Dal sito di Focus

Inventori campioni di sfortuna uccisi dalle loro stesse invenzioni

Inventori campioni di sfortuna uccisi dalle loro stesse invenzioni
27 Agosto 2014 ore 16:10

Il sito di Focus ci presenta dieci personaggi che sono rimasti vittima delle proprie invenzioni. Appartengono alla nostra storia come eroi tutto sommato divertenti, se si eccettua Marie Curie, il cui genio indiscusso e l’eroismo corrispondente non consentono sorrisi di alcun genere.
C’è Otto Lilienthal, il primo uomo a volteggiare nell’aria sospeso a due ali – le bisnonne del deltaplano. Ma nella foto quel vero e proprio mito di ogni infanzia sognante porta gli scarponi senza calzini e i pantaloni a pinocchietto che lo identificano eccessivamente col turista tedesco che si aggirava nelle nostre cittàd’arte o sulle spiagge. La foto di Franz Reichelt, austriaco predecessore di quei pazzi che ai nostri giorni si lanciano da grattacieli e dirupi muniti di una tuta da pipistrello (riuscendo addirittura ad atterrare immuni), fa sorridere in parte perché ricorda i fenomeni da baraccone, in parte ancora maggiore perché di mestiere faceva il sarto, e tutto quel barracano di stoffe e legacci ci spinge a immaginare a cosa pensasse mentre cuciva i vestiti per i suoi clienti.

 

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Anche le altre storie sono belle: quella di Bogdanov che morì per una trasfusione, proprio lui che le aveva inventate. Quella del produttore del Segway, il fantastico monopattino elettrico che si vede soprattutto prima delle gare moto o automobilistiche con qualche campione che lo usa per spostarsi: morì precipitando in una scarpata, forse per aver perso il controllo del suo giocattolo. E altre.

Ma la galleria di Focus ha anche un altro vantaggio: ci fa pensare a tanti altri campioni di sfortuna sparsi nei secoli. Il primo che viene in mente appartiene all’immaginario cinematografico: è l’inventore della tuta antiproiettile che ne Il Grande Dittatore di Chaplin si presenta a Adenoid Hinkel indossandola e invitando l’uomo dai baffetti a sperimentarne l’efficacia sparandogli. Un colpo di pistola e l’inventore si accascia al suolo. Poi ce n’è un altro che si butta dalla finestra, emulo del sarto di cui sopra: lo spettatore avverte solo un enorme botto mentre Hinkel, che ha seguito la prova, rientra nella stanza. Gli studenti delle superiori ricordano anche il toro di ottone o di bronzo che un ingegnere ateniese di nome Perillo costruì per il tiranno agrigentino Falaride: fatto in modo da ospitare al suo interno una persona, prevedeva, sotto la pancia, un braciere che avrebbe riscaldato il metallo così da cuocere il condannato. Must dell’invenzione: il fatto che le urla del tapino, passando per due orifizi praticati nelle pareti metalliche, davano l’impressione che l’animale muggisse. Il tiranno volle sperimentarne l’efficacia rinchiudendovi per primo l’inventore.

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Gli amanti dei documentari sull’ultima guerra ricordano invece gli equipaggi delle navi che osservarono, muniti semplicemente di occhiali scuri, i primi esperimenti atomici nel Pacifico. Non sapevano, i poveretti, di esporsi a radiazioni letali. E non lo sapevano nemmeno i cineoperatori, evidentemente.
Questa minirassegna un po’ casual non può tuttavia evitare di rendere omaggio agli artigiani-inventori morti per lo scoppio delle macchine a vapore precedenti l’invenzione di James Watt. Le tecniche di calcolo della pressione sviluppata dalle caldaie, le proprietà dei materiali utilizzati per la loro costruzione, l’attenzione dedicata al funzionamento delle valvole di sicurezza e ai meccanismi di trasmissione ai telai erano a uno stato così primitivo che spesso questi enormi ammassi di ghisa o di qualche altra lega esplodevano senza alcun preavviso disseminando morte e distruzione all’intorno. Molti dei loro inventori sono per questo rimasti senza nome, perché solo alcuni di loro riuscirono a progettarne di successive.

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