I moai hanno un corpo

Il mistero dell’isola di Pasqua e le ultime sorprendenti scoperte

Il mistero dell’isola di Pasqua e le ultime sorprendenti scoperte
29 Dicembre 2015 ore 10:11

A cinque ore di volo da Santiago del Cile, l’Isola di Pasqua affascina archeologi, turisti e amanti del mistero. La sperduta isola del Pacifico scoperta il giorno di Pasqua presenta infatti delle statue uniche al mondo, i moai, gigantesche teste di pietra che spuntano dal terreno e costruite dal popolo Rapa Nui tra il 1250 e il 1500. Se volete averne un’idea più precisa, andate a Chiuduno, dove il 14 giugno 2015 un gruppo di Rapa Nui ha ricostruito un moai in occasione del festival Lo Spirito del Pianeta. Non è originale, ma può servire come termine di confronto.

 

 

Come sono i moai. Le “teste” dell’Isola di Pasqua sono costruzioni monolitiche – sono cioè ricavate da un unico blocco di pietra, precisamente di tufo vulcanico – e alcune di queste portano anche un cilindro di tufo rossastro, forse un copricapo, forse l’acconciatura maschile diffusa in antichità. I moai hanno inoltre dei simboli incisi sul dorso, in lingua rongorongo. Probabilmente si riferiscono all’identità dell’artista o del gruppo di artisti che li hanno realizzati. Il segno più diffuso è quello della falce, che potrebbe rimandare alla canoa, il mezzo di trasporto più diffuso presso i Rapa Nui. In media le statue sono alte tra i 2,5 e i 10 metri, ma ne esiste una, rimasta incompleta, che raggiunge i 21 metri. I volti si assomigliano: sono austeri, ieratici. Le bocche serrate e il mento rivolto verso l’alto incutono rispetto in chi osserva le statue. Gli occhi oggi sono vuoti, ad eccezione di quelli di una sola testa, che ha le pupille di ossidiana circondate da corallo bianco.

 

 

Come venivano costruiti. Sono stati contati mille moai sull’isola e quasi tutti sono stati realizzati con il tufo basaltico del cratere Rano Raraku, in cui si trovano 400 costruzioni incomplete. È in questa cava che le statue venivano scolpite, probabilmente a faccia in su. Poi, quando erano pronte, erano staccate e portate sulla costa, dove erano eseguite le rifiniture. Per trasportare un moai occorreva molto tempo, anche un anno intero; non sappiamo in che modo e con quali strumenti avvenisse lo spostamento della scultura. C’è chi ipotizza che fossero spinti in posizione verticale, perché secondo la tradizione orale dell’Isola di Pasqua i moai si spostavano camminando.

La funzione dei moai. Una leggenda isolana racconta che, molto tempo fa, alcuni uomini-uccelli discesero dal cielo. Erano guidati da Makemake, il creatore dell’umanità, il dio della fertilità, nonché il dio più importante. I moai, che riprodurrebbero le sue fattezze, si muovevano grazie a un’energia misteriosa, controllata da due sacerdoti. Il giorno in cui questi scomparirono senza lasciare traccia fu anche quello in cui s’interruppe la costruzione dei moai. Secondo gli esperti, invece, i moai sarebbero costruzioni legate probabilmente al culto dei morti e, in generale, alla religione, e fungono da elementi beneauguranti per i pescatori.

[Foto di Eisp]
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Gli studi degli archeologi. Gli studi archeologici sui moai vengono costantemente aggiornati. Nel novembre del 2011 il gruppo di ricerca condotto da Jo Anne Van Tilburg ha portato alla luce i corpi, che stavano nascosti sottoterra, perfettamente conservati e ancora attaccati alle loro teste. A marzo 2012, invece, i lavori si sono concentrati sui “tattoo” che le statue sfoggiavano sulla schiena, simbolo umano di una certa spiritualità o funzione sociale legate proprio ai moai. Negli anni, poi, gli scavi sono continuati, senza interruzione. È stata scoperta un’altra testa, sepolta accanto ai corpi, e sono stati ritrovati strumenti di lavoro, probabilmente risalenti ai momenti della costruzione. Ogni ritrovamento ha delle ripercussioni importanti sullo studio dell’antico popolo Rapa Nui, scomparso all’indomani della scoperta dell’isola da parte dell’olandese Jakob Roggeveen, nel 1722.

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