Da Cologno al Serio

Ludovica, dalla gaffe sull’Atalanta al successo tv (ancora nel calcio)

Ludovica, dalla gaffe sull’Atalanta al successo tv (ancora nel calcio)
08 Giugno 2017 ore 04:00

«Volevo fare Giurisprudenza, in diritto andavo bene. Poi puntavo su Criminologia. Alla fine, invece, studio Management pubblico alla Statale di Milano». E poi fa tv, più precisamente su SportItalia, dove conduce la domenica GO-KARTv e On-Race Tv e il giovedì Calcio€mercato insieme a Michele Criscitiello e Alfredo Pedullà. Quella intrapresa da Ludovica Pagani è una strada tortuosa, ma proprio per questo affascinante. Un po’ come lei. Ventidue anni il prossimo 25 giugno, ha un sorriso che illumina e due occhi da cui è difficile staccarsi. I lunghi capelli biondi («Anche se in realtà io sono castana») incorniciano la bellezza, semplicemente. Quando parla non abbassa mai lo sguardo e sorride un sacco. È di Cologno al Serio, ha frequentato il liceo linguistico al Collegio degli Angeli di Treviglio, ha la erre moscia (di quelle alla francese proprio) e ha una gran paura dei ragni. La sua storia inizia su Instagram. Come tante sue coetanee, pubblicava foto, soprattutto di moda. La beltà aiuta, e in poco tempo i follower avevano raggiunto cifre importanti. Oggi ne ha quasi 97mila; due anni fa erano meno, ma comunque tanti. «Avevo un seguito, e così Bergamo TV mi ha chiesto di partecipare a Diretta Stadio. Ho accettato».

 

 

Ed è arrivata la famigerata gaffe della classifica.
(Ride, ndr ) «Esatto. Dovevo limitarmi a leggere i commenti che arrivavano sui social. Perché ero completamente ignorante di calcio, avevo avvisato anche loro: guardate che per me è arabo. Ma mi avevano tranquillizzato. Poi, a un certo punto, durante la diretta il conduttore mi ha chiesto: “Ci leggi la classifica?”. Panico. Presa dall’ansia, ho letto subito il punteggio come se fosse la posizione: Atalanta ventiseiesima. E ancora: quarantasettimo Napoli, quarantacinquesima Juventus, e via così. Mentre leggevo, mi sembrava una roba strana, ma nessuno mi diceva niente. E poi eravamo in diretta».

Ti sei accorta subito della gaffe?
«Un’amica me lo ha detto. Però va be’, non era successo nulla di grave. Invece un mese dopo, mentre ero a Torino per un servizio fotografico, mi ha chiamato mio padre in lacrime. Il video era stato ripreso da una famosa pagina Facebook, “Calciatori Brutti”. E i commenti non erano proprio gentili…».

È iniziato l’effetto domino.
«Praticamente sì. Sono finita su Striscia la Notizia e poi ospite da Tiki Taka, dove mi è stata data la possibilità di spiegare».

Però quella gaffe ti ha dato notorietà.
«Sicuramente mi ha reso un po’ più nota. Ma anche perché, alla fine, l’ho presa sul ridere».

Hai reagito con grande autoironia.
«Sono stata sincera: di calcio non ci capivo niente. Non mi vergognavo ad ammetterlo».

È una tua dote l’autoironia?
«È una dote che ho maturato nel tempo, per affrontare fragilità e insicurezze. Soprattutto alle medie. La mia insicurezza è figlia della paura che ho di restare sola. Quindi, soprattutto da piccola, tenevo molto al giudizio altrui. L’autoironia è diventata il mio scudo. Invece che rimanerci male, ci ridevo sopra. O almeno ci provavo».

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Resta quella fragilità?
«Assolutamente sì, ma cerco di gestirla, seppur tra mille ansie e mille paranoie».

Ma se sei così fragile, non è un controsenso condividere così tanto di te sui social?
«Può sembrare che sia così, ma per me è stata una sfida. Mi sono messa in gioco, ho affrontato una mia debolezza».

Cerchi approvazione?
«Be’, in parte sì. Il giudizio degli altri, piaccia o meno, influisce su di noi. È così per tutti. Naturalmente va calibrato il peso di chi dice cosa, ma le persone si influenzano. Ogni rapporto ci lascia qualcosa e credo che, purtroppo, nessuno sia veramente libero dal giudizio altrui».

Quindi l’abito fa il monaco?
«Non vorrei generalizzare, ma restando a un livello superficiale sì, è così».

Ma allora, se non è un controsenso, che cos’è?
«Autodifesa forse».

Quindi ti imbarazza ancora posare per degli scatti o andare in televisione?
«Un sacco. Le prime volte ero proprio agitata, vivevo tutto come un esame. E un po’ di quell’ansia resta».

In tutto questo, che peso hanno i social?
«Sono un’arma a doppio taglio, perché allontanano dal confronto. La gente ha tempo per calibrare le proprie risposte, trovare quella che ritiene sia la frase giusta al momento giusto. Si perde l’immediatezza. Però sono utili, perché permettono di arrivare a chiunque in tempo zero. Detto ciò, i rapporti si costruiscono dal vivo, non dietro uno smartphone».

Riesci a mantenere un distacco dai commenti social?
«Sì, abbastanza. Del resto devo farlo. Emotiva come sono, se non lo facessi andrei in panico. All’inizio però non ero capace. Per dire, quando “Calciatori Brutti” aveva postato il video della mia gaffe, io rispondevo a tutti. Poi ho capito che non serviva».

 

 

In questo processo, quanto contano gli affetti?
«Molto».

Sei fidanzata?
«No, ma ho una bellissima famiglia, tanti amici e una nonna che adoro».

Cosa ti piace così tanto di tua nonna?
«Non saprei dire. Anzi, sì: il modo che ha di amare. Assoluto, nella sua semplicità».

La tua famiglia è d’accordo con il percorso che hai intrapreso?
«Sì, mi sostengono molto. Però per loro, ovviamente, la priorità assoluta è l’università. E li capisco».

Come definiresti il tuo lavoro?
«Difficile…»

Sei una modella?
«No! Son troppo bassa».

Va be’, nella botte piccola c’è il vino buono.
«Ma in quella grande ce n’è di più».

Touché. Però con i social sono cambiati molto i canoni estetici. Anche nella moda.
«Sì, è vero. Perché ti prendono come esempio».

Potremmo definirti una “influencer”?
«Sì dai, anche se è una definizione un po’ generica. Specificatamente sono una brand ambassador. Rappresento alcuni marchi».

E si guadagna bene?
«Abbastanza. Sono legata a vari marchi locali e internazionali. Sono brand ambassador della Nike, ad esempio, e per loro partecipo a diversi eventi».

Da poco conduci anche Calcio€mercato.
«Esatto».

Ancora calcio?
(Ride, ndr ) «Sì, ancora calcio. Sono una tipa testarda: ho accettato la sfida e mi sono messa a studiare».

E come va?
«Diciamo che adesso la classifica la so leggere».

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