Budget inferiore a quello di un film

L’India su Marte al primo colpo e pure con una missione low-cost

L’India su Marte al primo colpo e pure con una missione low-cost
25 Settembre 2014 ore 10:30

Dopo gli Stati Uniti, l’Europa e la Russia, ora anche l’Asia può fregiarsi dell’orgoglio di aver raggiunto il pianeta Marte; e, forse inaspettatamente, lo fa con l’India. Nelle scorse ore infatti, la sonda Mangalyaan, partita il 5 novembre 2013 dalla base spaziale di Sriharikota, è entrata nell’orbita del Pianeta Rosso, per avviare un lungo periodo di studio dei componenti atmosferici.

La missione (e i suoi predecessori). Il progetto dell’India di inserirsi nella corsa allo spazio prese le sue mosse già negli anni Novanta, quando venne progettato il Polar Satellite Launch Vehicle, il sistema di lancio che ha permesso l’ingresso in orbita della Mangalyaan. L’intento era raggiungere questo obiettivo prima degli altri Paesi asiatici, Giappone e Cina su tutti, che negli ultimi anni già si erano cimentati in imprese analoghe: nel 1998 i nipponici fallirono con la sonda Nozomi per problemi di carburante; nel 2011 i cinesi, in un’operazione congiunta con la Russia, tentarono il lancio della sonda Yinhuo-1, che però entrò presto in stallo, precipitando al suolo.

La partenza della navicella indiana invece ha avuto successo al primo colpo, viaggiando per circa 300 giorni e 650 milioni di chilometri fino al momento dell’ingresso nell’atmosfera marziana; i problemi, solitamente, iniziavano proprio qui: delle 51 missioni totali tentate dall’uomo su Marte, 30 sono fallite in questa fase per errori di rotta o malfunzionamenti. Ma Mangalyaan è riuscita a compiere una lunga serie di manovre complicate e critiche, penetrando l’orbita senza il minimo danno. Può così iniziare la ricerca di presenze di metano sul pianeta, che potrebbero certificare l’esistenza di forme di vita su Marte (il 95 percento del metano presente nell’atmosfera terrestre è prodotto da batteri, quindi esseri viventi).

 

 

Un progetto economicamente incredibile (cioè low cost). Oltre agli strepitosi risultati di ingegneria aerospaziale che questo viaggio ha prodotto, c’è anche un aspetto economico davvero stupefacente: il costo totale della missione di Mangalyaan è stato di 74 milioni di euro; un’inezia, se paragonato ai 671 milioni di dollari sborsati dalla Nasa per il suo veicolo spaziale Maven, anch’esso arrivato nei paraggi di Marte in queste settimane.

Si è notato addirittura che il costo della missione indiana è notevolmente inferiore rispetto a quello del film Gravity, il colossal di Alfonso Cuaron che ha fatto incetta di Oscar lo scorso anno e che ha richiesto ben 100 milioni di dollari di spesa. Come dire: è economicamente più vantaggioso andarci direttamente, nello spazio, piuttosto che riproporne una finzione su uno schermo.

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