rinuncia. Se non si è in grado di sostenere questo impegno, in cambio di valanghe di affetto, meglio lasciar perdere. Far soffrire solo per aver appagato un capriccio momentaneo è scorretto. Per chi commette il reato di abbandono le pene oggi cominciano ad essere piuttosto severe e mi auguro che si inaspriscano. Ai ‘padroncini’ di cani e gatti consiglio invece di seguire i propri amici comprendendo sempre le loro necessità evitando però un distorto processo di umanizzazione che oltre ad essere dannoso ne oltraggia l’intima natura».

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