Si chiama La zattera di Lampedusa

L’artista del mondo sommerso e la sua nuova struggente opera

L’artista del mondo sommerso e la sua nuova struggente opera
Personaggi 05 Febbraio 2016 ore 15:21

Il Museo Atlantico di Lanzarote si trova a 15 metri sotto la superficie dell’oceano ed è il primo museo sottomarino d’Europa. Il suo ideatore e realizzatore è l’anglo-ghineano Jason deCaires Taylor, scultore e fotografo, ma anche tuffatore e naturalista. Taylor non è nuovo nell’impresa di plasmare statue da esibire nelle profondità marine. Il Museo Subacùatico de Arte, collocato sotto le acque del Mar dei Caraibi, al largo di Cancun (Messico), è infatti opera sua.

L’evoluzione silenziosa. The Silent Evolution, con le sue 500 statue, è certamente il pezzo più notevole della collezione. Raffigura gli abitanti del villaggio di pescatori di Puerto Morelos: una donna incinta abbraccia il suo ventre, un bambino tiene in mano una piccola borsa; il pescatore Joachin osserva il cielo, cioè il tetto d’acqua blu. Tutte le statue – così come quelle del Museo Atlantico – sono state costruite usando un cemento a pH neutrale e hanno sviluppato una sorta di nuova, meravigliosa barriera corallina che ospita moltissime forme di vita. L’arte di Taylor dà la vita e la vita, a sua volta, anima l’inerzia del cemento: ecco spiegato il titolo dell’opera The Silent Evolution. «Gli esseri umani provano empatia solo quando vedono qualcosa che gli ricorda loro stessi», ha spiegato Taylor. Collocare statue di persone reali in fondo al mare e trasformarle (anche) in case per piccole creature è un modo per suscitare interesse nei confronti di ogni forma di vita e per portare l’attenzione sul rischio di estinzione che stanno correndo le barriere coralline.

 

 

La Zattera di Lampedusa. Come The Silent Evolution è il pezzo più importante del Museo di Cancun, così La Zattera di Lampedusa lo è per il Museo Atlantico. Il riferimento al dipinto di Géricault, La Zattera della Medusa (1818) è chiaro e intenzionale. La Zattera ha per soggetto il viaggio disperato di 13 migranti, diretti verso un futuro incerto. A prua del gommone siede un uomo africano, con gli occhi chiusi. Si chiama Abdel Kader, è originario di Laayoune, la più grande città del Sahara occidentale. Oggi Kader ha 29 anni, è partito per Lanzarote 16 anni fa. A 12 anni ha perso la sorella e il padre. Essendo il più grande di dieci fratelli, doveva badare alla loro sopravvivenza e a quella della madre. Per questo ha deciso di partire. L’imbarcazione su cui si era messo, però, si è fermata in mare aperto e l’acqua ha cominciato a entrare. Con lui c’erano altre 24 persone. Era terrorizzato, perché non sapeva nuotare: «Ero preoccupato per la mia famiglia, che dovevo mantenere». Al quarto giorno di navigazione sono stati finalmente avvistati da una barca di pescatori e sono stati così recuperati. Kader ha chiamato subito sua madre: «Ha pianto al telefono. Non sapeva che fossi partito».

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Restituire alla vita. La Zattera di Lampedusa non è un memoriale, né un tributo per i migranti vittime di naufragio, ma è stata creata per ricordarci la nostra responsabilità collettiva. Il critico d’arte del Guardian, Jonathan Jones, ha commentato: «È una scultura potente. Un’immagine inquietante del mondo che stiamo creando. Cosa accade quando affondi nel mare? In questo luogo, che così spesso è un reame di morte, sarai trasformato in una nuova vita, con tutta la sua complessità». La Zattera, dopotutto, è stata occupata da una colonia di polipi. «È strano», conclude Jones. «C’è una sorta di poesia sognante, redentrice».

Riconsiderare il mare. Poco distante dalla Zattera, c’è però una coppia senza volto che si fa un selfie, ci sono persone attaccate al cellulare e altre chine su iPad o su telecamere. Tutti, la zattera e i suoi passeggeri, così come la generazione dei “connessi”, sono rivolti verso un muro, l’entrata di una città e, insieme, un punto di non ritorno. Oltre il muro si estende un giardino di botanica ibrida, in cui figure umane presentano innesti floreali o faunistici, secondo quanto offre la natura di Lanzarote. Forse è un sogno per il futuro, la speranza surreale di giungere a un grado di esistenza che integri tutto ciò che ha un respiro. Taylor, peraltro, sta pensando di costruire una fontana sott’acqua, di inserire un sistema di illuminazione e uno specchio gigante per riflettere la distesa d’acqua. La sua intenzione è quella di costringerci a riconsiderare il mare. «La maggior parte delle volte, guardiamo oltre il mare, verso l’orizzonte». Sott’acqua e nell’acqua, però, si è stimolati a immaginare di più, mancando i punti di riferimento consueti. A differenza dall’aria, il mezzo liquido ci fa sentire più vicini, ci unisce tangibilmente gli uni agli altri.

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