Le rivelazioni della sorella

La vera storia di Chris McCandless Il protagonista di “Into the wild”

La vera storia di Chris McCandless Il protagonista di “Into the wild”
08 Maggio 2015 ore 12:54

Da qualche giorno è uscito in libreria un nuovo testo che vuol far luce sulla tragica fine di Christopher McCandless, il protagonista del celebre film Into the Wild. L’ultimo libro-rivelazione s’intitola, per l’appunto, Into the wild truth. La verità su mio fratello. Edito da Corbaccio è stato scritto, così come si può facilmente intuire dal titolo, da una fonte molto attendibile e vicina alla vita del giovane ragazzo: Carine McCandless, sorella di Christopher, di cui racconta il viaggio, condividendo con il lettore informazioni e dettagli privati, fondamentali per comprendere un personaggio così controverso e troppo spesso frainteso.

 

 

Chi era Christopher McCandless. In molti, senza ombra di dubbio, conosceranno la storia di questo giovane ragazzo. Christopher McCandless, nato il 12 febbraio del ’68, è un ragazzo come tanti altri: ama la musica, le ragazze e le auto (soprattutto quelle di seconda mano). Molto brillante negli studi, si laurea con una media decisamente alta all’Università Emory, ottenendo una specializzazione in Storia e Antropologia. Davanti a lui si presenta allora la possibilità di una buona carriera lavorativa, con la possibilità di condurre una vita senza particolari problemi economici. Ma il suo destino è un altro.

Decide di partire, lasciando la sua casa, i suoi cari e tutti i suoi amici, per intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso nella natura più profonda e incontaminata, portando con sé lo stretto indispensabile. Inizia così a vagare nell’ovest degli Stati Uniti, finché, nell’aprile 1992, raggiunge le terre selvagge dell’Alaska. Il 6 settembre dello stesso anno due cacciatori ritrovano i resti del suo corpo, privo di vita da quasi due settimane, all’interno di un bus abbandonato nel parco nazionale di Denali (Alaska). Il corpo pesa circa 30 kg e le cause del decesso vengono ricondotte o alla morte per fame o per avvelenamento a causa dell’ingestione di piante non edibili.

 

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Le rivelazioni della sorella. Carine McCandless (qui sopra nella foto) ha già collaborato con Jon Krakauer per far rivivere la memoria del fratello, aiutandolo a scrivere il testo che ha reso celebre e conosciuta in tutto il mondo la storia di Chris. In seguito è stata poi ingaggiata anche come consulente per il regista Sean Penn durante le riprese dell’adattamento cinematografico Into the Wild. Ora, con il suo libro, cerca di aggiungere ala storia del fratello verità che finora ha scelto di non rilevare. Racconta la vicenda della propria famiglia, di un padre violento, bigamo e, al tempo stesso, religiosissimo, di una madre sottomessa e insieme complice, spiegando che il viaggio di Chris «è stata la cosa più sensata che potesse fare». Insomma il viaggio del giovane McCandless non è spiegabile solo con una profonda passione per la natura. Si tratterebbe, invece, di una vera e volontaria fuga da una famiglia difficile e sconquassata.

Un estratto. Di seguito proponiamo un estratto del libro in cui Carine racconta di come abbia trascorso la notte in cui si recò dal medico legale per recuperare gli effetti personali del fratello.

Quella notte ebbi molta difficoltà a dormire da sola nella mia camera d’albergo. Vedevo il fantasma di Chris a ogni angolo, dietro ogni porta. Non erano visioni che mi portavano pace o conforto, però. Sotto shock, la mia mente creava davanti a me immagini di Chris nelle sembianze di uno zombie, in decomposizione, con le viscere esposte sotto ai vestiti laceri, brandelli di carne che gli cadevano dalle ossa mentre si avvicinava a me, con le braccia tese. Immaginai il suo dolore. Mi sentii male per tutto ciò che doveva aver sofferto. Non c’era persona che amasse la vita più di mio fratello, e adesso lui era morto. Secondo le parole della coroner, era più che probabile che la morte fosse sopraggiunta con molta lentezza, dunque Chris doveva essere stato cosciente dell’imminenza della fine, un pensiero che non potevo sopportare. Chris non aveva lasciato alcun biglietto per me, ma aveva affisso un avviso nel suo accampamento, spiegando di sentirsi troppo debole per andare via da lì a piedi e pregando chiunque fosse passato di lì in sua assenza di attenderlo per trarlo in salvo, perché lui era nei dintorni, in cerca di qualcosa da mangiare, e sarebbe tornato presto. Quando il medico legale ci aveva mostrato il suo disperato messaggio, io avevo immediatamente ripensato a quel giorno sulla spiaggia, quando eravamo piccoli, mentre lo guardavo tremare dal freddo, senza poter fare alcunché per aiutarlo. Piansi fino a sprofondare in un sonno senza riposo.

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