Ha scritto anche un libro

John, gangster londinese convertito Dal machete a Madre Teresa

John, gangster londinese convertito Dal machete a Madre Teresa
20 Aprile 2015 ore 10:13

Questa è la storia di John Pridmore, senza dubbio sconosciuta ai più. Ma è una storia che vale la pena conoscere, un’esistenza di violenza e criminalità che ha saputo trasformarsi in una vita di perdono e di amore. Ancora oggi, Pridmore gira l’Inghilterra per raccontare a tutti la propria esperienza e il proprio cambiamento, a testimoniare che la speranza, nonostante tutto, non deve mai cessare di esserci.

A 10 anni i suoi divorziarono. John nacque nell’est di Londra, nel 1964. Dell’infanzia parla poco, evidentemente considerata come un periodo della sua vita privo di particolari degni di nota. La prima grande svolta arriva quanto aveva 10 anni: i suoi genitori decisero di divorziare, e gli chiesero di scegliere con chi volesse andare a vivere. Come a dire: vuoi più bene al papà o alla mamma? In quel momento, John, incapace naturalmente di prendere una decisione del genere, optò per una terza via: smettere di voler bene a chicchessia. «Se non avessi più amato, non avrei più sofferto», queste le parole con cui Pridmore commenta quell’episodio. Dopo la separazione dei genitori, probabilmente per il tentativo di attirare un po’ di attenzione su di sé, John cominciò ad occuparsi di piccoli crimini, furti e spaccio. A 15 anni venne trattenuto per qualche mese in un carcere minorile, ma invece che fungere da deterrente, questa prima esperienza di prigionia lo convinse a dedicarsi completamente alla criminalità. Già allora, John era un’anima drammaticamente inquieta: «Siccome nella mia famiglia non c’era amore, per sopportare prendevo gli antidepressivi, assumendo anche droghe e alcol e qualunque cosa trovassi per uccidere il dolore dentro di me».

 

 

La prigione e il rancore. A 19 anni venne nuovamente arrestato, questa volta in una prigione vera e propria. Durante il periodo di detenzione, Pridmore era violento e pericoloso, tanto che buona parte del tempo trascorso lì lo passò in isolamento. Una volta uscito, si trovò ad essere «più rancoroso e aggressivo che mai». Decise quindi di entrare a tutti gli effetti nella criminalità organizzata londinese, facendo lo scagnozzo. E qui arrivò la seconda grande svolta della sua vita. Macchine di lusso, donne a bizzeffe, soldi da non saper nemmeno che farci: John era divenuto un gangster vero e proprio, con tutti gli agi del caso. Girava Londra sulla sua Bmw Serie 7 o sulla sua Mercedes decapottabile, con al fianco belle donne, il portafoglio stracolmo, un machete all’interno del cappotto per riscuotere debiti per conto della mala. Faceva una vita ricca, aveva tutto, «ma dentro sentivo un grande vuoto, perché niente riusciva a soddisfarmi completamente», ripensa oggi. «Ero disperato, stavo cercando la pace, ma la cercavo nei posti sbagliati. Mi drogavo ogni giorno, crack e cocaina, fumavo e bevevo pesantemente, anche le mie relazioni e la mia vita sessuale erano fuori da ogni regola».

La rissa e un’inattesa confessione. Di lì a poco, la terza grande svolta: in una rissa in un locale che John gestiva per conto dei suoi capi, tirò fuori un tirapugni e colpì a ripetizione un ragazzo. Di fronte al corpo in fin di vita del giovane, steso e sanguinante ai suoi piedi, John pensò: «Diavolo, qua se mi beccano mi prendo 10 anni!» Una preoccupazione comprensibile, ma in Pridmore fece scattare un’inattesa scintilla: «Avrei potuto uccidere qualcuno senza che ciò mi toccasse neppure, l’unica cosa di cui mi preoccupavo era che stavo per tornare dentro, non che per poco non avevo ucciso un uomo». Fu un pensiero che cominciò ad ossessionarlo: nessuna droga, nessuna donna e nessun alcolico riusciva a distrarlo da ciò. Una sera, assillato in maniera insostenibile da questo pensiero, decise di fare una cosa che non aveva mai fatto in 27 anni di vita: entrare in una chiesa e confessarsi da un prete. «Avevo sempre pensato che Dio non fosse altro che una favola inventata per far fare i bravi agli uomini, non ci avevo mai creduto davvero». Ma quella sera, in quel confessionale, la vita di John prese nuovamente una grande e imprevedibile svolta: «Chiesi a Dio di darmi un’altra possibilità, non tanto perché ero pentito, ma perché non volevo più vivere nella desolazione. E il vuoto nel mio cuore che le droghe, il potere e le relazioni non erano riusciti a colmare fu riempito dall’amore di Dio». Ricorda adesso John: «Non riuscivo a credere che Dio potesse amare qualcuno come me, con tutte le cose terribili che avevo fatto, ma Lui ha continuato a mostrarmi che mi amava e mi accettava».

 

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Il buttafuori di Dio. Da quel momento, la vita di John cambiò radicalmente. Smise di frequentare la criminalità di Londra, cercava la compagnia dei preti perché «erano pieni di una gioia che non avevo mai conosciuto prima. Mi abbracciavano, nonostante tutto quello che avevo combinato». Ora John lavora in un’associazione creata da Madre Teresa di Calcutta, che incontra giovani dalla vita difficile: Pridmore è lì per aiutarli  a non commettere gli stessi errori da lui fatti. «Tutto quello che voglio dir loro è che c’è una possibilità di amore vero nella vita, ed è quello che Dio ha per noi e che di conseguenza noi abbiamo gli uni verso gli altri». In Italia nel 2011 uscì anche un libro, dal titolo Il buttafuori di Dio. Una storia vera (ed. Paoline). Perché quella di John Pridmore è una storia che davvero vale la pena conoscere.

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