Immensa Atalanta e… #ilbellodeveancoravenire

03 Gennaio 2018 ore 09:00

All’inizio del 2017, BergamoPost, a proposito di Atalanta aveva lanciato questo hashtag: #ilmiglioreannodellanostravita. Oggi, prima che al San Paolo si iniziasse il quarto di finale con il Napoli, ho whatsappato al direttore Ettore Ongis, l’hashtag 2018: #ilbellodeveancoravenire. Detto, fatto.

Di nuovo nei quarti di finale della coppa nazionale dopo quattordici anni di attesa, la Dea ha guadagnato la semifinale, dove affronterà la vincente del derby torinese, dopo aver fatto fuori la squadra più forte e più bella della serie A, che la serie A comanda con pieno merito: 48 punti in 19 partite, record su record macinati e rimacinati. L’Atalanta ha eliminato dalla Coppa Italia i campioni d’inverno che, nell’anno appena passato, di punti nel massimo torneo ne hanno complessivamente totalizzati 99. Questa è un’altra impresa straordinaria di un gruppo di giocatori che ci sta abituando a imprese straordinarie e continua a spostare più in là i propri limiti. Forse, perché non li conosce nemmeno l’uomo che così magistralmente li guida.

Gian Piero Gasperini ha firmato un altro capolavoro al San Paolo, dove già nella passata stagione aveva impietrito Sarri. Questi, rispetto all’ultima di campionato ha cambiato il Napoli per sette undicesimi; Gasperini, invece, ha riproposto il suo marchio di fabbrica 3-4-1-2 con Cristante alle spalle di Cornelius e Gomez; sulle fasce, Gosens e Castagne.

Il primo tempo nerazzurro  è stato da manuale del calcio di Gasp, il secondo pure. Pressing feroce per togliere il respiro alla capolista che non ha mai seriamente impensierito Berisha, tranne al 7’ quando il portiere albanese è stato pronto a deviare in angolo il diagonale di Callejon, imbeccato da Diawara. L’Atalanta ha preso campo con disarmante disinvoltura, come se non giocasse in casa della squadra leader del girone d’andata, il carrarmato sarriano, la sintesi ammirevole di tattica e gioco. Le cinque ammonizioni comminate da Giacomelli già nei primi 45’ (Freuler, Koulibaly, Rog, Caldara e Toloi) la dicono lunga sull’agonismo che ha scandito il confronto. L’equilibrio è stato rotto da Castagne all’inizio della ripresa: cross di Gomez dalla sinistra, Cornelius tira, Mario Rui si frappone, pallone al ventiduenne terzino belga (l’ennesima intuizione di Sartori) che fulmina Sepe con un destro sotto la traversa.

Sarri le ha provate tutte per ribaltare la partita, inserendo Insigne, Martens e Allan, ma non c’è stato verso. Il raddoppio di Gomez è stato spettacolare, con quel missile dal basso verso l’alto che non ha lasciato scampo al vice di Reina, legittimando una volta di più la classe eccelsa del Capitano argentino. Mertens ha cercato di riportare in partita il Napoli grazie al colpo di testa che ha bruciato Berisha in uscita, ma, nel finale, l’Atalanta ha dimostrato ancora una volta che cosa significhi lottare, soffrire, vincere, resistendo all’orgoglioso ritorno degli avversari.

L’Atalanta ha vinto la Coppa Italia per l’unica volta nella sua storia il 3 giugno 1963. Cinquantaquattro anni e sei mesi dopo, l’Atalanta ha guadagnato la semifinale con l’autorevolezza e la caratura di una grande squadra perché soltanto una grande squadra poteva eliminare il Grande Napoli al San Paolo. In Italia come in Europa, questa Dea sta costruendo qualcosa di magico. E di unico. Chiunque la ami, non finirà mai di esserle grato per le emozioni che ci dona. E, soprattutto, per la felicità che regala alla sua gente.

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