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A dieci anni dalla morte

L’indimenticabile Nino Manfredi

L’indimenticabile Nino Manfredi
Personaggi 27 Ottobre 2014 ore 13:52

Dieci anni fa moriva Nino Manfredi. Con Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri ha accompagnato la generazione dei baby boomers, i nati dopo la guerra. Ma piaceva anche ai loro genitori, di cui era biograficamente contemporaneo, essendo nato nel 1921 a Castro de’ Volsci, provincia di Frosinone.

In quanto appartenente al mondo dei genitori è stato attore di teatro. Per i baby boomers è stato un attore di cinema e di televisione. Sul piccolo schermo si è diviso in tre: ha fatto il presentatore, l’attore di sceneggiati e di fiction, il testimonial pubblicitario. Cantava anche, Manfredi. Canzoni nella lingua sua, metà fra ciociaro e romanesco. Per questo Giovannini e Garinei – i mostri sacri della rivista italiana – lo chiamarono per Rugantino, tragicommedia d’amore e di morte nella Roma dei Papi, che in questi giorni viene ricordata a New York con una grande mostra.

Manfredi era difficile perderlo di vista: salvo gli ultimi anni – in cui la salute non volle assisterlo – c’era sempre, o per una cosa o per l’altra. La sera per la pubblicità del caffè – «più lo mandi giù e più ti tira su»; «il caffè è un piacere. Se non è bbòno, che piacere è» – o come ospite in prima o seconda serata, rigorosamente “in Missoni”. O come destinatario di un premio cinematografico (ne ha presi tantissimi, fra cui una Palma d’Oro a Cannes per il film opera prima Per grazia ricevuta). Dopo cena, oltre a presentare la leggendaria Canzonissima del 1959 con Paolo Panelli e Delia Scala (regia di Antonello Falqui, coreografie di don Lurio) in cui lanciò uno dei primi tormentoni televisivi («Fusse ca fusse la vorta bbòna») vestendo i panni di un barista di Ceccano (paese della natia Ciociaria), fu Geppetto nel Pinocchio di Comencini (forse il miglior Pinocchio portato sullo schermo), e il tenero padre brigadiere in pensione in Linda e il Brigadiere, dove Linda era interpretata – nelle prime due serie – da una meravigliosa Claudia Koll. Nella vita, il padre di Manfredi era stato maresciallo di pubblica sicurezza e forse questo ricordo ha contribuito a fare di Nino Fogliani (la scelta del nome non dev’essere stata casuale) un personaggio di grandissima umanità.

 

 

Al cinema era difficile che non ci fosse in giro un film con Nino Manfredi. Prima della stagione delle multisale e del cinema domestico a noleggio o in download, i film permanevano a lungo nelle sale. C’erano i cinema di prima, seconda e terza visione, dove le pellicole continuavano la loro vita spesso in condizioni avventurose, con continui tagli e interruzioni. Così essendo organizzata la distribuzione, Manfredi era sempre in cartellone, in una delle sue infinite incarnazioni.

Lo ha detto la moglie a New York in questi giorni: «Siamo venuti qui nel ’63 con Rugantino e questa mostra ora non fa altro che evidenziare quando Nino conoscesse tutte le discipline del suo lavoro». È vero. Manfredi ha fatto l’attore perché recitare gli consentiva di accettarsi come essere umano. E per questo motivo non poteva stare senza vestire i panni di qualcuno. Ha riferito una volta Dino Risi, il regista, che Nino era così minuzioso, così desideroso di riuscire alla perfezione, da svegliarlo alle tre di notte per proporgli due o tre modi con cui aveva pensato di risolvere un problema di interpretazione in una scena che si sarebbe girata il giorno dopo. Risi – lo ha riferito nella stessa occasione – gli consigliava sempre di fare quel che gli pareva, che sarebbe andato bene così. Non si può certo dargli torto.

 

http://youtu.be/2KHRdHjwO7I

 

Quanti film di Manfredi abbiamo visto? Facciamo cinquanta, la metà del centinaio cui ha preso parte? Vada per quarantacinque. Sono tutti elencati nelle pagine a lui dedicate nelle diverse enciclopedie in rete. Ma se trovate da qualche parte Gli innamorati – regia di Mauro Bolognini -, Una giornata decisiva – regia di Dino Risi. Episodio del film I complessi -, L’avventura di un soldato – regia dello stesso Manfredi. Episodio del film L’amore difficile – non perdeteveli. Sono briciole, scintille di pochi minuti, che il cinema ha reso possibili e salvato per noi.

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