Lunga vita al Bocia

Personaggi 15 Febbraio 2016 ore 04:00

Caro Direttore,

perdonami se oggi lascio ai valorosi colleghi di Bergamo Post il compito di commentare Sampdoria-Atalanta, ma, se permetti, vorrei sottoporre alla tua attenzione un’altra questione. Adesso che il pericolosissimo Claudio Galimberti è stato messo in condizione di non nuocere, sottoposto a sorveglianza speciale per un anno e mezzo. Adesso che gli è proibito uscire di casa dalle 22 alle 6 e gli è proibito partecipare a riunioni pubbliche. Adesso che i farisei della pubblica moralità sono soddisfatti e chissenefrega se i veri problemi dell’ordine pubblico sono altri, in città e in provincia, come dimostrano anche le cronache dell’ultimo periodo. Adesso che è successo tutto questo, vorrei segnalarti ciò che sta accadendo ai tifosi dell’Atalanta e all’Atalanta da quindici mesi a questa parte, in questo Stato debole che, non a caso, conta nugoli di indagati, condannati in primo e secondo grado fra i presunti rappresentanti del popolo (presunti perché mica li scegliamo noi). Fatto salvo il principio costituzionale della responsabilità penale individuale, colpire il Bocia, cioè la Curva Nord, significa colpire anche l’Atalanta, screditarne l’immagine, la tifoseria, la città e chi non va allo stadio, ma va all’Atalanta, come diciamo a Bergamo.

Proviamo a rinfrescare la memoria agli ipocriti e ai disinformati. Novembre 2014, incidenti post Atalanta-Roma. Sei ragazzi finiscono in galera: escono dall’incubo dopo 67 giorni perché non c’entrano, ma nessuno, naturalmente chiede loro scusa. Intanto, scatta il bando delle trasferte per gli atalantini e per le loro famiglie ai quali, per tre mesi, viene vietato di seguire la squadra. Il bando non vale per gli ultrà, che in trasferta non vanno: no, a quelli, nonostante abbiano comprato il regolare voucher imposto dallo Stato debole che s’è inventato i tornelli, la tessera del tifoso e poi lascia campo libero a Ivan il Terribile, ai criminali che sugli spalti lanciano bombe carta, petardi, persino razzi; chiude le curve per rappresaglia, ma lascia campo libero ai razzisti e ai delinquenti, incapace di stanarli e di sbatterli in galera. Nel silenzio assordante dei politici locali, quelli che si alzano per dire basta alla violenza e magari belano di nascosto a Roma, l’Atalanta subisce ripetuti danni economici e morali, ma l’importante è reprimere. Magari, grazie a una norma in vigore durante il fascismo, chiudendo per quattro gare interne consecutive il baretto dello stadio, primo e ormai noto covo orobico dell’Isis, in quanto luogo di ritrovo di elementi pericolosi per l’ordine pubblico.

E fa niente se, intanto, in città, i dati ufficiali registrano l’incremento dei furti, dei reati commessi da cittadini stranieri e non li snoccioliamo tutti, sennò facciamo notte.

Non è finita. Il 22 gennaio 2016, dopo Atalanta-Inter, a chilometri di distanza dallo stadio scoppiano tafferugli e incidenti, con feriti e contusi fra gli agenti: scattano le manette per alcuni sospettati, le cui responsabilità dovranno essere accertate davanti a un tribunale della Repubblica, ma, intanto, per alcuni di loro c’è ancora la carcerazione preventiva. Non si sa mai: meglio che fuori stiano criminali rei confessi i quali hanno goduto dei benefici di legge e dentro rimangano presunti colpevoli, in realtà innocenti fino a prova contraria. Oppure, dopo cinque anni, siano prosciolti dall’accusa di associazione a delinquere perché Il fatto non sussiste, com’è successo a Daniele Belotti, che aspetta ancora le scuse.

Nel frattempo, per non saper né leggere né scrivere, a Roma decidono che a pagare sia sempre la Curva Nord e l’Atalanta: contro il Sassuolo e contro l’Empoli, universalmente note come partite ad altissimo rischio per la sicurezza dei cittadini. Con il risultato che l’Atalanta gioca le due partite in un acquario e, naturalmente, registra un minore incasso.

Bontà loro, gli occhiuti burocrati preposti alla tutela del pubblico decoro, hanno revocato la misura discriminatoria contro la Curva Nord per la gara con la Fiorentina. Intanto, arriva un’altra durissima sanzione per il Bocia il quale non è certo uno stinco di santo, ma i suoi conti con la giustizia li ha pagati, continua a pagarli, daspo su daspo. A proposito: l’ultima sorveglianza speciale a Bergamo era stata comminata a un estorsore legato alla ‘ndrangheta. Se in tutta Italia l’applicassero a certi politici, non soltanto respireremmo meglio, ma molti locali pubblici chiuderebbero. Ci vediamo alla Festa della Dea, Bocia. E, se dovrai rincasare per le 22, vorrà dire che saremo in migliaia ad accompagnarti.

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