Un gioiello di cultura

Lo Spazio Terzo Mondo a Seriate Più che una libreria, un universo

Lo Spazio Terzo Mondo a Seriate Più che una libreria, un universo
20 Dicembre 2017 ore 06:00

«Nel 1991 rilevai la libreria con altre due persone. Tornai a casa e dissi a mio padre, che parlava solo dialetto: “Sai che ho preso la libreria?”. Lui si guardò attorno e disse “E ‘ndo la metet?”». È così che inizia il suo racconto Giorgio Personelli, uno dei soci storici, tuttora presente, della libreria Spazio Terzo Mondo, un gioiello di cultura e convivialità da quasi 27 anni a Seriate, notissima anche fuori provincia.

Era il lontano 1982. Spazio Terzo Mondo non nasce dal nulla, ma ha dietro di sé un’idea che risale a diversi anni prima del fatidico 1991: «Nel 1982 la libreria nasce come emanazione di un gruppo di volontariato Gruppo Impegno America Latina – spiega Giulio Baroni -. Io mi trovai a gestire, insieme a mia moglie Gianrica Filippi, questo spazio. La nostra idea iniziale era quella di avere, oltre i libri, anche una parte dedicata a prodotti provenienti dall’artigianato locale della Bolivia. Purtroppo siamo stati costretti a fare una scelta: per tenere in piedi la libreria abbiamo dovuto eliminare la parte dell’oggettistica e dedicarci completamente ai libri, compresi quelli scolastici». «Nel 1991 iniziarono gli sbarchi degli albanesi, persone disperate che cercavano rifugio in Italia, e da qui cominciò un periodo di massiccia immigrazione – prosegue Giorgio -. Giulio ebbe la proposta dalla Caritas di aprire un centro di prima accoglienza. A quei tempi io ero a contatto con lui perché stavamo fondando la Bottega del commercio equo e solidale”, quindi propose a me e ad altri due, tutti studenti universitari, di rilevare la libreria. Soldi non ne avevamo, eravamo tutti figli di operai, ma Giulio ci disse che avremmo pagato col tempo, lavorando: in qualche anno liquidammo il prestito».

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Aggiunge Giulio: «A un certo punto io e Gianrica ci eravamo resi conto che non riuscivamo ad andare avanti solo con la libreria, visto che mi dovevo dedicare al centro accoglienza: allora avanzammo la proposta. Rimasi come socio, ma lasciai a loro la gestione. Dopo breve tempo rimase solo Giorgio come unico socio: non è un’esperienza facile e non tutti sono tagliati per questo lavoro, quindi è normale che si avvicendino diversi soci, ma lui è sempre rimasto, sino ad ora». Negli anni i soci cambiarono fino all’attuale composizione, con sei persone: «L’ultima a unirsi è stata Francesca che ha trent’anni: insomma, andiamo da 58 a 30 anni, una bella fascia variegata d’età», dice Giorgio.

Non solo libri. Nel marzo 2004 da Corso Roma si trasferisce in Viale Italia e diventa «Spazio Terzo Mondo», con una parte dedicata non solo all’amore per la lettura, ma anche a quello per il buon cibo, con l’apertura di una caffetteria ed enoteca con mescita. Al bistrot vengono adibiti l’ala sinistra del pianterreno, una sala al piano superiore e la parte esterna per i periodi estivi, dove consumare colazioni, pranzi, merende, aperitivi, serate. L’intento è da una parte quello di autofinanziare la libreria, ma anche di creare un ulteriore spazio di convivialità e di aggregazione: vengono infatti organizzati anche corsi di degustazione, serate in collaborazione con la condotta locale di Slow Food, cene a tema. La scelta dei prodotti è particolarmente attenta al biologico, al commercio equo e solidale e ai piccoli produttori locali e nazionali, che si distinguono per l’alto livello qualitativo della produzione nel rispetto dell’ambiente, della cultura e delle tradizioni eno-gastronomiche. Insomma, circa 300 metri di libreria non convenzionale, con un vero e proprio caffè letterario (così ci pare giusto chiamare il bistrot), eventi in loco e non solo: tutte attività in cui sono impegnati i sei soci, con compiti diversi.

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«Io non sto in libreria, ma mi occupo di attività esterne, soprattutto nelle scuole, e di “Fiato ai libri” – continua Giorgio -. Siamo come sei professionisti che lavorano insieme, perché ognuno si occupa di una parte specializzata e questo ci dà modo di stare insieme. Il fatto che ognuno si dedichi a qualcosa di differente dà margine a ciascuno di potersi esprimere: ci vediamo ogni due mesi, discutiamo, parliamo di strategie d’azienda… perché dopotutto siamo un’azienda vera e propria! Non è facile portare avanti una libreria, soprattutto fuori provincia – conclude Giulio -, ma io credo che abbiamo sempre resistito perché, se vuoi davvero una cosa, ce la fai sempre».

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