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I leader che disegnano i Paesi

I leader che disegnano i Paesi
Personaggi 23 Maggio 2018 ore 09:52

L’Egitto di Al Sisi, la Turchia di Erdogan, la Cina di Xi Jiping, la Russia di Putin. Il complemento di specificazione indica l’influenza pressoché totale di questi leader sul loro Paese. A ridefinirne e manipolarne linee, equilibri, confini e vita.

 

Al Sisi, Egitto

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Abdel Fatah al Sisi si riconferma presidente nelle elezioni dello scorso aprile con oltre il 90 per cento delle preferenze. Una percentuale che lascia poco spazio all’immaginazione, dimostrando come il potere del presidente egiziano non sia tanto legato alla volontà popolare quanto alla forza delle armi. È stato lui, del resto, ad aver, nel luglio 2013, rovesciato il presidente Mohamed Morsi, che aveva il doppio primato di primo presidente democraticamente eletto e primo civile a occupare tale funzione. Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani che si erano guadagnati l’appoggio della classe dei funzionari e dei commercianti, non aveva alle spalle un partito sufficientemente strutturato e si è dimostrato presto incapace di governare, portando la popolazione in piazza come già durante le primavere arabe del 2011. Se si fosse tornati alle elezioni probabilmente avrebbe vinto la democrazia, ma le cose sono andate diversamente, con il colpo di Stato del generale Al Sisi, che ha messo il potere nelle mani dell’esercito. Da allora (dopo le elezioni che nel 2014 gli hanno garantito l’appoggio popolare con oltre il 97 per cento dei voti), il presidente ha represso duramente i partiti di opposizione, imprigionandone gli esponenti e dichiarando alcuni di essi illegali, mentre la tortura è diventata sistematica e i mezzi di informazione sono stati messi a tacere.

 

Erdogan, Turchia

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Il nuovo Ataturk, forza della Turchia, pronto a difendersi da tutti gli oppositori. A fermare Recep Tayyip Erdoğan ci ha provato, nel luglio 2016, un golpe che, fallito, ha scatenato un’azione repressiva: l’arresto di centinaia di giornalisti, la privazione della libertà di movimento per decine di accademici e la messa in custodia di quasi la metà degli alti vertici militari. Nel frattempo, sfruttando l’onda del successo economico, Erdogan ha provveduto a mettere sotto suo diretto controllo le maggiori società pubbliche della Turchia, governando con un mix di nazionalismo e conservatorismo religioso. Un uomo nato da una famiglia modesta, il cui successo è iniziato dopo dopo l’elezione in Parlamento nel 1991 e nel 1994 a sindaco di Istanbul. Un politico pragmatico, un leader che ha reso la Turchia sempre più islamica, governando col pugno di ferro senza comunque riuscire a mettere completamente a tacere il fronte del dissenso, composto da giovani liberali, forze armate e dalla comunità curda, fautore di una politica “neo-ottomana” neo-imperialista su scala regionale.

 

XI Jinping, Cina

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Presidente della Repubblica popolare, segretario del Partito comunista e presidente della commissione militare centrale, Xi Jinping è il capo indiscusso della Cina, pronto a riproporre il socialismo con caratteristiche cinesi, adattandolo al XXI secolo. Nuovo Mao o moderno imperatore, il Paese che ha di fronte è comunque molto diverso dalla potenza imperiale del passato, ed è caratterizzato da grande disuguaglianza, con un ceto medio in crescita. Xi Jinping è un presidente che ha deciso di non scegliersi un successore e che, con una campagna anticorruzione in vigore da sei anni, si è liberato di tutti gli oppositori, scegliendo per tutte le aree chiave della politica e per i vertici del partito delle figure fidate, che dovrebbero supportarlo, nei prossimi anni, nel suo obiettivo di trasformare la Cina in una potenza globale.

 

Putin, Russia

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Di Putin si parla fin troppo, da quando, nell’inverno del 2000 si insediò al Cremlino senza essere particolarmente conosciuto se non per la sua carica di vicesindaco di San Pietroburgo. «Who is Mister Putin?» è una domanda che è stata “accolta” da molti documentari, che hanno tentato di tracciare un ritratto del nuovo zar della Russia, definito da alcuni come uomo del Kgb, mandante di omicidi, repressore di libertà civili e simbolo di corruzione. Per altri, invece, è l’uomo del riscatto del Paese, lo stratega che sta riportando la Russia all’antica potenza, vincendo la sensazione nazionale di essere, in qualche modo, “respinti dall’Occidente”. Un capo di Stato cresciuto con un sistema gerarchico, basato sulla forza e sui rapporti personali, che ha creato un sistema dove tutte le cariche e le relazioni politiche gli gravitano attorno. Una figura pragmatica che ha promesso al suo Paese potere e stabilità: una miscela perfetta per gli orfani dell’Urss, che temono un ritorno al caos, pronti a consegnare il loro Paese nelle mani di un leader che vuole l’espansione dello Stato (come l’annessione della Crimea dimostra) e l’ascesa a potenza globale.

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