Le prediche che avrei voluto sentire (qui si dice perché i ricchi perdono)

28 Settembre 2019 ore 09:50

La storia è quella di un uomo – la tradizione lo chiama “il ricco epulone” – indifferente alla presenza, sulla soglia di casa, di un mendicante cui sarebbero bastati – per sfamarsi – anche solo i resti dei suoi banchetti. Quando i due muoiono, il ricco va all’inferno, da dove vede l’altro – di nome Lazzaro – felice in paradiso (nel seno di Abramo si diceva al tempo). Il dannato chiede allora ad Abramo di inviare Lazzaro sulla terra perché avvisi i suoi parenti di ciò che li aspetta se non cambiano vita. Ma la risposta è no: l’operazione sarebbe del tutto inutile, per ragioni che riguardano anche noi. (Lc 16, 19-31)

D’accordo, il ricco ha perso e Lazzaro ha vinto. Però non credo che sia questo il punto essenziale del brano. Il punto essenziale si trova alla fine, quando il ricco, dal fondo del baratro, suggerisce ad Abramo un’iniziativa che eviti ai suoi parenti – evidentemente ricchi ed arroganti come lui – di finire anche loro in quel luogo di tormenti: mandare in missione sulla terra il povero Lazzaro. La convinzione del dannato è che i parenti crederanno a indicazioni provenienti dall’aldilà, alla testimonianza diretta di “uno che c’è stato”.

La certezza di Abramo è invece che se uno è abituato a fare obiezioni alle verità che già sono a disposizione sua e di tutti – qui rappresentate dalla Legge e i Profeti, cioè da tutto quel che Dio ha già ripetutamente fatto presente al suo popolo – troverà da obiettare anche a quel che raccomanda un soggetto anomalo come un morto resuscitato.

L’allusione alla nostra condizione è evidente: diversamente dai parenti di quel ricco, noi abbiamo effettivamente avuto a che fare con un resuscitato, e la previsione di Abramo si è puntualmente avverata: alcuni – pochi – gli hanno creduto, la maggioranza se n’è ben guardata.

Nelle parole di suo Figlio, Dio Padre appare dunque ben consapevole del fatto che nessuna campagna pubblicitaria, nemmeno con un testimonial d’eccezione, potrà convincere qualcuno di una cosa di cui non vuol convincersi.

A fronte di tanti piani pastorali, bisognerebbe dunque cominciare a prendere in considerazione l’idea che non saranno mai gli effetti speciali affiancati a una proposta ad avere una qualsiasi efficacia nel mutamento di mentalità di coloro cui sono diretti: solo la libertà di questi ultimi potrà farlo.

Il pallino, in altri termini, è sempre in mano a coloro cui l’appello è rivolto. In mano nostra, tanto per capirsi.

Cristo non è morto per convincere nessuno. È morto – e resuscitato – per dare alla libertà umana la possibilità di riconoscerlo e di convertirsi.

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