A tu per tu con Migidio Bourifa

Il maratoneta della Val Seriana

Il maratoneta della Val Seriana
01 Aprile 2015 ore 16:49

Migi cosa? No, perché il nome non è che sia poi comune… non per un italiano. Figuriamoci per un bergamasco delle Valli. Il fatto che sia nato a Casablanca, la città del film capolavoro di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, è solo un dettaglio voluto dal papà, operaio a Bergamo, per avere il doppio passaporto. Migidio Bourifa è bergamasco doc, e Albino è la sua cittadina. Classe 1969, maratoneta, la sua vita sportiva non è iniziata con le scarpe da corsa ai piedi (da ragazzino preferiva il karate), ma anzi è iniziata relativamente tardi per il seriano rispetto alla maggioranza degli atleti di livello. La conquista della distanza dei 42 km e 195 m è stata graduale: corsa in montagna prima, il mezzofondo, e poi la lunga distanza con l’esordio alla maratona di Torino nel 1998, con un tempo che ha stupito tutti, 2h15’35.

L’aspettativa dal lavoro. Quella corsa segnò la sua vita. Da lì infatti arrivò la decisione di dedicarsi solo alla corsa, chiedendo l’aspettativa nell’azienda di programmazione di macchine utensili dove lavorava. La determinazione e la predisposizione gli hanno dato ragione: quattro titoli italiani (2007, 2009, 2010, 2012), 35 maratone tra Campionati del Mondo ed Europei (la mancata convocazione per Pechino 2008 è stata la sua più grande delusione) per un totale di quasi 1500 km corsi. Tutti alla ricerca di quel traguardo che, oltre a una medaglia e alla consacrazione nell’universo sportivo, ti permette il confronto costante con te stesso.

 

 

L’infortunio nel 2004. E pensare che per Migidio ci sono stati anni difficili. Come, ad esempio, il 2004, quando Bourifa rimase “off road” per 13 mesi a causa di un brutto incidente stradale. «A tre mesi dalle Olimpiadi di Atene – racconta – mi investì un’auto mentre andavo in moto a fare una visita preolimpica. Persi le Olimpiadi e tornai efficace solo dopo circa 9 mesi. La forza di non mollare mai e ma credere sempre nel progetto che avevo mi ha dato la forza di riprendermi e continuare». Così rimase fuori dai Giochi Olimpici di Atene 2004, quelli che hanno incoronato re il “collega” Stefano Baldini che tagliò il traguardo in 2h10’55”. Un tempo, per altro, alla portata di Bourifa: chissà che sarebbe successo se ci fosse stato…

Il ritorno. Dopo l’infortunio, Migidio rientra e subito vince, così, per far capire che la tempra, le gambe e la testa sono sempre quelle: nel maggio 2005 conquista la maratona di Trieste in 2h10’48” (sette secondi meno di Baldini ad Atene…). Da lì l’escalation continua fino al 2012 quando, alla “veneranda” età di 43 anni, conquista il quarto titolo italiano giungendo secondo alla maratona di Carpi e chiudendo così la carriera professionistica. Ma per Bourifa è difficile restare lontano dallo sport. Così, dopo avere iniziato nel 2011 a lavorare a tempo pieno per la X-Bionic – azienda per la quale è stato dapprima testimonial poi sviluppatore del prodotto – entra a far parte del X-Bionic Running Team ASD, una società ideata attorno alla sua figura ed aperta a tutti coloro che amano correre.

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La 100 km nel Sahara. Finché un anno fa, il seriano ha trovato una nuova sfida, la 100 km del Sahara. Detto fatto, si fa per dire perché se una maratona richiede circa tre mesi di preparazione e uno di recupero – con un dispendio energetico di 10mila calorie – , quanti ne richiederebbe «una più di una doppia maratona»? «La 100km me la sono inventata – spiega Migidio – non sapendo a cosa andavo incontro. È stata molto bella e affascinante: ho avuto comunque la possibilità di utilizzare le mie capacità di gestione della gara ed è emerso il mio spirito di agonismo». La corsa nel deserto è una delle più dure: quattro tappe consecutive da 23 km, 26 km, 9 km (di sera) e finali 42km, assieme ad altri 75 runners. «Sono sempre alla ricerca di stimoli nuovi. Non voglio smettere definitivamente, così provo sempre nuove avventure, come quella del Sahara, che mi possano stimolare nel prepararmi». Un delirio di chilometri tra dune, sabbia, caldo… L’incognita, per chi corre solitamente sull’asfalto,  non è tanto il caldo costante sopra i 40 gradi, ma la sabbia e il timore di vesciche. Migidio arriva secondo: «Un’esperienza che mi è piaciuta molto. Tornarci?Non so, lo farei solo per provare a vincerla».

Ora le bici. All’orizzonte, oltre al trail running (la corsa su sentieri naturali tra montagne, boschi, pianure), c’è anche la bicicletta, visto che per l’azienda per cui lavora ha iniziato a seguire anche il mondo bike. Nuove sfide quindi sempre alla ricerca del misurarsi per superare i propri limiti. Con una verità appresa in anni di corse: «La mente fa la differenza». L’età, le condizioni, la preparazione, sono necessari certo, ma senza la forza di volontà non taglieresti il traguardo. Così dalle ripetute in Val Seriana alle strade di mezzo mondo, chissà, non ci sarebbe da stupirsi se in una delle prossime corse di ciclismo trovassimo Migidio Bourifa in griglia di partenza.

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