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Una rendita fantascientifica

L’incredibile storia di Max-Hervé ragazzo super assicurato sulla vita

L’incredibile storia di Max-Hervé ragazzo super assicurato sulla vita
Personaggi 04 Marzo 2015 ore 08:00

Max Hervé George è un giovane francese di 25 anni, vive in Svizzera e entro il 2020 diventerà miliardario. Potrebbe essere una storia come tante se si trattasse di un imprenditore di successo, di un attore famoso o di un calciatore. Invece qui si parla di un ragazzo normale, figlio di un papà previdente che decide di intestargli, come agli altri componenti della sua famiglia, un’assicurazione sulla vita. Una prassi abbastanza comune in Francia per investire i propri risparmi.

Tutto comincia nel 1997, quando Max-Hervé ha sette anni. Il padre, previdente dicevamo, investe 50 mila franchi (all’epoca l’euro era ancora di là da venire) in una polizza di quella che si chiamava Abeille Vie, compagnia poi diventata il colosso Aviva. Si trattava di circa 8mila euro. Da circa 10 anni la compagnia proponeva ai suoi portafogli migliori un’offerta speciale, che si chiamava “Fixed Price Arbitrage Life”. Non essendo possibile il trading on line, vista la scarsissima diffusione di internet, se un sottoscrittore voleva cambiare uno dei fondi sottostanti la polizza, doveva presentarsi fisicamente dal suo broker o mandare un fax. Servivano giorni per processare l’ordine, durante i quali il mercato poteva muoversi in controtendenza e annullare il vantaggio iniziale.

 

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L’intuizione del padre. Sta di fatto che il papà di Max-Hervé legge attentamente le varie clausole del contratto (non potrebbe essere altrimenti essendo un uomo previdente), e scopre che ogni venerdì l’assicurazione gli permette di ricollocare la somma investita in diversi fondi al prezzo che avevano la settimana prima. In pratica ha la possibilità di vendere dopo aver avuto la certezza dell’andamento del mercato. Una mossa che, col senno di poi, si potrebbe definire suicida per la compagnia di assicurazione, che deve finanziare ogni volta la differenza tra il prezzo di vendita del momento e quello passato. E infatti il Financial Times, che di investimenti dovrebbe intendersene, ha detto che si trattava del «più idiota contratto della storia degli investimenti e delle assicurazioni». Senza scomodare i guru della finanza mondiale, è abbastanza facile capire come la clausola del contratto sia simile a giocare al lotto dopo che i numeri sono stati estratti.

Il signor George decide così di organizzarsi, captando il business, e ingaggia un ufficiale giudiziario che ogni settimana si reca di persona presso la sede della compagnia a consegnare fisicamente gli ordini di switch, per evitare eventuali contenziosi con la controparte. Con questo sistema, completamente legale e reso possibile da una sorta di “buco” nel contratto assicurativo, papà George ha fatto fruttare il suo gruzzoletto del 68 percento all’anno.

I numeri. Nel periodo 1997-2007, gli investimenti di Max Hervé hanno reso 1,4 milioni di euro. Facendo due conti l’Aviva, sulla base del tasso di crescita di cui sopra, dovrà liquidare a Max Hervé la cifra di 55 milioni di euro, 93 milioni se si considerano anche le altre polizze intestate ai famigliari. Soldi che il 25enne non ha alcuna intenzione di lasciare in mano all’assicurazione, e che – secondo l’avvocato del giovane – potrebbero lievitare fino a un miliardo nel 2020 se l’assicuratore impiegasse troppo tempo a pagare.

Avendo probabilmente preso dal padre il fiuto per gli affari e la precisione, Max Hervé, sfruttando un’altra clausola del contratto, ha cominciato ad aggiungere nuovi capitali alla polizza, per la bellezza di 19,9 milioni di euro, facendoseli prestare da una filiale svizzera di una banca francese, che evidentemente deve aver capito l’affidabilità del cliente. Di questo passo, entro il 2030 Max Hervé potrebbe addirittura acquistare l’Aviva, che oggi è la sesta compagnia di assicurazioni al mondo. Il suo contratto, infatti, varrà più di quanto non valga l’intera compagnia.

La questione legale. Sulla diatriba tra la famiglia George e l’Aviva si sono già espressi più volte i tribunali francesi, che stanno seguendo una serie di cause legali intentate reciprocamente dalle due parti. Finora, però, tutto sembra andare a vantaggio di Max-Hervé, che secondo la Cassazione ha diritto di vedere riconosciuto, e onorato, il suo contratto, con tutte le possibilità che esso prevede. Ma il rischio per Aviva, oggi, è quello di non avere sufficiente liquidità per pagare il dovuto a Max Hervé e a quanti come lui sono titolari di questo contratto in stile “ritorno al futuro”. Le casse di Aviva, infatti, hanno a disposizione solo 20/30 milioni di euro per fronteggiare casi simili. In questo caso si sfiorerebbe il miliardo. A tremare, ora, sono gli altri assicurati Aviva, i quali temono che l’assicurazione attinga dai loro risparmi per liquidare i titolari della magica polizza.

E gli altri assicurati? Ma perché tutti quelli che hanno sottoscritto la stessa polizza della famiglia George non sono miliardari? Perché l’Aviva, quando si è resa conto di cosa significasse davvero quella clausola introdotta ai tempi in cui non era praticamente possibile beneficiare dell’arbitraggio vista la scarsa diffusione di internet, ha bloccato l’emissione di questi terni al lotto perpetui e ha cercato di convincere i clienti a strappare i loro contratti per sostituirli con nuovi prodotti. In cambio, offrì loro 100 franchi per il disturbo (circa 10 euro). Uno scambio che il previdente papà di Max Hervé non accettò. Con lui una trentina di altri francesi. Previdenti e altrettanto intuitivi.