La sera magica di Berlino/2

La finale vista da un atalantino che dice: non c'era partita

La finale vista da un atalantino che dice: non c'era partita
Personaggi 08 Giugno 2015 ore 06:30

Non avevo nemmeno in programma di guardarla, la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona. A quella santa di mia moglie, dopo un campionato intero in cui ho seguito l’Atalanta per tutte le partite, non potevo chiedere uno sforzo ulteriore nel primo sabato libero dal pallone. Poi ha fatto un caldo infernale, la nostra piccola ci ha impegnato tutto il giorno e alla fine ci siamo rilassati a casa e ho visto anche io la partita di Berlino.

Il 3-1 maturato per il Barcellona non è giusto, è sacrosanto. La Juve ha tenuto il campo con grande difficoltà, ha trovato il pareggio nell’unica vera occasione creata e in quei minuti lì, dopo il gol, sembrava pure potesse alzare la cresta e farcela davvero. Quel contatto Dani Alves–Pogba farà discutere molto, ma solo in Italia. In Spagna, tutti magnificheranno una squadra che ha dato l’impressione costante di avere in pugno il match e che ha vinto senza troppi rischi una Coppa che gli appartiene. Sono loro i Campioni.

Certo, il buon Sandro Piccinini insieme all’eterno ariete Aldo Serena hanno provato a spiegarci che la Juventus è partita forte. Poi è successo che al 4’ il Barcellona ha fatto il Barcellona e lo 0-0 sulla tv, in alto a sinistra, era già un ricordo. Sinceramente, per puro spirito di spettacolo, mi ha fatto piacere vedere la gara restare in equilibrio fino alla fine: ne ha beneficiato ogni spettatore, sai che noia 3-0 dopo mezz’ora?

 

Germany Soccer Champions League Final

 

Il Barcellona ha vinto la Champions League perché è una squadra stupenda, la Juve poteva farcela solo indovinando la gara perfetta nella serata storta di Messi, Suarez, Neymar e Iniesta. E Xavi. E Dani Alves. E Mascherano. E Piquet. Mmm… Forse non c’erano davvero speranze e la conferma arriva dall’inquadratura dopo la rete di Morata delle tribune: c’erano occhi spaesati tra i tifosi bianconeri, quasi increduli che stesse davvero accadendo.

Juventus–Barcellona, a portieri invertiti, sarebbe finita dopo nemmeno un quarto d’ora. Buffon ha sfoderato un paio di parate da urlo e se qualcuno prova a dire che sulla rete di Suarez sbaglia perché respinge invece di bloccare, è meglio che si riveda 100 volte il replay. I primi due gol del Barcellona arrivano perché Iniesta e Suarez sentono l’odore della preda (il pallone) anche quando il compagno non ha ancora pensato al passaggio o effettuato il tiro. Impressionanti.

Ciò che rimane di questa finale è la dimostrazione che in Italia, i campionissimi, si contano sulle dita di una mano. Perché Vidal che si fa ammonire dopo un attimo e Tevez che per 97’ minuti non combina nulla davanti a un Messi che (senza conati di vomito) folleggia per il campo, sono l’emblema di una squadra tostissima ma senza grandissimi campioni.

Messi vale due Tevez. Lo dicono i numeri, impietosi, ma lo dice anche la prestazione vista a Berlino. Vicino a Suarez (che gran centravanti) e Neymar (è irritante in alcune giocate ma tremendamente forte), il numero 10 argentino ha preso botte e dispensato calcio nemmeno fosse Harry Potter. Uno spettacolo vivente, gli è mancato solo il gol e non parlo della continuità di azione (quella ce l’ha in Liga perché non lo marcano come Bonucci e Barzagli), ma della capacità di entrare e uscire dalla partita a suo piacimento. Fantastico.

 

Germany Soccer Champions League Final

 

Ha vinto la Champions League Luis Enrique, lo ha fatto mettendo in panchina la storia blaugrana fatta persona (Xavi, 760 partite e 25 trofei vinti con i catalani) nel nome di un equilibrio che dimostra a tutti gli esperti di calcio nostrani che quando allenava la Roma, e gli consigliavano di tornare a Barcellona come se non fosse all’altezza della “Magggica”,  si sbagliavano di grosso a contestarlo.

A prescindere dalla finale, la stagione di Allegri in sella alla Juventus resta enorme. Ha perso con i più forti, ha limitato i danni e torna a Torino consapevole del fatto che non poteva fare molto di più. Ci riproverà l’anno prossimo, sicuramente in Italia continuerà a non fare nessuna fatica, ma con 2-3 uomini davvero decisivi può arrivare fino alla fine.

Chiudo con un paio di considerazioni sui tifosi. Come sempre, in serate come questa, c’è chi tifa a favore e chi contro. Non è questione di essere italiani, non è questione di essere sportivi e non è nemmeno questione di amare il bel calcio. Juve–Barcellona è stata una degna finale di Champions League, se avesse vinto la Juventus sarebbe stato giustissimo fare i complimenti alla Vecchia Signora ma per un non-juventino convinto credo fosse quasi impossibile tifare bianconero.

Nei giardini vicino al mio c’era una grigliata a tinte bianconere che ha seguito con grande trasporto la sfida, mentre dall’altro lato del parco un gruppo di bambini e ragazzi seguivano festanti lo spettacolare tridente catalano Messi–Suarez–Neymar. Prima hanno esultato da una parte, poi dall’altra e poi ancora due volte per chiudere i conti. Credo non ci fosse nemmeno un simpatizzante blaugrana, certamente erano tutti anti-juventini.