Lunga vita a questa Atalanta e lunga vita a mister Gasperini

Personaggi 14 Maggio 2018 ore 08:50

Questa Atalanta è una squadra che non muore mai. Come Masiello, la cui seconda vita dimostra quanto grande siano la determinazione, l’orgoglio, la fierezza del trentaduenne difensore. Il suo urlo di gioia all’ultimo respiro è stato l’urlo della moltitudine che stava allo stadio e di chi sedeva davanti alla tv. L’urlo per un’Europa virtualmente riconquistata, aspettando l’ultima giornata per capire quale sarà l’ordine d’ingresso nella competizione continentale.

Lunga vita a questa Atalanta irriducibile, tanto spettacolare nel dominare il Milan quanto sciupona nel gettare al vento le palle-gol che hanno graziato i rossoneri, sino al guizzo di Masiello che ha fulminato Donnarumma, tuttora prigioniero nel regno delle papere. Al punto che i tifosi rossoneri gli hanno ributtato addosso la maglia che aveva loro lanciato a fine partita.

Masiello a Bergamo ha definitivamente saldato il conto con il suo passato, diventando un pilastro del presente e del futuro nella squadra in cui si è rigenerato. Una squadra esaltata dal quarto posto di un anno fa, dalla campagna europea, da un campionato strepitoso, votato al ritorno in Europa League sulla spinta di un pubblico, anche stasera formidabile.

“Lunga vita a Gasperini”, recitava lo striscione inalberato in Curva Nord, ancora una volta fedele interprete del sentimento popolare dopo l’invereconda squalifica appioppata al signore di Grugliasco che ha fatto benissimo a denunciare ciò che gli è accaduto fra Marassi e l’Olimpico, con Pairetto guest star.

Al di là delle reazioni stizzite dei vertici arbitrali e delle veline propalate ad arte circa una presunta loro volontà di denunciare penalmente l’allenatore dell’Atalanta (sulla base di che cosa, non si capisce), aspettiamo che la Procura federale apra un’inchiesta e vada sino in fondo a questa vicenda. Gasperini dixit: «Pairetto mi ha minacciato». Gasperini si domanda come mai l’arbitro sapesse già, otto giorni prima, che sarebbe stato uomo Var a Roma. Gasperini e chi ama il calcio hanno il diritto di sapere a che razza di gioco si stia giocando e sarebbe bello se Nicchi e Rizzoli ci spiegassero e lo spiegassero pubblicamente, piantandola con la supponenza di una categoria che non dovrebbe mai essere protagonista. I protagonisti nel calcio sono ben altri. Come questa Dea che non muore mai. Che non si arrende mai, più forte di tutto.

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