Che tipo!

Quelle mille pietre di Remo Ponti ad Albino. Tutte scolpite con la sua anima (a 81 anni)

Quelle mille pietre di Remo Ponti ad Albino. Tutte scolpite con la sua anima (a 81 anni)
Val Seriana, 02 Gennaio 2020 ore 09:20

Lo scultore che narra la vita. Remo Ponti, attivissimo 81enne, ha raggiunto in questi giorni un grande traguardo. Dal settembre 2013 si è inventato una mostra permanente a cielo aperto, in continua evoluzione, sulla via che porta a Piazzo. Ha trasformato una piccola strada, ai piedi del monte Cereto, in luogo d’incontro e di emozioni dove l’autore, costantemente all’opera, incontra i passanti, spiega il suo lavoro e il significato delle pietre scolpite. Da oltre un anno l’amministrazione comunale di Albino ha inoltre ribattezzato ufficialmente questo angolo di stupore “Via delle pietre”, e da qualche giorno Remo ha ultimato il millesimo tassello di questa grande opera, che è dono gratuito non solo alla comunità di Albino ma a tutti. Lo abbiamo incontrato lunedì 23 dicembre, lungo la strada che porta al muro delle meraviglie, come suo solito ci ha accolti con un sorriso e tante storie da raccontare.

 

 

Ci racconti un po’ di lei.

«Sono nato il 18 maggio 1938, ho 81 anni e mezzo, sono originario di Cavernago anche se da tanti anni vivo ad Albino e mi sento albinese».

Come è nata questa passione per la scultura?

«L’ho sempre avuta, anche grazie ai miei genitori, il papà in particolare; avevamo un’officina di fabbri-meccanici. Mio nonno di Ghisalba era falegname e fabbro che quando faceva le ruote dei carretti mi invitava ad aiutarlo dicendomi: “Dai, ciàpa ol scarpèl”».

E la pietra è arrivata con la pensione?

«Anche prima, da quando avevo trent’anni. Sculture che realizzavo sulle ginocchia ma poi anche in vari luoghi: a Campo Tures, a Cattolica, ad Alassio sugli scogli dietro il paese, ci andavo e scolpivo. Ma scolpisco un po’ su tutti i materiali: ferro, legno, pietra…».

E la via delle pietre?

«Ho iniziato sei anni fa. Agli inizi non scolpivo il muro, ma pietre, grandi e piccole, lavorandole sulle ginocchia. Un giorno, quando avevo da poco ultimato le cinque grandi pietre poste ai margini della strada, alcuni passanti mi dissero: “Guarda che te le porto via”… io risposi: “Pòta, toi so…” (ride, ndr). Una volta finito quelle provai con il muro, e ci sto ancora lavorando».

 

 

E la millesima pietra quando l’ha ultimata?

«Da pochi giorni, settimana scorsa. Ma sono già di più. Comunque non do importanza a questo: ognuno può coglierci ciò che vuole, e mi fa piacere».

Chi viene a visitare il muro?

«Vengono da ogni parte, anche dall’estero: gente comune e studiosi, appositamente e casualmente, e poi le scolaresche. Mi piace incontrare i giovani».

Visite particolari?

«Ricordo quella di uno studioso messicano, era in Italia per esaminare uno scheletro di dinosauro trovato sul Monte Bianco. Era venuto a conoscenza del mio lavoro e una signora di Nembro l’aveva accompagnato da me; dopo alcuni giorni, da solo, mi rifece visita e si fermò per più di un’ora. L’ultimo straniero è stato, tre mesi fa, un teologo austriaco con…

 

Articolo completo a pagina 51 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 2 gennaio 2020. In versione digitale, qui.

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