La follia del canone in bolletta

07 Ottobre 2015 ore 11:20

Decisamente credo che ormai siamo prossimi alla follia senza possibilità di controllo. Lo proclamo fuori dai denti perché vengo da un mondo certamente se non migliore più “normale” e improntato a quel buonsenso comune che ormai fa difetto per essere stato estirpato come un maligno dente del giudizio, qualità ormai per niente apprezzata e svalutata alla stregua di una moneta fuori corso. Ne abbiamo viste tante in questi anni di cavalcata europea sempre a rischio di disarcionamento, ma ne stiamo vedendo ancora e forse il bello deve ancora arrivare.

La trovata dell’ultim’ora, annunciata mesi orsono ma messa  provvisoriamente “a cuccia” visti gli appuntamenti elettorali (Dio, che tristezza, che noia nel ripetersi di ritualini vecchi come il cucco e scontatissimi…), l’ideona degli strateghi cui è affidato il governo del Belpaese è dunque quella di far pagare a tutti, ma proprio tutti, il canone Rai con la bolletta della corrente elettrica. Sì, cari lettori, a meno che non siate lattanti e a meno che siate felicemente privi di fissa dimora verrete puntualmente raggiunti dalla notifica del balzello televisionario con intimazione al sollecito pagamento. C’è da arguire che i reprobi si vedranno staccare la luce se non abbasseranno il capo anche davanti a questo ennesimo arbitrio. La presa in giro pazzesca sta nello “sconto” sbandierato di tredici euro (che ovviamente provvederanno a riprendersi in mille altri modi…) per un introito che per le casse della Rai raddoppierà immediatamente dall’attuale miliardo e mezzo ai tre: e questo da un giorno all’altro.

Ovviamente sono già sul piede di guerra le varie associazioni a difesa dei diritti dell’utente, mentre Assoelettrica obietta con ragione che non tutti quelli che hanno un contratto di fornitura elettrica possiedono necessariamente un apparecchio televisivo. Controdeduzione dell’ente radiotelevisivo di Stato: oggi tutti dispongono di apparecchi atti a ricevere il segnale, come tablet, smartphone e pc. E qui si tocca davvero l’apice del delirio allo stato puro, perché se un ente come la Rai non riesce a controllare le proprie applicazioni per stabilire chi può o non può fruire del suo servizio se ne assuma la responsabilità. Sarebbe come se clonassero una carta di credito per inefficienza del sistema di protezione e si facesse orecchie da mercante col cliente. Inoltre presumere che necessariamente tutti debbano avere un aggeggio tecnologico è, questo sì, anticostituzionale perché se non erro nessuno Stato civile e democratico si permette di fare il processo alle intenzioni, giudicando e applicando la sanzione (o canone) preventivamente e senza istruttoria caso per caso.

Mi piacerebbe conoscere questi “soloni” certamente megastipendiati che riescono a partorire simili idee, sarei proprio curioso: solo per capire se ci sono o ci fanno. Piuttosto perché non fare un sondaggio e stabilire in quanti farebbero a meno di programmazioni vecchie, stantie, ridicole e inguardabili? Trasmissioni buone solo per un pubblico di humarell condannati a rimanere a casa per forza a causa di implacabili incontinenze prostatiche o anziane e sospirose casalinghe in estasi per il cantante di oggi che imita alla perfezione Claudio Villa. Una televisione per vecchi da ospizio non mi pare abbia così tante attrattive, non penso eserciti quella allure che le si vorrebbe attribuire.

Si stacchino pure questi sostituibilissimi canali, lo si faccia: è questa la vera democrazia. Chi desidera ardentemente questo servizio, affatto pubblico perché al pari delle tv commerciali disseminato di un numero incredibile di pubblicità, se lo paghi. E fine. Ma è così? Si è intenzionati a intraprendere un percorso improntato alla trasparenza, o  si vuole al solito spillare soltanto soldi, altri soldi, ogni giorno di più, a danno di tanta  gente stremata che ormai non reagisce più come certi pugili suonati sul ring. Ha ragione Oscar Giannino, è ora di dire basta. Frugare così, per forza e senza una vera ragione nelle tasche dei cittadini, ormai sudditi, è una colpa, anche grave.

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