Un esempio per tutti

La morte sfiorata per una pasticca La storia di Giorgia, che oggi vive

La morte sfiorata per una pasticca La storia di Giorgia, che oggi vive
23 Marzo 2019 ore 05:00

Siamo alla fine degli anni Novanta, Giorgia Benusiglio ha sedici anni, è una ragazza sveglia, brava a scuola e con una famiglia unita alle spalle. Ha appena letto I ragazzi dello zoo di Berlino e Alice: i giorni della droga, ha visto Trainspotting. La droga la incuriosisce: non capisce come una persona possa arrivare a farsi così male e in nome di che cosa. Una sera esce con gli amici e tra le mani le capita mezza pastiglia di ecstasy. Per la prima volta la curiosità e l’ignoranza vincono sulla paura.

Le tragiche conseguenze di una pasticca. Basta quella mezza pasticca per mandare in tilt il suo corpo: colpita da epatite fulminante, Giorgia viene ricoverata d’urgenza. Il suo fegato è in necrosi, il trapianto è necessario. Per settimane la sua vita rimane appesa a un filo. I medici perdono le speranze, Giorgia riceve l’estrema unzione due volte. Poi le cose, piano piano, migliorano. I farmaci da prendere sono moltissimi e le possibilità di contrarre ulteriori malattie aumenta (e, in effetti, tre anni dopo le viene diagnosticato un tumore). Giorgia non riesce più a mangiare, arriva a pesare 27 chili. L’ospedale diventa la sua seconda casa: «Trapianto è una parola meravigliosa per una persona che è malata e attende un organo: ti fa rinascere. Ma quando sei sano e per una cavolata perdi il tuo benessere, diventi un paziente a vita. E allora le cicatrici interne, più dolorose, si aggiungono alle ferite sul corpo».

 

 

Giorgia Benusiglio oggi. Oggi Giorgia Benusiglio ha 35 anni, è laureata in Scienze della Formazione e lavora come testimonial anti-droga. Racconta la sua storia a centinaia di ragazzi ogni giorno: «Nell’adolescenza ci sentiamo invincibili e pensiamo che le tragedie succedano solo agli altri. Anche io a 16 anni ero convinta di avere il mondo in mano, di poter gestire la mia vita, ma non è andata così! Ho rischiato di buttarla via, la mia vita», scrive Giorgia in un post sulla sua pagina Facebook. Inizialmente era il papà Mario a girare nelle scuole per raccontare la storia di Giorgia, poi lei decide di seguirlo: «Avevo paura del giudizio della gente e non volevo ricordare. Ma poi ho capito che quella poteva essere la mia missione».

 

 

La consapevolezza nei giovani. Si è soliti pensare che il drogato sia sempre una persona abbandonata a se stessa, con situazioni famigliari degradate, senza interessi. A volte non è così: il caso di Giorgia ne è un esempio. «Ci si droga per motivi diversi: difficoltà nel comunicare, disagio personale, disagio famigliare, noia, curiosità. È fondamentale, innanzitutto, che i giovani abbiano le informazioni corrette. Tutti sanno che la droga fa male ma quanti sanno che mezza pastiglia, presa una sola volta e quasi per gioco, può uccidere?». Giorgia parla ai ragazzi con parole che arrivano dritte al cuore. Si spoglia davanti a loro: non fa prediche, racconta semplicemente la sua storia e il suo dolore. «I giovani vogliono essere liberi e sperimentare – sostiene Giorgia in una delle tante interviste – ma non si accorgono che la droga li rende marionette nelle mani di persone che fanno soldi alle spese della loro salute. I trafficanti non si fanno scrupoli e il mercato della droga viene continuamente alimentato. Un mercato di morte che i giovani, con le loro scelte, potrebbero fermare».

 

 

Un punto di riferimento. Giorgia è oggi un riferimento per centinaia di ragazzi e non solo: «Anche i genitori hanno bisogno d’aiuto: tutti pensano che il drogato sia sempre figlio degli altri. Quando il danno è fatto, un genitore si trova distrutto davanti alla propria impotenza». Le persone le scrivono, sulla bacheca Facebook o in privato, lei risponde e fornisce un aiuto reale. Giorgia ha pubblicato un libro (Vuoi trasgredire? Non farti, San Paolo Edizioni) e su di lei è stato prodotto un docufilm dal titolo Giorgia vive. La sua storia è sempre attuale: basti pensare ad Adele, la sedicenne genovese morta a fine luglio dopo aver assunto proprio una dose di ecstasy. Giorgia continuerà a combattere la sua battaglia: «Ho imparato a mie spese che siamo esseri meravigliosamente imperfetti: possiamo sbagliare, ma non dobbiamo giudicarci troppo. Quello che possiamo fare è cercare di trasformare gli errori in qualcosa di produttivo e pulito, scegliendoci ogni giorno».

Video più visti
Foto più viste
Top news regionali
Il mondo che vorrei
Amici della neve