Era condannato per frode fiscale

L’arresto del narcos nato a Gorno beccato con 3 kg di eroina a Malindi

L’arresto del narcos nato a Gorno beccato con 3 kg di eroina a Malindi
06 Aprile 2017 ore 05:00
[Nella foto in apertura di Elkana Jacob, nel cerchio rosso, Stefano Poli dopo l’arresto]

 

Mario Mele, 55 anni, sardo (di Nuoro per la precisione); Alberto Fulvio Leone, 68 anni, genovese; Stefano Poli, 71 anni, bergamasco nato a Gorno e residente a Clusone. Sono questi i nomi di tre criminali italiani reinventatisi narcotrafficanti nel cuore dell’Africa nera, tra le bianche spiagge di Mombasa e il lusso “artificiale” di Malindi. Tutti e tre erano ricercati e, sulla testa di Leone e Poli, pendeva addirittura un mandato di cattura internazionale. Sabato 1 aprile, i tre sono stati arrestati a Mombasa con tre chili di eroina, due pistole e ventimila euro in contanti.

 

[La droga e il denaro sequestrato (foto Elkana Jacob)]

 

Nella conferenza stampa, il capo della polizia keniota, Philip Tuimur, ha dichiarato: «Agivano come un clan mafioso. Nella prossime settimane saranno estradati in Italia». L’Eco di Bergamo ha tracciato un profilo dei tre uomini, a partire dall’unico tra loro che aveva già avuto in passato problemi con la droga, ovvero Alberto Fulvio Leone. Il 68enne genovese era latitante dal 2009, quando fu condannato a dieci anni di reclusione per usura e spaccio e nei suoi confronti fu emesso un mandato di cattura internazionale. In realtà, però, Leone era in Kenya già dalla fine degli Anni ’90, quando era finito nel mirino della giustizia con una serie di inchieste. Attraverso i continui contatti con le figlie, rimaste in Italia, le forze dell’ordine italiane lo avevano rintracciato a Malindi, ma le autorità locali non hanno mai accettato le richieste di estradizione avanzate dal nostro Paese.

 

[Mario Mele dopo l’arresto]

 

Mele, invece, era noto come il “re delle discoteche sarde”, rende noto L’Eco. Dopo aver gestito per anni locali noti della Gallura quali il Pata Pata ad Agrutos e il Buddha Bar a San Teodoro, ora era diventato titolare di un lussuoso locale della costa di Malindi. I suoi problemi con la legge risalgono a quattro anni fa, quando fu condannato dalla procura di Nuoro per un’evasione fiscale di diciassette milioni di euro. Impaurito dalla possibilità di finire dietro le sbarre, decise di fuggire. Più o meno la stessa storia di Poli, il bergamasco dei tre. Di lui si erano perse le tracce un anno fa, quando la Cassazione confermò in via definitiva la condanna a cinque anni di reclusione emessa dal Tribunale di Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Come se non bastasse, nei suoi confronti è anche in corso un procedimento per un’altra frode fiscale, dall’ammontare di ben dieci milioni di euro, commessa (secondo le autorità) attraverso una società di Ghisalba, la Bioedil Srl. Questa impresa, nel 2014, non avrebbe presentato la dichiarazione dei redditi andando a sottrarre all’erario ricavi per oltre dieci milioni. Alcune indagini hanno portato gli inquirenti a ipotizzare che, sotto, ci fosse un giro di fatture false. Poli è indagato insieme a quattro persone, anche se lui non aveva intestato nulla avendo nominato una prestanome, che in cambio di questo “ruolo” aveva ricevuto un migliaio di euro. Ma non solo: Poli avrebbe anche commesso diverse truffe. Insomma, non proprio uno stinco di santo. Eppure mai, fino ad oggi, era stato coinvolto nel traffico di droga.

 

[Alberto Fulvio Leone (foto Il Secolo XIX)]

 

Il quotidiano bergamasco racconta che il 71enne di Gorno è molto noto un po’ in tutta la Val Seriana. “Merito” del suo atteggiamento da sbruffone e delle grandi auto con cui amava girare (in particolare una Bmw X3 e una X6). La sua compagna, invece, è proprietaria e gestrice ancora oggi di un maneggio a Ponte Selva. Maneggione e pseudo-imprenditore d’assalto, mai si era sporcato le mani con qualcosa di tanto grande e pericoloso come la droga, almeno prima di finire a Malindi. In Kenya è fuggito per non finire in carcere e là ha conosciuto i suoi due “compari”, con cui si è buttato in questo nuovo business. Ora, però, l’avventura del narcos della Val Seriana è finita.

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