La mostra fino al 2 novembre

Londra celebra l’Atelier dell’Errore

Londra celebra l’Atelier dell’Errore
06 Ottobre 2016 ore 14:28

Giovedì 5 ottobre da Orio al Serio è decollato un volo per Londra con un gruppo di viaggiatori molto particolare: sono alcuni ragazzini, allievi di un laboratorio artistico, che vanno nella capitale inglese a raccogliere meritatissima gloria. Quei ragazzini hanno tutti un segno particolare: devono fare i conti con disabilità cognitive più o meno gravi, che condizionano la loro vita come quella dei loro familiari.

Ma a quel segno distintivo ne hanno aggiunto un altro. Con le loro mani sono in grado di realizzare grandi disegni di una tale qualità da lasciar a bocca aperta esperti di mezza Europa. Hanno infatti avuto la fortuna di incontrare sulla loro strada una scuola speciale che oggi viene ritenuta un’esperienza di assoluta eccellenza. Questa scuola si chiama Atelier dell’Errore e opera a Bergamo e a Reggio Emilia, sotto la guida di Luca Santiago Mora, artista e fotografo bergamasco.

 

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Giulia+Laura, La fenice che di notte castiga Davide che picchia i bambini,
2015, tecnica mista su carta, 198 x 273 cm

 

Un prestigioso riconoscimento. A Londra, l’Atelier, a partire dal 3 ottobre e fino al 2 novembre, espone una serie di lavori realizzati dai ragazzi, con una mostra intitolata The Guardian Animals + other invisible beings, presso Moretti Fine Arts. L’occasione è molto speciale anche perché in questi giorni a Londra si svolge una delle più importanti fiere d’arte, la Frieze. Il 6 ottobre, alle 19, all’Istituto italiano di cultura, si tiene un incontro di presentazione dell’Atelier, alla presenza di due personaggi di grande peso nel mondo dell’arte, come Massimiliano Gioni, uno dei più autorevoli curatori oggi sulla scena, e Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi (e tra il pubblico c’è anche quel gruppo di ragazzini partito la sera prima da Orio). Insomma una vera e propria consacrazione, per questa esperienza nata 14 anni fa e che già lo scorso anno era stata premiata con l’Euward6, il più importante premio europeo per la cosiddetta “outsider art”.

 

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Perché “Atelier dell’Errore”. Ma cos’ha di così speciale l’Atelier dell’Errore? Cominciamo a scoprire le ragioni del nome. Che, come dice Luca Santiago Mora, sono tre. Il primo: lui non è psicoterapeuta e ha iniziato questa sua attività per caso. Era stata una sua amica a chiedergli di sostituirla nel laboratorio per un breve periodo. L’amica invece restò incinta e non tornò più. Quindi lui si ritiene a quel posto per “un errore”. L’altro errore riguarda la condizione degli allievi. «Ho scoperto che loro si sentono quasi sempre errori, grazie a noi normali», spiega Santiago Mora. «A scuola, sull’autobus, alle feste di compleanno dove non vengono invitati, mai. E questo è il secondo motivo per cui noi siamo l’Atelier dell’Errore. Ma anche che sull’errore si può costruire un meraviglioso metodo di lavoro, per riscattare la facoltà poetica di questi ragazzini. Facoltà sconosciuta a molti, a me per primo. E questo è il terzo motivo per cui noi siamo l’Atelier dell’Errore». «Molti dei ragazzini, in Atelier, arrivano educati alla convinzione di non saper disegnare», continua sempre Santiago Mora. «O, peggio, arrivano a dire: “Io non posso disegnare”. Che è il “non sai disegnare” che si sono sentiti ripetere tante volte a scuola. E allora è difficilissimo tirarli fuori da quelle convinzioni lì. Non sanno darsi fiducia, e così, all’inizio, pure in Atelier hanno paura, e gli sembra tutto difficile, e soprattutto, tutto ma proprio “tutto perfettamente inutile”».

 

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Niccolò, Atelier dell’Errore, Ira, 2016, matita su cartone, 50 x 70 cm.

 

Vietato cancellare e rifare. Altra caratteristica importante dell’Atelier è il metodo. In Atelier nessuna retromarcia è consentita ed è vietatissima la gomma. Bisogna sempre andare avanti, «proseguire da quel che c’è e per quel che c’è», dice “maestro” Luca. «Che è un po’ quello che si capisce della vita, da grandi. Nobilitare una sconfitta, trasfigurarla in qualcosa di inatteso, di inaspettato, di insperato». Alla matita si arriva più avanti. All’inizio ci sono i pastelli a cera, i cui segni restano sulla carta e non c’è verso di cancellarli. Spesso si fanno “errori” di calcolo, in quanto non ci si accorge che il foglio ha dimensioni più piccole della propria immaginazione: in questo caso ad un foglio se ne attacca un altro, e così via sino a comporre dei grandi puzzle di carta, in assoluta libertà.

Gli animali disegnati. All’Atelier i soggetti sono sempre gli stessi: solo e unicamente animali. È una scelta ben calcolata, perché l’animale permette ai ragazzi di sprigionare tutta la loro fantasia. E poi perché gli animali, inventati e per i quali vengono sempre scovati nomi fantastici, diventano dei veri alleati dei ragazzi: sono le loro controfigure attraverso le quali lanciano messaggi ad un mondo che sembra non voler capire quali potenzialità abbiano. Sono simboli di un riscatto e di una sacrosanta rivincita.

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