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Il docufilm dedicato a lei

Lady Giannini, la regina di Gucci

Lady Giannini, la regina di Gucci
Personaggi 09 Settembre 2014 ore 11:23

Rapiti dall’iconico marchio reso celebre grazie all’inconfondibile doppia G, può capitare di trascurare la complessità del processo creativo che trasforma il pensiero in materia, dando per scontata l’’infinità di passaggi, riflessioni, volti, che rendono unico un abito o una borsa di lusso. C’è tantissimo lavoro – e competenza, e maestria – dietro ciascun oggetto della maison. Riduttivo, peraltro, definirli semplicemente “oggetti”, quando si tratta, in effetti, di opere d’arte. Pezzi esclusivi che muovono un fatturato di 3,14 miliardi di euro l’anno, animano 300 store sparsi in tutto il mondo e costituiscono icone indimenticabili (come la Bamboo bag e la Jackie). Alla guida della maison Gucci, nel ruolo di Direttore Creativo, c’è Frida Giannini, 42 anni, indiscussa lady della moda, donna di fascino, determinazione, creatività e lungimiranza manageriale. Sfuggente quanto basta (ma mai troppo) per mantenere intatto il proprio alone di potere.

Il video dedicato alla regina di Gucci. «Qual è il tuo prossimo progetto?». «Girare un documentario su di te». È iniziato come uno scherzo, una battuta tra due amici che simulavano un’intervista doppia. È finito con un progetto video: The Director, il docu-film diretto da James Franco sulla stilista Frida Giannini, che ha debuttato al Tribeca Film Festival e uscirà in Italia l’8 settembre, distribuito da The Space Movies e Universal Pictures.

Il video, realizzato dalla regista Christina Voros, è uno sguardo indiscreto sul dietro le quinte dell’universo Gucci. Racconta le ispirazioni del direttore creativo della Maison, Frida Giannini, scandagliando la sua figura poliedrica e spesso sfuggente. Lei che, non a caso, ha visto nel volto del giovane Franco l’icona contemporanea in grado di rappresentare il mondo del maestro pellettiere Guccio Gucci. Fu lui, nel 1921, a fondare la boutique da cui sono traghettate tutte le star della Dolce Vita che, tornate ad Hollywood, comparivano in film celebri indossando le borse e le scarpe italiane, quegli stessi feticci che avrebbero reso famoso il marchio fiorentino fino a renderlo sinonimo di alta moda internazionale.

Novant’anni più tardi, Frida Giannini si racconta in un susseguirsi di rimandi al passato e proiezioni orientate al futuro. Le telecamere hanno spiato per 18 mesi il lavoro all’interno del luxury brand sotto la direzione della sua regina, in una celebrazione della Maison Gucci, dell’artigianalità e del gusto italiano, che esalta il ruolo chiave di questa donna, capace di raccogliere l’eredita di Tom Ford, dopo una vincente esperienza in casa Fendi, nella quale aveva portato il nome dell’Italia sulle passerelle di tutto il mondo e acceso i riflettori sullo stile del nostro Paese. Così, da 2005 è direttore artistico della griffe più famosa del mondo. «Ho avuto un’infanzia felice ma mai immaginavo un futuro come quello che sto vivendo, diventare il direttore creativo di Gucci!», dice nel docu-film.
18 mesi di colore patinato alternato a sapiente bianco e nero, in cui si raccontano il viaggio in Cina per la sfilata Shanghai, l’ufficializzazione della relazione con l’amministratore delegato di Gucci Patrizio di Marco e la gravidanza (la piccola Greta è nata il 2 marzo 2013).

E se Valentino, nel documentario a lui dedicato, conquistava il pubblico con il fare assolutamente distaccato di un artista-gentiluomo settecentesco catapultato nel mondo delle sfilate, il film su Frida rappresenta il percorso e lo stile di una nuova generazione, così diversa da quella dei predecessori. Lei incarna una nuova figura di designer, quasi un nuovo genere: non solo creativo, ma anche manageriale. Attenta alle mode ma sempre lontana dagli eccessi. Questa pellicola è un focus a tratti intimo, capace di mostrare il lato personale della Giannini, come quando racconta della pressione percepita nel diventare volto di un marchio o quando rievoca i problemi economici che colpirono la sua famiglia di professionisti romani e rammenta il ricordo dell’odore del mastice con il quale il padre architetto, di notte fino al mattino, realizzava cornici per arrotondare.

Quello che colpisce di più oltre al folle incanto del panorama dell’haute couture è lo humour di Frida, merce decisamente preziosa nel mondo della moda.

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