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42 anni, di Mirandola, architetto

L’arbitro della finalissima

L’arbitro della finalissima
Personaggi 11 Luglio 2014 ore 10:55

La dedica è facile ma non scontata: «A chi? A me stesso». Perché imparziale sì, mica fesso. A chi avrebbe potuto mai dedicare il prestigio per un ruolo non facile, che si è ritagliato negli anni, tra una bordata di fischi e un «cornu…», tra un fallo da rigore ineccepibile e una svista forse un po’ clamorosa, e che lo ha portato qui (anzi, lì) a Rio de Janeiro, dove il 13 luglio, si è giocata Germania-Argentina? Nicola Rizzoli è stato l’ultimo pezzo di Italia al Mondiale. Il più delicato, il meno ambito se non, appunto, da se stesso. Lo hanno designato per la finale di Brasile 2014, e in ballo c’erano gli equilibri del mondo. Se l’è meritato e se l’è cavata egregiamente. «E’ il massimo che si possa sognare, è impossibile descrivere che cosa significhi per un arbitro dirigere la finale dei Mondiali».

Sono vent’anni che Rizzoli sognava questo momento.

La carriera. Ne aveva sedici la prima volta che ha messo il fischietto al collo, prima o poi lo appenderà come un paio di scarpini. Ma è impagabile arrivare a dirigere l’ultimo atto di un Campionato del Mondo. «Se sono qui il merito non è solo mio, ma di tutti quelli che mi hanno insegnato qualcosa. Rappresento l’Italia e voglio essere uno dei migliori in campo», aveva detto prima della partita. Rizzoli è nato 42 anni fa a Mirandola e di professione fa l’architetto. Aveva iniziato ad arbitrare per caso. Racconta: «Giocavo ala destra e mi incavolavo sempre con gli arbitri. Così un giorno decisi di imparare bene il regolamento per poter rispondere e mi sono iscritto al corso. Il bello è che al test d’ ingresso mi chiesero dove volevo arrivare e io barrai il primo livello nazionale, senza saperlo…». La prima volta che ha diretto una partita in Serie B era il 2001, ma ci è voluto solo un anno per passare nella massima serie. La partita d’esordio è Venezia-Perugia e finisce 2-0 per gli umbri. Il passaggio ad arbitro internazionale arriva invece nel 2007, mentre nel 2010 viene chiamato a dirigere la finale di Europa League tra l’Atletico Madrid e il Fulham. Nel curriculum anche una finale di Supercoppa Italiana tra Milan e Inter, un Mondiale per club (nel 2011) in cui verrà designato per la semifinale tra il Santos e il Kashiwa Reysol.

Lui e Sara, la moglie, si sono incontrati la prima volta su un pullman. Stavano tornando da una gita in montagna. Lui, davanti, guardava il piccolo televisore appeso al tettuccio il programma: Mr. Bean. «Ma come si fa a guardare Mr.Bean?», le chiese. E insomma si sono conosciuti così. Uomo mite, Rizzoli sul campo è attento e disposto al dialogo. «Sì, ci credo, l’importante è il rispetto dei ruoli. Dirigere una partita è come andare a cavallo: non è mai lo stesso, deve avvertire che il fantino ha personalità, ma meno se lo sente in groppa e meglio corre». Una volta, ai tempi della Serie C, arbitra Messina-Carnia, il derby. La partita va in diretta su RaiSportSatellite: gli amici lo guardano. Duemila tifosi, che erano rimasti fuori dallo stadio, entrano a forza e si mettono ai bordi del campo. Gente ovunque. Allora Rizzoli chiama il capo ultrà messinese: «Gli dico: Vedi tu se si può giocare, sennò andiamo tutti a casa. Lui mi risponde: “Okay, però io rimango in campo”. Glielo accordai, lui fece un cenno alla curva e tutti si calmarono. Fischiai l’inizio e andò tutto bene». In Italia ha diretto 337 partite (tra A, B e Lega Pro) concedendo 103 rigori e 86 espulsioni. Secondo le statistiche, Rizzoli è un arbitro casalingo: il 45,1 per cento delle sue direzioni finisce con la vittoria della squadra di casa. Nel 2011 viene eletto miglior arbitro della stagione e l’anno dopo, agli Europei in Polonia e Ucraina, Rizzoli dirige tre partite tra cui il quarto di finale Francia-Spagna. La carriera internazionale dell’arbitro modenesei vanta anche una finale di Champions (Bayern Monaco-Borussia Dortmund del 2013) e lo spareggio, delicatissimo, tra Portogallo e Svezia, che manderà in Brasile Cristiano Ronaldo e Ibra a casa.

Ma Brasile 2014 è stato il suo capolavoro. Già prima del Mondiale era considerato uno dei favoriti alla conduzione dell’ultimo atto, dopo l’eliminazione di Buffon e compagni le difficoltà sono state minime. Aveva già arbitrato Olanda-Spagna, Argentina-Nigeria e, ai quarti, Argentina-Belgio. Argentina che Rizzoli ha ritrovato dunque per la terza volta a questo Mondiale, e che non ha impedito al capo dei disegnatori Fifa, lo svizzero Busacca, di mandarlo a dirigere l’evento più importante: la finalissima del Maracanà, appunto. Lo hanno affiancato Renato Faverani e Andrea Stefani, gli impeccabili assistenti. Un successo che anche il numero uno dell’Aia, Marcello Nicchi, ha voluto commentare in pompa magna: «Stava lavorando bene e si sentiva pronto. Ero sicuro che se una nazionale italiana non fosse arrivata in fondo, ci sarebbe riuscita l’altra». Nicola Rizzoli è stato il terzo arbitro italiano a dirigere una finale mondiale. Prima di lui: Sergio Gonella, che nel 1978 fu designato per Argentina-Olanda a Buenos Aires e che regalò il primo titolo ai sudamericani, poi Pierluigi Collina, arbitro di Brasile-Germania nel 2002 a Yokohama, in Giappone, quando Ronaldo e compagni portarono a casa la quinta e finora ultima Coppa del Mondo per i verdeoro.

RIZZOLI IN ITALIA

Totale partite: 337
Totale partite Serie A: 183
Segno 1: 152 (45,1%)
Segno X: 110 (32,64%)
Segno 2: 75 (22,6%)
Rigori totali: 103
Espulsioni: 86

Ultimo campionato (Stagione 2013/2014)
Totale partite: 18
Segno 1: 6
Segno X: 7
Segno 2: 5
Rigori: 8
Espulsioni: 5

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