Juri Camisasca, un artista raffinato

Personaggi 28 Aprile 2018 ore 04:30

Compositore raffinato, autore, pittore, ex monaco benedettino e profondo ricercatore delle dimensioni mistiche dell’essere umano. Juri Camisasca è artista di straordinaria sensibilità e uomo capace di realizzare la rara e quasi irraggiungibile alchimia di chi vive nel mondo ma al contempo riesce a distaccarsene. Abita a Milo sulle falde dell’Etna, a due passi dalla casa di Franco Battiato: non solo amici da sempre, ma anime fuse in un medesimo afflato che in molte occasioni ha prodotto riuscite collaborazioni, come nel caso delle opere di Battiato Genesi e Gilgamesh. Indimenticabili brani come Nomadi, ma anche quelli splendidi contenuti nell’album Il Carmelo di Echt, in Arcano Enigma o nel suo più recente Spirituality, realizzato assieme a Rosario di Bella. Molte della composizioni di Juri sono state interpretate da artisti del calibro di Battiato, Giuni Russo, Milva e Alice.

È prossima l’uscita di un docufilm di Francesco Paolo Paladino dal titolo Non cercarti fuori, in cui l’artista milanese racconta aspetti salienti della sua vita e del senso che ha sempre voluto imprimerle. Juri Camisasca ha inaugurato sin dallo scorso anno il progetto Adunanza Mistica, che il 30 di questo mese sarà riproposto al Cinema Teatro Odeon di Firenze: un tour di concerti in cui la parola si mescola ai suoni e alle immagini per dar vita a un viaggio corale verso quella consapevolezza interiore capace di travalicare i confini di ogni specie e genere.

 

 

A chi è rivolto Adunanza Mistica?
«A quanti lo  vogliono e durante il loro percorso si sentono attratti dall’eco di questo mio richiamo. Chiunque sia impegnato in una ricerca interiore  certamente lo farà con gioia, spinto dall’universale desiderio di intrecciare un dialogo con la propria anima».

È un’epoca di grande confusione, quali i rimedi?
«La scoperta della nostra interiorità: non ci sono altre strade. Comprendere di essere depositari di un vero e proprio tempio spirituale equivale alla riconquista del rispetto di se stessi e verso gli altri. Una cosa è certa, proprio in tempi difficili: incontrare l’uomo, a patto di aver prima incontrato Dio».

In un momento di allontanamento dal senso religioso, lei propone tematiche spirituali…
«Solo trascendendo l’ego si può arrivare a una buona realizzazione di sé e poco importa che l’espressione del divino sia una o molteplice, che appartenga a questa o quella cultura. Molti mi danno per questa ragione del sincretista, ma trovo che si tratti solo di una etichetta priva di senso».

L’armonia è una felice conseguenza del nutrimento attento di spirito e corpo?
«Non ci sono dubbi. Dobbiamo fare delle scelte e concepire il nostro organismo alla stregua di un athanor, in grado di elaborare e trasformare quel che mangiamo. Io sono vegetariano, non vegano, non mangio carne e ovviamente neppure pesce. Tuttavia se mi offrono a cena un piatto a base di pesce, il mio dovere di ospite mi impone di sedere a quella mensa onorandola. Confidando appunto nel potere alchemico di cui disponiamo possiamo anche evitare atteggiamenti troppo radicali».

A quale dei suoi brani è maggiormente affezionato?
«Reputo tutti  i brani che compongo veri e propri figli a cui per qualche ragione resto molto legato. Naturalmente ci sono certe cose che riescono meglio di altre. Del resto credo che questo sia inevitabile…».

 

 

Un’altra anima artistica di Camisasca è quella del pittore di icone. È stato lei a influenzare Battiato o viceversa?
«Disegnavo e dipingevo abbastanza bene sin da quando ero piccolo. Non sono mai stato una cima a scuola e la matematica mi è stata sempre ostica: invece con matite e pennelli ci sapevo fare! Franco si è avvicinato con molta curiosità alla tecnica della pittura delle immagini sacre ed è diventato anche molto bravo».

Il principe Yuri Lubovedsky vibra nel suo pseudonimo, l’esperienza dottrinale di Gurdjieff può andare d’accordo con quella sua personale  di monaco benedettino e con la mistica del Monte Athos?
«Trova che ci sono forse così grandi differenze tra le meditazioni ascetiche di Santa Teresa d’Avila e certe argomentazioni mistiche di Gurdjieff? Dirò di più, mi sono sempre compiaciuto di percorrere le vie più diverse: ho spaziato dal buddismo di Hermann Hesse, raccontato nel suo Siddartha, all’esoterismo di Castaneda o al tantrismo di Osho, che la maggior parte delle persone non ha capito assolutamente».

Certe canzoni, benedette dallo Spirito, aprono il cuore. Crede che possano anche insegnare qualcosa?
«Insegnare non lo so, questa è una impresa troppo ardua e incerta. Di sicuro mi capita di scoprire mentre compongo alla chitarra come tutto all’improvviso diventi un fluire di musica e parole. Arriva inattesa l’invisibile carezza e magari nascono cose particolari come Le Acque di Siloe, una di quelle composizioni che mi piace credere suggerita da una volontà superiore».

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli