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Luci e ombre di Benoît Violier chef tristellato che si è tolto la vita

Luci e ombre di Benoît Violier chef tristellato che si è tolto la vita
Personaggi 02 Febbraio 2016 ore 06:00

Domenica 31 gennaio è morto lo chef franco-svizzero Benoît Violier. Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto nella sua abitazione a Crissier, località del Canton Vaud, in Svizzera. Secondo le prime informazioni fornite dalle autorità elvetiche, Violier si sarebbe suicidato sparandosi un colpo in testa con uno dei suoi fucili da caccia. Una fine tragica per uno dei più apprezzati e premiati artisti della cucina internazionale. Dal 2012 Violier era a capo dello stimato Hotel de la Ville Crissier, nel distretto di Losanna, dove era subentrato al “maestro” e suo mentore Philippe Rochat, deceduto nell’estate del 2015. Una morte inaspettata e incomprensibile per tutti coloro che conoscevano Violier, che a soli 44 anni si era imposto nel mondo della cucina internazionale come uno dei migliori chef su piazza. Tante le parole di cordoglio arrivate dalla gastronomia mondiale, in particolare da quella francese, di cui il 44enne era certamente, oggi, uno dei massimi rappresentanti.

 

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Le autorità elvetiche: «Si è suicidato». Sono pochissime le informazioni che filtrano dalle forze dell’ordine elvetiche circa la tragica vicenda. La notizia è stata resa nota attraverso uno scarno comunicato stampa, che lascia però poco spazio alle congetture sulla morte dello chef: «Benoit Violier, 44 anni, è stato ritrovato senza vita nella sua casa di Crissier. Secondo i primi riscontri investigativi, dovrebbe trattarsi di un suicidio. È stata avviata un’indagine giudiziaria per stabilire le circostanze del decesso. Nel tardo pomeriggio, la polizia di Losanna ha ritrovato il corpo dello chef che ha messo fine ai suoi giorni con un colpo di arma da fuoco». Secondo indiscrezioni, lo chef si è sparato con uno dei suoi fucili da caccia. Come spesso accade in questi casi, lo sgomento tra le persone vicine a Violier è tanto. Gli amici contattati dalle autorità, così come dagli organi di stampa, hanno affermato che nulla faceva presagire il tragico gesto. Niente indicava eventuali segni di depressione, di stanchezza o di difficoltà, e anche la sua vita familiare pareva essere serena: con la moglie Brigitte gestiva lo stimato ristorante svizzero. Lui era il re indiscusso della cucina, la moglie della sala.

 

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[Violier con la moglie Brigitte]

 

Sulla cresta dell’onda. Oltre a tutto ciò, va aggiunto che il 2015 era stato un anno (l’ennesimo) professionalmente da incorniciare per Violier: chef tristellato, proprio l’1 febbraio avrebbe dovuto essere presente alla presentazione a Parigi della Guida Michelin Francia 2016, dove la conferma delle sue tre stelle pareva scontata, soprattutto dopo che a dicembre il ministero degli Esteri francese aveva definito il suo Hotel de la Ville Crissier come il migliore al mondo nella guida culinaria La Liste, una selezione dei migliori mille ristoranti al mondo definita attraverso la consultazione di oltre 200 guide gastronomiche e altrettanti siti specializzati (dal New York Times a TripAdvisor, da Yelp al Washington Post). La Liste è stata la risposta transalpina alla britannica World’s 50 Best Restaurants, che aveva incoronato El Celler de Can Roca di Girona, in Spagna, come il migliore al mondo e che era stata accusata dalle autorità francesi di aver volutamente snobbato la tradizione culinaria transalpina. Le polemiche scatenate da La Liste sono state molte, data la massiccia presenza francese nella classifica: ben 5 degli chef presenti nella top 10 sono francesi, e i cuochi d’Oltralpe dominano incontrastati nella maggior parte delle posizioni di spicco.

 

Nel 2013 è stato nominato cuoco dell'anno

[Violier alla premiazione come miglior chef al mondo secondo La Liste]

 

Nonostante le polemiche legate a La Liste, nessuno metteva in dubbio il talento e la maestria dietro ai fornelli di Violier, che nel novembre 2015 era stato insignito anche del premio internazionale Taittinger. Sempre l’anno passato, la prestigiosa guida Gault & Millau lo aveva nominato chef dell’anno. A ottobre, inoltre, si era imposto anche nel settore letterario con la pubblicazione di un’apprezzata guida alla cucina di cacciagione di piuma in tutta Europa: mille pagine in cui Violier raccontava ai lettori i segreti (non tutti naturalmente) dei suoi piatti forti. La caccia era la sua grande passione, il suo hobby, che portava poi anche in cucina attraverso piatti unici e prelibati. Tra i suoi prossimi progetti c’era l’apertura di un’Accademia di cucina d’élite.

Le ombre: la morte del padre e di Rochat. Violier era sulla cresta dell’onda, un professionista di successo. Eppure non è la prima volta che uno chef apprezzato e stimato si toglie la vita: nel 2003 fu il francese Bernard Loiseau a suicidarsi. Allora le polemiche furono molte, tanto che la Francia, forse per la prima volta nella sua storia, mise in discussione il sistema delle stelle e dei giudizi che aumenta a dismisura lo stress dei grandi cuochi. Se la professione del cuoco è già di per sé una delle più dure e faticose, per i grandi chef si aggiunge anche la difficoltà di dover sempre mantenere un livello professionale elevatissimo, di non potersi mai permettere un minimo errore se si desidera restare lì in alto, dove si è faticato tanto per arrivare. Ma chi conosce Violier dice che lo stress non c’entra con la sua morte. Alla pressione ci era abituato, sin dai primi passi nel mondo della cucina: dopo aver lavorato e sgobbato nelle cucine di professionisti del calibro di Joël Robuchon, Benoît Guichard, Bruno Gricourt e Sylvain Knecht, nel 1996 Philippe Rochat, mito della gastronomia di impronta transalpina, lo aveva portato con sé all’Hotel de la Ville Crissier, incoronandolo pubblicamente come suo erede e facendogli da mentore per ben 16 anni. Quando nel 2012 sostituì Rochat, Violier era atteso da tutti alla prova del nove: sarebbe stato all’altezza del maestro? La risposta non è tardata ad arrivare: assolutamente sì. Violier ha saputo rinnovare la cucina di Rochat, rispettandola ma dandogli un tocco personale che gli ha permesso di distinguersi.

 

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[Violier (a destra) con il suo maestro e mentore Philippe Rochat]

 

Come mai, allora, il 31 gennaio 2016 Violier ha deciso di togliersi la vita? Probabilmente non avremo mai una risposta. Come riporta La Stampa, però, c’è chi racconta che Violier non si fosse mai ripreso del tutto dalla morte di Philippe Rochat, avvenuta nel luglio 2015 per una malore mentre andava in bicicletta. Forse uno dei più grandi chef del mondo non era riuscito a fare i conti con questa tragedia in un anno che, ad aprile, si era già portato via il padre naturale. L’unica certezza è che la cucina francese piange uno degli uomini a cui aveva affidato la sua rinascita e il suo riscatto.

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