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«L'architettura è un contenitore per persone»

L’architetto portoghese Ines Lobo che rifarà il piazzale della stazione

L’architetto portoghese Ines Lobo che rifarà il piazzale della stazione
Personaggi 03 Ottobre 2014 ore 16:10

Martedì 30 settembre, in occasione della presentazione del progetto “Bergamo 2.035” presso l’i.lab di Italcementi al Kilometro Rosso, il sindaco Giorgio Gori ha confermato la notizia anticipata da L’Eco di Bergamo: l’architetto portoghese Ines Lobo è stata incaricata da Palazzo Frizzoni di riprogettare piazzale Marconi, la grande “agorà” innanzi alla stazione e biglietto da visita della città per molti visitatori. L’idea è quella di di completare i lavori per l’avvio di Expo 2015, quando Bergamo punta a divenire il secondo fulcro della manifestazione dopo, naturalmente, Milano. Dati i tempi ristretti, non è stato possibile organizzare un bando con più architetti e il Comune ha così deciso di puntare sulla professionista portoghese, fresca vincitrice dell’arcVision Prize – women and architecture, l’ambito premio internazionale assegnato da Italcementi e giunto alla sua seconda edizione.

L’architettura come contenitore per le persone. Il premio è stato consegnato a Ines Lobo il 7 marzo, da una giura composta da esperti internazionali. L’architetto portoghese è stata preferita alle rivali, provenienti da altri 15 Paesi del mondo. Come ha spiegato la giura nella motivazione del premio, Ines Lobo ha vinto perché «architetto versatile riconosciuta per la sua capacità di lavorare su diverse scale integrando nuovi edifici nell’esistente tessuto urbano e risolvendo in modo creativo problemi architettonici complessi. Molti dei suoi lavori riguardano aggiunte e riconversioni di vecchi edifici». In queste poche righe è già contenuto anche il motivo per cui la giunta Gori ha deciso di puntare su di lei per piazzale Marconi: c’è la necessità di riprogettare uno spazio partendo da delle fondamenta architettoniche già esistenti.

Nata a Lisbona nel 1966, si è laureata nel 1989 presso l’Università Tecnica della sua città. Ha aperto il suo primo studio professionale nel 2002 ed è diventata insegnante all’Università Autonoma di Lisbona. Il suo lavoro è una rielaborazione del passato, nel senso che ama lavorare su edifici o strutture già esistenti e renderli contemporanei attraverso soluzioni innovative e, soprattutto, utili. La sua visione dell’architettura è assai diversa da quella di molti suoi colleghi e colleghe: per lei «l’architettura non è arte, ma è innanzitutto un contenitore per le persone». Negli spazi che si creano non bisogna mai perdere il punto d’arrivo, l’obbiettivo, e cioè che quello sarà uno spazio in cui si muoveranno, vivranno, lavoreranno delle persone. «Non mi identifico nell’immagine dell’architettura proposta oggi, diventata solo fotografia, svuotata, senza vita». Non a caso molti suoi lavori sono basati sull’edilizia scolastica: un budget limitato e la necessità di badare più al pratico che all’astratto.

Nonostante questa distanza di visione con molte archistar del momento, Ines Lobo è una professionista che ama sperimentare, soprattutto nell’uso dei materiali. Non lascia nulla al caso, molto precisa e meticolosa, ma allo stesso tempo innovatrice per quanto riguarda le combinazioni dei materiali usati, dando così un tocco di modernità inimitabile in tutti i suoi lavori. All’apparenza sobrie, le sue opere presentano in realtà dettagli di grande pregio, come ha affermato Odile Decq, famoso architetto francese, il giorno della consegna dell’arcVision Prize.

L’ultimo capitolo di piazzale Marconi. Sta per cominciare quindi, grazie all’incarico a Ines Lobo, l’ennesimo (e si spera ultimo) capitolo della storia riguardante il restyling di piazzale Marconi. Da decenni Bergamo cerca di rammodernare un elemento fondamentale della città, che offre una meravigliosa vista su Città Alta ed è il biglietto da visita per chiunque arrivi in treno. I progetti non si contano più, ma anche i dibattiti e le polemiche. Una volta che si decise di procedere alla risistemazione di piazzale Marconi, il Comune bussò alla Regione per ottenere dei finanziamenti. Alla fine, nelle casse di Palazzo Frizzoni, arrivarono 1 milione e 750 mila euro dai fondi europei. Il progetto iniziale prevedeva vari livelli per convogliare i pedoni, tutti adornati da ampie aiuole, e un attento studio dei traffici degli autobus attorno al piazzale. In questo progetto era prevista l’abolizione della grande fontana. Ne nacque un acceso dibattito perché la fontana era stata appena ristrutturata e prevederne l’eliminazione sarebbe stato un inutile spreco di soldi. Si decise così di salvarla, ma il progetto dovette essere cambiato. Si arrivò, così, alla versione attuale, senza particolarità e, secondo molti, decisamente anonima: un piazzale semplice, dalla forma particolare e pavimentato con grandi lastre di pietra di diversi colori. La fontana c’è ancora, incavata al centro. L’assenza di verde ha deluso molti e il Comune ha tentato di rimediare chiamando in aiuto gli esperti di Arketipos, che da anni rendono Piazza Vecchia un giardino, ma anche quel progetto è andato a finire nel nulla. Ora, l’ultima carta che Palazzo Frizzoni ha deciso di giocarsi, è Ines Lobo. E speriamo che sia la carta vincente.

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