Livia Danese è morta a 93 anni

Lady Andreotti, una signora moglie

Lady Andreotti, una signora moglie
30 Luglio 2015 ore 18:00

Oggi 30 luglio, all’età di 94 anni e dopo una lunga malattia, è morta a Roma Livia Danese. Questa donna minuta e riservata è stata per quasi 70 anni la moglie di uno dei più importanti statisti italiani, Giulio Andreotti.

Una donna discreta. Se della vita politica di Andreotti sono stati scritti volumi e volumi, «sulla signora Andreotti – come disse una volta Enzo Biagi – non c’è aneddotica». Livia Danese, infatti, era una donna riservata, che si è sempre sottratta ai protagonismi. Era nata nel 1921, figlia di un funzionario delle Ferrovie. Giulio l’aveva conosciuto sui banchi di scuola al liceo e di lui le era piaciuto «lo sguardo penetrante». Livia “la marescialla”, così l’aveva epitetata il marito, per via della rigida educazione impartita ai quattro figli. Questi raccontavano che la mamma li educava con una rigidità da Gestapo, in particolare ricordavano il momento del taglio dei capelli, quando un barbiere veniva chiamato ogni due-tre mesi «più che tagliarci i capelli ci tosava tutti e quattro, i due maschi e le due femmine. Capelli a spazzola per tutti».

Il bizzarro corteggiamento del Senatore. Andreotti l’aveva sedotta in modo alquanto bizzarro. «Giulio – aveva dichiarato una volta Livia – mi faceva la corte con una tale discrezione che non me ne ero accorta». Per sua stessa ammissione, il Senatore non era un uomo romantico ma la sorprendeva con strani regali, come un paio di calze risultate una più lunga e una più corta. Leggenda vuole che le avesse chiesto di sposarla nel cimitero del Verano: «Mi fece un lungo discorso – raccontava la Signora Lidia – dal quale emerse una novità: mi chiedeva di sposarlo. Non pretendeva una risposta immediata, mi disse che potevo pensarci anche a lungo. Io, invece, gli risposi di impulso di sì». Come regalo di fidanzamento Andreotti le regalò un anellino con brillante e rubino e una forma di pane casareccio.

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Una faccenda privata. Penetrare nel mistero di un uomo e una donna – per dirla alla Gaber – non è facile. Soprattutto quando la coppia in questione sono Giulio Andreotti e Livia Danese. Il loro è sempre stato un matrimonio privato, privatissimo. La loro quotidianità poteva essere intuita solo da qualche battuta del Senatore: «Ha un lieve brontolio ma, insomma, adesso ci siamo abituati, da una parte e dall’altra. […] a mia moglie sono debitore dell’educazione dei figli che per il novantanove per cento è merito suo». E, ancora, con un po’ di ironia: «Sono soddisfatto della mia vita coniugale. La casa è stata tenuta benissimo. Livia è stata anche un correttivo al mio disordine. Se lascio un po’ di confusione sul tavolo di lavoro, lei lo mette in ordine. Potevo sperare di più?».

Una vita accanto al Divo Giulio. Livia Danese è stata la moglie di Andreotti per 68 anni, un’intera vita. Non dev’essere stato sempre facile stare accanto al “Divo” e al suo realismo da molti scambiato per cinismo. Ma Livia era una donna dotata di grande pazienza. Anche durante gli anni del terrorismo non ha mai fatto pesare al marito l’angoscia che l’assaliva quando all’alba lo vedeva uscire di casa. Solo per il pranzo domenicale non tollerava interferenze e, immancabilmente, alle 12,50 lo chiamava al telefono intimandogli di tornare a casa. In un’intervista il sette volte Presidente del Consiglio aveva dichiarato: «Non sono stato il migliore dei mariti per Livia. L’ho lasciata da sola nei momenti fondamentali come la nascita dei figli […] Quella di Serena era caduta proprio sul nascere il governo Fanfani. Fu indetta una riunione di gruppo che si rivelò tormentata. Ci furono liti furibonde fra Fanfani e Gronchi: una bagarre assoluta. Ero talmente preso da tutto questo che tornai a casa alle due di notte e solo allora, trovandola deserta, mi ricordai che Livia era in clinica per partorire […] Livia forse qualche accidenti in cuor suo me lo ha mandato, ma è stata paziente».

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Il vero bastone di comando. Ma Livia è stata molto di più di una donna paziente che teneva in ordine la scrivania dello statista. Infatti, se l’amore tra Andreotti e la moglie ha resistito a tutto, comprese le travagliatissime vicende giudiziarie, è sicuramente anche grazie alla straordinaria forza d’animo di Livia. «Non si è impicciata di politica. Quando ero ministro degli Esteri ed era costretta a seguirmi in qualche viaggio non era affatto contenta. In casa il bastone di comando lo tiene lei, anche per mia vigliaccheria. Non ho mai sgridato un figlio perché non potevo permettermi di essere, oltre che assente, anche cattivo», confessò un giorno Andreotti.

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