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«Legio patria nostra» è il motto

Perché la legione straniera sfila per ultima sui Campi Elisi

Perché la legione straniera sfila per ultima sui Campi Elisi
Personaggi 23 Ottobre 2014 ore 09:00

Il protagonista di Educazione Siberiana – romanzo di Nikolai Lilin di cui parlammo a suo tempo – dice che un ragazzo è pronto per la vita quando è riconosciuto come uno che è pronto a uccidere. L’acquisizione di questa consapevolezza costituisce una specie di “bar mitzvah” per tutti i giovani che aspirino al rispetto di se stessi e degli altri nella straordinaria comunità di criminali che fa da sfondo alla narrazione.

La regola del sospetto (Colin Farrell, Al Pacino) è un film che mette a tema l’addestramento degli agenti della CIA. Il dvd è corredato di una serie di materiali fra i quali un’intervista al capo dei reclutatori dell’agenzia di Langley. A domanda: «Quali sono le caratteristiche necessarie per essere selezionati», l’ufficiale risponde che sono essenzialmente due: la disponibilità a non ricevere riconoscimenti di sorta (i nostri nomi diventano noti solo quando sbagliamo); una convinzione così forte di agire dalla parte del bene da essere disposti a commettere il male. La seconda è la più rara di tutte, perché implica la capacità di vivere continuamente in un pericoloso – anche psicologicamente – stato di equilibrio fra due pulsioni contraddittorie. Sopravvive chi fa propria l’idea che la tensione al bene appartiene alla persona, mentre la capacità di fare del male è una riserva di forza che può essere attivata solo in presenza di un ordine superiore. Far del male è possibile soltanto se lo si vive come un sacrificio compiuto in nome di un principio supremo: il bene del proprio Paese, la libertà nel mondo. La cosa è un po’ complicata, ma se fosse semplice tutti potrebbero fare gli agenti della CIA.

Nei giorni scorsi il sito Linkiesta ha fatto una pagina sulla Legione Straniera. Che cos’è la Legione, come vivono i legionari. Chi sono le persone famose che ci sono passate. Molto interessante. C’è solo una cosa che lì non è detta. Ed è che alla parata del 14 luglio sugli Champs Elisées, quando la Francia si compiace di sé come non mai, La Légion sfila sempre per ultima. Quando gli altri sono già avanti ecco tre sottufficiali – è una specialità della casa anche questa – alla testa dei Pionniers con la barba lunga, il cappello (il képi) bianco, il grembiulone di pelle da maniscalco allacciato su una sola spalla – la sinistra, perché sull’altra è appoggiata l’ascia da boscaiolo. Scarponcini neri coi lacci bianchi. Seguono gli altri reparti con le loro specializzazioni; gli ufficiali in fondo.

 

 

Perché la Légion sfila per ultima? Perché cammina piano e gli altri le andrebbero addosso, si dice. Quando è il turno delle divise con le maniche corte (i Pionniers le hanno lunghe), dei soldati che tengono il fucile alto davanti al viso da mastini, gli avambracci che paiono radici abbarbicate e le mani nude mettono paura. Ma loro camminano piano, ordinatamente, senza alcuna fretta. Al suono della loro musichetta: Ma Patrie.
Quelli prima di loro hanno marciato proprio come ci si immagina che marcino i soldati: passi rigidi – magari non rigidissimi, ma comunque rigidi – cadenzati: si sente quando il piede tocca terra.
Questi no. Se non si guarda bene – e allora si nota come non ci sia un piede fuori posto nemmeno a pagarlo; una visiera più avanti? no – sembra che passeggino. Non fanno rumore. Solo le decorazioni, tintinnando sul petto, emettono una specie di fruscio ritmico, come di uno che entrasse in casa attento a non svegliare nessuno.

 

page1-1280px-Insignes_de_la_légion_étrangère.pdf

 

Il presidente francese François Mitterrand sarà ricordato, oltre che per la Piramide di vetro davanti al Louvre, anche per lo slogan della sua prima campagna presidenziale. È considerato il miglior slogan di sempre e suonava così: «La force tranquille», la forza calma.

Allora, questi della Legione, sono ancora delle bestie come si dice, capaci di tenere a bada, in pochi (pochissimi) un piccolo esercito di 800 uomini, come accadde in Messico, a Camerone, dove la 3ª compagnia del 1º battaglione agli ordini del capitano Jean Danjou si sacrificò per consentire che un certo cannone francese raggiungesse la sua destinazione? Lo sono. Come in Indocina? Come in Indocina. Sono delle bestie ferocissime. Dei senza patria («Legio patria nostra» è il loro motto). Dei senza paura pronti al sacrificio. Capaci di far del male – ma solo quello necessario – per obbedire a un ordine. Un paradosso. Il paradosso.

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