L'arresto di Melissa Calderon

La China, la giovane leader narco con all’attivo addirittura 180 omidici

La China, la giovane leader narco con all’attivo addirittura 180 omidici
28 Settembre 2015 ore 10:51

“La China” è stata infine catturata. Un nome che in Europa forse dice poco, ma che al di là dell’Atlantico rappresenta un vero e proprio simbolo del narcotraffico, un appellativo che riporta la mente di ciascun messicano al volto giovane e folle di Melissa Calderon, probabilmente la donna più spietata che il Centro America abbia conosciuto negli ultimi anni. Catturata perché tradita nientemeno che dal fidanzato: al di là del fugace rammarico per una storia d’amore finita molto male, la notizia è una buona nuova, poiché Melissa in Messico era sinonimo di droga, malavita e tanta morte.

L’ascesa della China. Melissa Calderon, detta la China, era ricercata da parecchio tempo dalle forze dell’ordine messicane e dalla polizia internazionale, poiché era la detentrice di uno dei più importanti cartelli del traffico di stupefacenti sudamericani, le Fuerzas Especiales de los Dalmados. Non vantava particolari legami di parentela con boss o leader del narcotraffico messicano, la sua ascesa è stata conquistata passo per passo, una sorta di self made woman da non raccontare però ai ragazzi a scuola. È riuscita a farsi largo fra i vertici del cartello grazie ad una spaventosa crudeltà e ad un grilletto piuttosto facile: a Melissa, infatti, sono attribuiti non meno di 180 omicidi. Letteralmente ossessionata dal potere, ha dato presto inizio ad una sanguinosa ribellione all’interno Fuerzas Especiales de los Dalmados, creando un gruppo secessionista con l’obiettivo di stroncare le fazioni dei Los Pepillos e dei Los Mayitos, i più importanti del cartello. Melissa ha vinto la sua guerra, e a nemmeno 30 anni si è ritrovata a capo di un imponente giro di traffico di stupefacenti.

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Il regno del terrore della China. Ma com’è possibile che una donna così giovane sia stata in grado di soppiantare gerarchie e personaggi tanto potenti? La risposta è semplice: Melissa Calderon non ha mai avuto pietà di niente e nessuno, tutto e tutti erano sacrificabile di fronte alla sua insaziabile sete di potere. «Il mio mestiere è uccidere e vendere droga, nient’altro», ripeteva sempre. Una volta giunta al vertice delle Fuerzas Especiales de los Dalmados, le si è presentato il complicato compito di dare quanto legittimazione ad un ruolo che poco si confaceva ad una giovane ragazza. Così, negli anni successivi, la crudeltà di Melissa ha toccato vette impensabili. Ha riempito fosse comuni, massacrato intere famiglie, i cui corpi smembrati sono stati distribuiti alle porte delle case delle città di appartenenza come monito per le comunità. La sua fama di leader è stata corroborata grazie anche ai social network, inondati di sue foto in cui imbraccia con nonchalance kalashnikov e altri e vari tipi di armi. Nella gerarchia del gruppo, dietro di lei, c’era l’ex fidanzato Pedro “El Chino” Camarena, mentre Sergio “El Scar” Beltran rivestiva il ruolo di assassino capo; lo spaccio della droga vero e proprio era affidato a Pedro “El Peter Cisneros, mentre la logistica era materia di Rogelio “El Tyson” Franco”.

 

Mexican_drug_cartels_2008

 

Il tradimento e la cattura. L’ultima follia della China è stata una spaventosa guerriglia presso la cittadina di La Paz, nel Messico del Sud, per prendere il controllo del narcotraffico del territorio. Forse per pentimento seguito dalle follie che la Calderon stava mettendo in atto a La Paz, Pedro Camarena, il fidanzato, ha deciso di andare dalla polizia per collaborare alla cattura di Melissa. Il piano per arrestarla è durato diversi mesi, poiché le stesse forze dell’ordine temevano le eventuali rappresaglie che la China avrebbe potuto mettere in atto qualora si fosse accorta del tradimento di Pedro. Ma tutto è andato per il verso giusto e la Calderon è stata catturata all’aeroporto di Cabo San Lucas, mentre tentava di imbarcarsi su un volo.

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